Lettera al Papa sulla difesa non violenta

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Caro papa Francesco,

nella tua esperienza pastorale e nella tua mente è radicata l’idea che il cattolico deve impegnarsi nel sociale («Chiesa aperta») e che questo impegno dev’essere non solo di misericordia, ma anche di promozione sociale (come i tanti begli esempi che ci sono stati nell’America Latina); e in più che bisogna combattere (come dice l’ultima beatitudine) contro le ingiustizie (e a questo scopo hai sollecitato i movimenti popolari con incontri mondiali).

Ma come combattere?

Armi nucleari

Su questo tema la tua presa di posizione più importante è stata quella a livello internazionale di dichiarare immorali le armi nucleari, anche il loro possesso e il loro uso di deterrenza. Hai coinvolto il tuo piccolo, ma significativo Stato del Vaticano a far parte dei Paesi promotori del Bando delle armi nucleari (TBNW), entrato in vigore il 22 gennaio 2021, ma dileggiato e osteggiato da tutti i Paesi nucleari, o sostenitori del nucleare.

Questa tua presa di posizione a livello internazionale è di cruciale importanza per la politica di tutti i popoli: oggi è «l’appartenenza al club dei Paesi nucleari» che decide il livello di potere che un Paese ha nel dominio sul mondo (vedasi, ad es., la recente entrata della Nord Corea in questo club e la possibile entrata dell’Iran).

Ma, allora, se non si devono usare e possedere le armi nucleari, come combattere?

Anche altre tue prese di posizione sono state molto innovative. Molte di esse sono state nella direzione della non violenza di Gandhi e dei suoi seguaci. L’ultima è avvenuta al recente incontro di Assisi sull’economia e i giovani; lì hai ripetuto la formula delle tre H: Head, Heart and Hand (testa, cuore e mano) che caratterizza la pedagogia secondo Gandhi. Anzi, spesso (come, ad esempio, nella giornata della pace del 1° gennaio 2017) ti sei richiamato direttamente a Gandhi come esempio luminoso, «perché lui sapeva risolvere i conflitti senza armi» (come hai detto d’impulso ad un mio amico che te lo nominava). Infatti, egli ha difeso l’India dal massimo impero coloniale della storia senza battaglie mortifere.

Poi, sul suo esempio, nel 1989 i popoli dell’Est Europa hanno compiuto una serie di rivoluzioni non violente che li hanno liberati dalle loro dittature e hanno anche liberato il mondo dall’incubo di un imminente scontro nucleare tra i due Blocchi. Anche i popoli sudamericani, per liberarsi dalle feroci dittature che li opprimevano, hanno seguito il metodo non violento; le statistiche sulle rivoluzioni in quel continente ne hanno misurato l’efficacia all’83%, contro l’efficacia delle rivoluzioni violente al solo 24%.

Diritto di difesa

Ma come combattere in Ucraina? Hai condannato molte volte quella angosciante guerra (pazzia, sacrilegio, bestemmia). Un’altra importante tua presa di posizione è avvenuta nei mesi scorsi: hai invitato i giovani ad obiettare alla guerra in Ucraina. È la prima volta che un papa rivolge questo invito che destabilizza le guerre. Ma, oltre l’obiezione, che cosa fare per la difesa collettiva?

Quando ti hanno rivolto la domanda se ci si debba difendere, hai giustificato la difesa senza specificare in che modo; tutti i giornalisti hanno inteso questa risposta come l’autorizzazione a inviare armi in Ucraina; il che ha annullato ogni tua precedente presa di posizione, facendoti convergere sulla politica bellicista della NATO, la struttura militare nucleare più potente del mondo.

Per di più, il problema di quale tipo di difesa riguarda anche la tua persona. Hai condannato il possesso delle armi nucleari; ma tu sei anche Capo dello Stato Città del Vaticano, dove vivi attualmente. In caso di una guerra internazionale, da che cosa saresti «difeso»?

Sappiamo che il Vaticano, dopo le decisioni di Paolo VI, non ha più esercito, ma solo una forza di polizia (che include la Guardia Vaticana). Allora, come si difende lo SCV? Il Vaticano, come l’Austria, è uno Stato neutralizzato, che cioè non si dà il diritto di promuovere una guerra. Ma in caso di una guerra esterna che lo coinvolga, non è forse la difesa nucleare del Paese che circonda completamente lo staterello del Vaticano – l’Italia – che lo difenderà? L’Italia, “difendendo” sé stessa, di fatto difende all’interno del suo territorio anche il Vaticano.

Ma l’Italia non è forse un Paese appartenente alla NATO, patto militare nucleare, che non solo si dà il diritto di possedere le armi nucleari ma anche quello del loro «first use» (l’usarle per primo) contro «qualsiasi entità politica» (Stato e non)? E non è l’Italia un Paese, tra solo cinque Paesi nel mondo, che alloggia bombe nucleari (pronte per l’uso degli USA)?

È vero; come tu hai detto, occorre difendersi. Ma anche il non violento Gandhi diceva così. Perché ci sono due tipi di difesa: c’è la difesa istintiva (alla quale si richiamano i militari che hanno fede soprattutto nelle cose, le armi) e c’è la difesa intelligente e anche quella basata sulla forza dello spirito.

Basti ricordare i due tipi di difesa da un’invasione nazionale avvenuti qui in Europa:

1) la risposta armata del popolo ungherese all’invasione russa nel 1956; fu spenta in cinque giorni e poi l’Ungheria restò incapace di moti popolari;

2) invece, nell’agosto 1968 la Cecoslovacchia invasa a sua volta, iniziò una difesa non violenta che durò almeno sei mesi, ben oltre la decapitazione proditoria del movimento; ma, soprattutto, vent’anni dopo quella popolazione trovò tutta la forza per riconquistare la sua libertà.

Quindi esiste

1) la difesa come reazione solo istintiva, che crede nelle armi come strumenti di meccanica mortifera capace di distruggere l’avversario (se però questi non agisce prima e più di lui), e che, dopo l’eventuale vittoria, giustifica un’élite autoritaria al potere, lasciando uno strascico di odio e di vendette che non ha fine; ed esiste

2) la difesa che sa capire i tempi e i modi per suscitare nella popolazione un movimento collettivo che sappia prendere in mano la sua storia, senza far conto su strumenti di morte.

Una proposta per lo Stato del Vaticano

Allora, questa è la mia domanda: come conciliare il fatto che tu, papa, condanni anche il possesso delle armi nucleari e poi, in caso di guerra, il tuo Stato, rappresentativo della Chiesa di Cristo (e in definitiva anche tu personalmente), di fatto venga difeso da armi nucleari? Perché non dichiari netto che chi non vuole le armi nucleari non resta senza difesa, perché esiste una difesa alternativa: quella di Gandhi, dei popoli delle rivoluzioni non violente del 1989 e dei popoli dell’America Latina? E che ogni persona deve scegliere davanti a queste due possibilità?

Qualsiasi fedele può rivolgerti queste domande. Penso che esse debbano ricevere una risposta, in modo che il senso delle tue prese di posizioni sul nucleare divenga chiaro a tutte quelle persone al mondo (e sono tante, ben oltre i cattolici!) che fanno attenzione alle tue parole. E in modo che il senso della tua parola “difesa” divenga chiaro, non solo per l’esempio di Gandhi, ma anche perché la massima autorità cattolica dichiara che, nella difesa, anch’egli è seguace di Gesù il Cristo, il quale ha insegnato che bisogna amare i nemici, cioè di saperli approcciare non violentemente.

Allora, avanzo una proposta pratica, semplice e fattibile in poco tempo: pubblicare un libretto per ogni cittadino dello SCV, nel quale, oltre a ricordare gli insegnamenti dei papi sulla difesa non violenta, siano indicate le attività pratiche per attuarla, così come hanno già fatto due Stati: nel 1990, l’Austria per istruire i suoi obiettori di coscienza e, nel 1991, il governo della Lituania per istruire i suoi cittadini sotto l’invasione dell’URSS. Con questo libretto sarebbe chiaro ai tuoi concittadini e anche a tutti i popoli del mondo a quale difesa si rifà il responsabile della Chiesa cattolica, servo dei servi di Gesù Cristo nell’«amare i nemici».

Poi ognuno deciderà in coscienza il suo tipo di difesa; ma tu avrai illuminato la parola “difesa”, che oggi è così tanto abusata.

Calci, 18 novembre 2022.


P.S. Permettimi che richiami tre insegnamenti pontifici in materia.

Pio XII: «Meglio essere uccisi che uccidere».

Benedetto XVI (Angelus, 18 febbraio 2007): «[la non violenza] non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del “porgere l’altra guancia” (cf. Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cf. Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende, allora, che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”, una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico. La rivoluzione dell’amore, un amore che non poggia in definitiva sulle risorse umane, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei “piccoli”, che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita. La non violenza è realistica, perché tiene conto che, nel mondo, c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo ‘di più’ viene da Dio». (corsivo mio)

Francesco (Giornata mondiale per la Pace 2017: «La nonviolenza: stile di una politica per la pace»): «Assicuro che la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa».

Antonino Drago, fisico di formazione, è da tanti anni impegnato nell’ambito dell’educazione alla pace e alla nonviolenza. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Nazionale Cultura della Pace «per il suo impegno in favore della Difesa Popolare Nonviolenta e per la ricerca di metodologie alternative alla guerra per la risoluzione dei conflitti». È autore di numerosi articoli e volumi su pace, educazione alla pace, non violenza, etica, politica, difesa popolare nonviolenta.

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