“The society”: la fine dell’infanzia

di: Andrea Franzoni

The Society serie TV

The Society è una serie televisiva statunitense creata da Christopher Keyser, la cui prima stagione, composta da 10 episodi, è stata distribuita da Netflix a partire dal 10 maggio 2019. La seconda stagione è ancora in fase di approvazione.

La serie racconta le vicende di un gruppo di adolescenti costretti ad abbandonare la loro cittadina per un breve periodo tempo, permettendo così la bonifica dei boschi circostanti. Al ritorno però i ragazzi scoprono che i loro genitori sono scomparsi, ogni accesso a Internet è compromesso e non c’è modo di uscire dalla città, poiché tutte le strade sono state inghiottite dal bosco. Che sia un evento sovrannaturale o meno non ci è dato saperlo e non è intenzione della serie spiegarlo.

Un mondo senza adulti

Fin dai primi minuti la serie sembra ispirarsi esplicitamente a Il signore delle mosche di William Golding, ma senza scomodare il paragone con il capolavoro dello scrittore inglese The Society è  in realtà collocabile tra le numerose variazioni di un modello narrativo ormai frequente, sia in televisione che in letteratura. Basti pensare al filone dei romanzi distopici young adult sull’onda di Hunger Games o Maze Runner, che ci raccontano di giovani costretti a vivere senza adulti ma osservati da questi ultimi per capirne il comportamento.

The Society serie TV

In Italia il tema è stato affrontato ad esempio negli interessanti romanzi della serie Berlin scritta a due mani da Fabrizio Geda e Marco Magnone. Tra i film recenti va segnalato invece l’ironico Mom and Dad, commedia horror in cui gli adulti non scompaiono, ma si rivoltano contro la popolazione giovane a causa di un misterioso virus. Sul piano delle serie TV vanno ricordate invece la seminale The tribe, Between e The 100.

Pur condividendo questo immaginario la serie di Keyser sembra però strizzare l’occhio anche a Lost, la storica e influente serie di ABC conclusasi nel 2010, cercando di recuperarne una delle questioni fondamentali.

La fede, da Lost a The Society

Il messaggio profondo di Lost, come ha ribadito più volte Damond Lindelof (uno dei creatori della serie), era quello di presentare il conflitto tra comunità e individualismo. Questo tema veniva sviluppato inoltre a partire da un’esplicita riflessione dello stesso Lindelof circa il ruolo della fede nella società contemporanea.

Lo sceneggiatore ha infatti spiegato come il ruolo della religione in Lost nasca da una critica sul modo di vivere la fede della generazione che lo ha preceduto (Lindelof è nato nel 1972). «I nostri genitori sono cresciuti in ambienti religiosi, ma hanno cominciato a vivere uno scisma con la religione. La praticavano ma non la capivano. E questo è arrivato fino a noi. Ci siamo molto allontanati dalla religione che è diventata una questione di rituali e non di fede».[1] Lo scopo degli autori era di recuperare ciò che è fondamentale in tutte le grandi religioni e cioè l’idea di comunità, di fratellanza, di famiglia umana. La fede di cui parlava Lost non era tanto quella in un Dio onnipotente che trascende il tempo e la storia, ma soprattutto la fiducia che può e deve essere accordata al nostro prossimo.

The Society serie TV

È su questo stesso piano che si sviluppa anche The Society, in primo luogo attraverso un esplicito richiamo simbolico al mondo di Lost. Quando i giovani protagonisti della serie capiscono che gli adulti non torneranno, organizzano una grande festa dentro la chiesa: ed è proprio in una chiesa che si concludeva l’ultima puntata di Lost.

La chiesa è scelta dagli autori della serie come luogo di ritrovo della comunità, in primo luogo della comunità degli adulti, e fare una festa nella chiesa per i giovani protagonisti significa simbolicamente celebrare l’atto sacramentale di definitiva separazione dal mondo che i genitori hanno costruito per loro. Tuttavia la chiesa diventerà subito dopo anche luogo di ritrovo della neonata comunità: non più per festeggiare e perdere il controllo ma per prendere decisioni importanti, darsi delle regole, affrontare il mistero della morte. La giovane comunità protagonista dello show sarà costretta ad affrontare numerosi problemi: gestire le risorse (cibo, acqua, elettricità), scongiurare la violenza, amministrare la giustizia.

Doppia denuncia

The Society è indubbiamente un prodotto fatto per un pubblico giovane che però esprime soprattutto le domande e le inquietudini che il mondo giovanile suscita nel mondo adulto.

Le difficoltà di questa giovane società, nata dall’inspiegabile sparizione dei genitori, riflette le mancanze, i vuoti e sopratutto le debolezze che questi ultimi hanno creato nei loro figli. In questo senso è molto interessante che poco prima di lasciare la cittadina, all’inizio della serie, uno dei protagonisti trovi una scritta misteriosa proprio sul muro della chiesa. Si tratta di un versetto tratto dal libro di Daniele: «Tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante» (Dn 5, 27).

In conclusione The Society denuncia da una parte il ruolo dell’adulto, risolutore di problemi ma incapace di un vera azione educativa e creativa, mentre dall’altra sottolinea una certa passività nel mondo dei giovani, la loro incapacità di prendere una posizione, di interpretare significativamente il presente.

Riusciranno i protagonisti di The Society a essere più che semplici imitatori del modello sociale lasciato loro dai genitori, riusciranno a creare una società più giusta e accogliente?


[1] «La differenza seriale», Script 46/47, Dino Audino Editore, Roma 2009, 84-85.

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