Eresia e scisma: papa Francesco e le parole inquiete

di: Gabriele Passerini

rientro viaggio apostolico in madagascar, mozambico e mauritius

L’immagine dello scisma nella Chiesa è emersa d’improvviso nelle parole di papa Francesco in occasione dell’incontro con i giornalisti all’andata e al ritorno del viaggio in Africa (Mozambico, Madagascar, Mauritius; 4-7 settembre 2019). Tutto nasce dall’omaggio di un libro che l’autore, Nicolas Senèze, vaticanista di La Croix, Come l’America vuole cambiare di papa, ha offerto al papa nel viaggio di andata.

Il papa ha commentato: «Per me è un onore che mi attacchino gli americani», alludendo ad alcune frange della destra cattolica americana che il libro evoca: dai Cavalieri di Colombo a Steve Bannon, dalla rete televisiva EWTN a Timothy Busch, dal gruppo di industriali Legatus al centro “Ethics and Public Policy” di George Weigel. Nel ritorno, ad una specifica domanda di Jason Drew Horowitz (The New York Times) ha espresso in termini più distesi la sua posizione su un eventuale pericolo di scisma.

Migrazioni dei significati

Pur essendo un episodio limitato all’interno di un viaggio che ha avuto ben altri fuochi e indirizzi (a Mauritius, in Mozambico e Madagascar), è tuttavia utile sottolineare le tendenze che segnala:

* dal silenzio alla parola. Finora il papa ha parlato delle critiche rivoltegli come episodi che non gli tolgono il sonno, da discernere con attenzione, che vanno comprese nelle loro intenzioni. È la prima volta che risponde direttamente a uno dei ceppi critici più organizzati e avveduti;

* dall’eresia allo scisma. L’accusa di eresia nei suoi confronti è variamente risuonata nelle lettere critiche che illustri ecclesiastici e “professori” vari gli hanno rivolto. Con maggior precisione, papa Francesco parla di un pericolo non sulla dottrina ma sulla disciplina nella Chiesa, lo scisma appunto;

* dagli ecclesiastici ai laici. Il malcontento nei confronti del suo ministero e magistero (dalle migrazioni alla denuncia del sistema economico, dalle indicazioni pastorali sulla famiglia alla difesa dei poveri) era prevalentemente in capo a ecclesiastici: da Burke a Brandmüller, da Viganò a Ejik. Ora emergono alcuni laici statunitensi, fortemente esposti nel sostegno a Trump;

* dalle acquisizioni ai processi. Se l’effetto sperato dell’opposizione tradizionalista americana era di infrangere il consenso ecclesiale al papa, il pericolo reale potrebbe essere quello di imporre un rallentamento alle riforme in vista dei prossimi appuntamenti, come il sinodo dell’Amazzonia. Il papa ne è lucidamente consapevole;

* da Viganò al nuovo conclave. Le scomposte accusa di mons. Carlo Maria Viganò facevano pensare alla pretesa di provocare le dimissioni del papa. Oggi l’intenzione sembra piuttosto di condizionare il nuovo conclave che eleggerà il successore, quando questo succederà.

Critiche, dissenso e scisma

Ecco le parole di risposta del papa sulla paura di uno scisma (da Sismografo-blog): «Prima di tutto, le critiche sempre aiutano, sempre. Quando uno riceve una critica subito deve fare l’autocritica e dire: questo è vero o non vero? Fino a che punto? E io sempre dalle critiche traggo vantaggi. A volte ti fanno arrabbiare… Ma i vantaggi ci sono. Nel viaggio di andata a Maputo uno di voi mi ha dato quel libro in francese su come gli americani vogliono cambiare il papa. Sapevo di quel libro, ma non l’avevo letto. Le critiche non sono soltanto degli americani, ci sono un po’ dappertutto, anche in curia. Almeno quelli che le dicono hanno il vantaggio dell’onestà di dirle.

A me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo: ti fanno un sorriso facendo vedere i denti e poi ti danno il pugnale da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica è un elemento di costruzione, e se la tua critica non è giusta, tu stai preparato a ricevere la risposta e fare un dialogo e arrivare a un punto giusto. Questa è la dinamica della critica vera. Invece la critica delle pillole di arsenico, di cui parlavamo a proposito di questo articolo che ho dato a padre Rueda, è un po’ buttare la pietra e nascondere la mano… Questo non serve, non aiuta. Aiuta ai piccoli gruppetti chiusi, che non vogliono sentire la risposta alla critica. Invece una critica leale – io penso questo, questo e questo – è aperta alla risposta, questo costruisce, aiuta.

Davanti al caso del papa: questo del papa non mi piace, lo critico, parlo, faccio un articolo e gli chiedo di rispondere, questo è leale. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non voler bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa, cambiare il papa, o fare uno scisma. Questo è chiaro: sempre una critica leale è ben ricevuta, almeno da me. 

Secondo, il problema dello scisma: nella Chiesa ci sono stati tanti di scismi. Dopo il Vaticano I, ad esempio, l’ultima votazione, quella dell’infallibilità, un bel gruppo se n’è andato e ha fondato i vetero-cattolici per essere proprio “onesti” verso la tradizione della Chiesa. Poi loro hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno le ordinazioni delle donne. Ma in quel momento erano rigidi, andavano dietro un’ortodossia e pensavano che il concilio avesse sbagliato. Un altro gruppo se n’è andato zitti zitti, ma non hanno voluto votare… Il Vaticano II ha avuto tra le conseguenze queste cose.

Forse il distacco post-conciliare più conosciuto è quello di Lefebvre. Sempre c’è l’opzione scismatica nella Chiesa, sempre. Ma è una delle opzioni che il Signore lascia alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è in gioco la salute spirituale di tanta gente. Che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino dello scisma non è cristiano. Pensiamo all’inizio della Chiesa, come ha cominciato con tanti scismi, uno dietro l’altro: ariani, gnostici, monofisiti…

Popolo di Dio e intellectus fidei

Poi mi viene di raccontare un aneddoto: è stato il popolo di Dio a salvare dagli scismi. Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune: si staccano dal popolo, dalla fede del popolo di Dio. E quando nel Concilio di Efeso c’era la discussione sulla maternità divina di Maria, il popolo – questo è storico – era all’entrata della cattedrale quando i vescovi entravano per fare il concilio. Erano lì con dei bastoni. Li facevano vedere ai vescovi e gridavano “Madre di Dio! Madre di Dio!”, come per dire: se non fate questo vi aspettano… Il popolo di Dio sempre aggiusta e aiuta. Uno scisma sempre è un distacco elitario provocato da un’ideologia staccata dalla dottrina.

È un’ideologia, forse giusta, ma che entra nella dottrina e la stacca… Per questo prego perché non siano degli scismi, ma non ho paura. Questo è un risultato del Vaticano II, non di questo o di quell’altro papa. Per esempio le cose sociali che dico, sono le stesse che ha detto Giovanni Paolo II, le stesse! Io copio lui. Ma dicono: il papa è comunista… Entrano delle ideologie nella dottrina e quando la dottrina scivola nelle ideologie, lì c’è la possibilità di uno scisma. C’è l’ideologia della primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio. I pastori devono condurre il gregge tra la grazia e il peccato, perché la morale evangelica è questa.

Invece una morale di un’ideologia così pelagiana ti porta alla rigidità, e oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro la Chiesa, che non sono scismi ma vie cristiane pseudoscismatiche, che finiranno male. Quando voi vedete cristiani, vescovi, sacerdoti rigidi, dietro ci sono dei problemi, non c’è la santità del Vangelo. Per questo dobbiamo essere miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, stanno passando un problema, dobbiamo accompagnarli con mitezza».

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