Chiara Lubich, sussurri e mormorazioni

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L’occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Chiara Lubich (22 gennaio 1920 – 14 marzo 2008), fondatrice del movimento dei Focolari, e l’attesa di una possibile beatificazione hanno sollevato nel sottobosco informativo cattolico una serie di sussurri e mormorazioni non nuove, volte più che a impedire il consenso a gonfiare i sospetti. Gli elementi messi a fuoco sono l’entrismo ecclesiastico (per condizionare l’istituzione), il potere mediale (a garanzia dalle critiche), le memorie delle esperienze mistiche della fondatrice, come nucleo oscuro ed eccentrico.

Chiara (all’anagrafe, Silvia) nasce a Trento e nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, avvia un cenacolo di ragazze che fanno riferimento alla spiritualità francescana, alla vita comune e al servizio dei poveri. Il piccolo nucleo intuisce l’emergenza del momento in connessione con il deposito della fede cristiana: la chiamata all’unità. Dopo una prima approvazione ecclesiastica da parte del vescovo di Trento, mons. Carlo De Ferrari, nel 1947 Chiara si trasferisce a Roma qualche anno dopo, mentre il movimento cresce in modo significativo. Nei primi raduni estivi a Tonadico (Trento) attraversa alcune esperienze mistiche che comunica a Igino Giordani, sposato e deputato della Democrazia Cristiana, considerato il co-fondatore. Gli anni cinquanta sono anni di prova.

Lei e il nascente movimento vengono sottoposti a indagine da parte della Congregazione della dottrina della fede che si risolve solo con l’arrivo di Giovanni XXIII. In coincidenza con il Vaticano II i Focolari conoscono una crescita enorme, avendone anticipato alcune delle intuizioni maggiori. L’ondata filo-movimentista di Giovanni Paolo II li porta, assieme agli altri movimenti ecclesiali, sul proscenio della vita della Chiesa. Nell’ultimo decennio la loro presenza è meno vistosa e il tema “movimenti” è quasi scomparso dall’informazione pubblica. In tutto il loro percorso storico i Focolari hanno mantenuto un profilo sintonico con le Chiese locali e le diverse vocazioni ecclesiali e una capacità di collaborazione e apertura molto meno praticati dagli altri.

Testimonianza o ricerca del potere

«In una storia del cristianesimo del Novecento fatta in gran parte di uomini che alle donne hanno lasciato qualche angolo di mistica o qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia e tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento della vita, passione» (Andrea Riccardi).

Il suo è stato un impianto spirituale che ha incrociato la politica sia nazionale che internazionale, l’ecumenismo ai massimi livelli, il dialogo interreligioso, l’innovazione economica (economia di comunione), un’interpretazione culturale e teologica olistica (Sophia, Loppiano). Alcune cifre sono indicative: 90.000 membri, 2 milioni di simpatizzanti in 182 stati del mondo, presenza in tutte le confessioni cristiane.

C’è chi ha fatto i conti del loro potere mediale (F. Di Giacomo): 38 riviste in 22 lingue, case editrici proprie o “vicine” in 80 lingue, radio e televisioni non di proprietà ma considerate fiancheggiatrici con 13 milioni di utenti. Le accuse di “entrismo”, di occupazioni di spazi nel mondo istituzionale ecclesiastico si basa sulle centinaia di vescovi amici (fino a 700) e su un quarto del possibile prossimo conclave. Presenze di focolarini e focolarine sono ampiamente censite non solo nei dicasteri romani, ma nelle nunziature, nelle curie diocesane, negli organismi ecclesiali anche periferici. Ma negli 80 anni di vita del movimento non si hanno evidenze di una volontà di potere e di conquista e le nomine ai massimi livelli clericali spesso sorprendono i diretti interessati. Né si registra a livello politico quello che si è visto, purtroppo, per altri movimenti: cordate e occupazioni di spazi nei territori e nei servizi.

Citare il card. Martini a sostegno della distanza diffidente rispetto al movimento risulta solo parzialmente credibile. È infatti riportata di seconda mano dal suo ultimo segretario in una pubblicazione in Belgio. Posizione critica coerente con un approccio del grande cardinale a tutti i movimenti ecclesiali per sollecitarli a una maggiore integrazione con le Chiese locali, meno coerente con molti attestati pubblici e a singoli partecipanti dei focolari della sua vicinanza e rispetto. Del resto, le tensioni pastorali coi movimenti nella diocesi milanese non si sono mai espresse in ragione dei focolari.

Sospetti

Le attuali critiche verso i Focolari sembrano ignorare quelle che hanno accompagnato i primi decenni. Anzitutto quello di una deriva protestante per il ricorso alla parola del Vangelo. La diffusione sistematica delle “parole di vita”, brevi commenti ai passi evangelici, costituivano un’eccentricità rispetto ad una predicazione ancora largamente moraleggiante.

Una seconda accusa riguardava l’orientamento “politico” espresso dall’impegno per i poveri. Molto facile in quei tempi l’accusa di comunismo. Estranei a qualsiasi schieramento formalmente partitico, tuttavia, anche nei decenni successivi, i focolarini entrati in politica non si sono mai collocati nell’arco della destra radicale.

Un terzo elemento riguardava un’aggregazione che certo obbediva alla gerarchia ma non ne era diretta espressione come succedeva per l’Azione cattolica. La mancanza della “tutela” dei sacerdoti e di una formazione teologica, peraltro preclusa alle donne, dava motivo alle distanze e ai sospetti. Molto insidiosa allora l’accusa di fragilità a un’espressione di Chiesa guidata da una donna e fatta in buona parte di donne. Troppo femminile per essere solida.

Quest’ultima osservazione sembra ritornare nelle considerazioni e nelle critiche attuali sulle rivelazioni mistiche del 1949. Chiara e i responsabili del movimento hanno sempre riconosciuto la decisività di quei momenti spirituali, raccontati dall’interessata nel linguaggio che lei possedeva, con la classica difficoltà di esprimere in parole l’esperienza singolare dello Spirito, comune a tutte le esperienze mistiche. Per la particolare relazione spirituale che intratteneva con Igino Giordani gli appunti erano a lui indirizzati nella convinzione di dover rendere partecipe degli eventi colui che era riconosciuto come il co-fondatore. L’elemento curioso è che, nella carenza di ogni tipo di quegli anni, venivano scritti su carta intestata alla Camera dei deputati, carta che Giordani forniva avendola a disposizione.

Gesù abbandonato

La discrezione che ha accompagnato quelle rivelazioni è in parte legata alle inclinazioni personali di Chiara poco corriva all’esposizione, in parte al contesto ecclesiale di quei primi decenni fino alla condivisa recezione conciliare, in parte alle necessarie verifiche che sarebbero venute dalla storia, dal contesto ecclesiale e dalla riflessione teologica. Poco note e poco diffuse fino alla metà degli anni ’80, quando una commissione presieduta da mons. Klaus Hemmerle (garanzia di un controllo istituzionale) e con la partecipazione dei teologi più avveduti del movimento le riprese per uno studio sistematico e le pubblicò nel 2008 sul numero 177 di Nuova Umanità.

Due i punti decisivi di quelle esperienze: da un lato, l’unità chiesta da Gesù al Padre per i suoi nell’ultima cena (Gv 17), dall’altro, la chiave per realizzarla, cioè l’abbandono vissuto da Gesù in croce. Gesù abbandonato (creazione verbale fino allora inconsueta) è la via di quell’unità che è partecipazione vera e reale alla vita della Trinità. La particolarità di quegli eventi che si dislocano fra il 16 luglio e il 20 settembre del 1949 è la percezione della presenza di Dio non solo nell’interiorità della singola anima (Chiara), ma in relazione alla percezione di Gesù nella comunità ecclesiale e nella storia. Una sorta di viaggio mistico che viene partecipato immediatamente con Igino Giordani (laico) e Pasquale Foresi (prete) e i cui contenuti, espressi in forma narrativa e non sistematica si possono così indicare: la visione di Dio-Trinità come amore; la creazione come evento di amore; Gesù abbandonato come chiave di comprensione del mistero di Dio e di tutta la realtà; l’elevazione non solo cristologica ma propriamente trinitaria del cosmo; l’interpretazione del male come “realtà dell’irrealtà”.

Mistica trinitaria

Temi spirituali che cominciavano ad apparire a metà del ’900 nel paesaggio teologico grazie a Bulgakov, a von Balthasar e a Moltmann, molto lontani dall’informazione che ne potevano avere Chiara e i primi focolarini. Gli spiriti più avveduti ne intuivano la necessità. Quando K. Rahner e H. Vorgrimler scrivevano la prima stesura del Dizionario di teologia (1961) alla sotto-voce “mistica trinitaria” annotavano: essa indica «quell’esperienza mistica nella quale viene realizzato il rapporto di grazia tra l’uomo e appunto le tre persone divine. Nella storia della mistica essa non ha l’importanza che ci si potrebbe attendere se si considera la portata di tale mistero nella storia della salvezza. La causa va forse ricercata nel fatto che, fino all’epoca moderna, l’unione con il Dio assoluto, semplice, “senza forme”, è rimasto uno schema di fondo della mistica».

Un deposito spirituale che, all’interno dei focolari, è avvertito a livello delle grandi esperienze mistiche: da Bonaventura a Teresa d’Avila, da Giovanni della croce a Ignazio. Esso «si precisa grazie al paragone con la dottrina spirituale di Teresa d’Avila e di Giovanni della croce, descrivendo il compimento della mistica dal “castello interiore” in quella del “castello esteriore”, dove l’unione con Dio fiorisce – attraverso il vivere la triplice notte (dei sensi, dello spirito, di Dio stesso) di Gesù abbandonato – nell’unità con i fratelli in Gesù in mezzo» (Piero Coda).

Verifica ecclesiale

Il magistero ecclesiale non ha mai sovrapposto acriticamente le esperienze mistiche alla legge ecclesiale, né ha mai confuso i tratti devoti con la coerenza della dottrina cristiana. La loro qualità è misurata dalla fecondità ecclesiale, dalla critica teologica e dall’insieme della storia. Non casualmente è apparso sul nostro sito il suggerimento di riprendere temi e suggestioni della mistica francese Marthe Robin, all’origine di alcune delle nuove fondazioni francesi (dalla Comunità di san Giovanni all’Arche; cf. SettimanaNews, «Dopo Vanier. L’ambiguità del toccare») i cui fondatori sono stati riconosciuti incoerenti.

Un processo che è in atto da molto tempo nel cammino di canonizzazione di Chiara Lubich. Chiedere acribia è legittimo. Pretendere di anticiparlo, molto meno.

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2 Commenti

  1. Arturo Russo Spena 28 marzo 2020
    • Sentiero della Libertà 3 maggio 2020

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