Anche per i carcerati giubileo

di: Bruno Scapin

In vista dell’Incontro europeo dei cappellani penitenziari sulla “Radicalizzazione nelle prigioni: una visione pastorale” – di cui SettimanaNews ha pubblicato il Documento finale – abbiamo letto alcune interessanti interviste nelle quali si anticipavano l’importanza e i contenuti di tale incontro.

Il carcere può diventare un fertile terreno di coltura di forme di terrorismo o di estremismo violento (ecco cosa si intende per “radicalizzazione”). Da qui l’esigenza manifestata da più parti di attivare una riflessione a più voci per contrastare il fenomeno.

Due erano le finalità dichiarate:

  1. aggiornare i cappellani sugli sviluppi delle norme del Consiglio d’Europa sui diritti umani nelle carceri e sulla lotta contro il fenomeno della radicalizzazione;
  2. illustrare il contributo che la pastorale può offrire alla lotta contro la radicalizzazione e, più in generale, alla promozione della dignità umana nelle carceri.

«Nelle carceri di tutto il mondo vi è una grande fame di attenzioni e di incontri, di risposte ai bisogni spirituali. L’isolamento, la convivenza forzata e il sovraffollamento di molte prigioni favoriscono i processi di radicalizzazione di persone che spesso non sanno come uccidere il tempo – affermava p. Brian Gowans, presidente della Commissione internazionale della pastorale cattolica nelle carceri (ICCPPC)» –. E proseguiva: «Rispondendo all’invito evangelico “Ero prigioniero e siete venuti a trovarmi” (Mt 25), noi cappellani nelle carceri rompiamo quell’isolamento, e siamo spesso in prima linea non solo nella lotta alle varie forme di radicalizzazione ma anche nell’identificare e proteggere alcuni diritti fondamentali dei detenuti, tra cui quello all’esercizio della propria religione».

E mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), dichiarava: «Il CCEE partecipa all’organizzazione di questo incontro cosciente della tragedia umana e sociale che un uso improprio della religione per scopi violenti e volto al terrorismo reca all’intera società. Invece della radicalizzazione, la Chiesa offre la misericordia che porta a scoprire che una vita nuova è possibile. La cura pastorale dei nostri cappellani parte da lì, da questo amore incondizionato per l’uomo e la sua dignità. La condanna per i misfatti del detenuto la lasciamo all’ordinamento giuridico degli stati». E concludeva: «Con l’Anno della misericordia indetto da papa Francesco stiamo vivendo un tempo in cui ci impegniamo perché nessuno pensi di essere dimenticato da Dio. Per la Chiesa sono infatti vincolanti le parole di Gesù che si è identificato con il prigioniero e lo ha sfidato con il suo amore incondizionato. L’incontro di Strasburgo avrà anche questo scopo: aiutare i cappellani a far vivere ai detenuti il Giubileo della misericordia che sarà celebrato a Roma il 6 novembre prossimo».

Da parte sua, così si esprimeva mons. Paolo Rudelli, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa: «Il fenomeno della radicalizzazione non è una realtà marginale, confinata tra le mura degli istituti penitenziari, ma è una questione che interessa direttamente la coesione sociale delle nostre società. Lo testimonia la crescente attenzione con cui governi e istanze internazionali seguono il fenomeno. A Strasburgo – proseguiva mons. Rudelli – vogliamo far entrare in dialogo il Consiglio d’Europa, che ha varato nel maggio 2015 alcune linee guida in materia, con la rete dei cappellani cattolici che operano quotidianamente per offrire assistenza spirituale nelle carceri. Vogliamo mettere in luce l’apporto specifico di questo servizio della Chiesa, sottolineando anche l’importanza della collaborazione tra cappellani delle diverse religioni, una realtà che esiste già in molte parti dell’Europa e che può essere di grande aiuto non solo per la lotta alla radicalizzazione ma, più in generale, per la tutela della dignità umana della persona in detenzione».

Il Documento finale, da noi pubblicato, ribadisce gli intenti di coloro che operano nelle strutture carcerarie sia come cappellani sia come volontari e richiama alcuni atteggiamenti pastorali particolarmente efficaci contro la violenza e gli estremismi di ogni genere.

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