Dieci tesi per salvare la Chiesa

di: Antonio Dall'Osto

Mission ManifestNei primi giorni di gennaio, l’editrice Herder ha pubblicato un libro (240 pagine per 20 euro), scritto da tre co-autori – Hartl Johannes, Wallner Karl, Meuser Bernhard – intitolato Mission Manifest (Manifesto della Missione) destinato a far discutere e far riflettere sull’attuale situazione della Chiesa in Germania, Austria e Svizzera, che, a loro parere, si trova in uno stato “catastrofico”. Il libro intende essere uno strumento per favorire un nuovo movimento nella Chiesa. A questo scopo suggerisce dieci tesi concepite appunto come un “Manifesto”.

Gli autori

L’idea era nata durante un incontro di sei personalità cattoliche, nel giugno 2017, in una Casa di Preghiera ad Ausburg, durante il quale si erano chiesti: la Chiesa in Germania, Austria e Svizzera si può ancora salvare? Oppure sta andando a sbattere frontalmente contro un muro? Nel giro di pochi decenni non ne rimarrà che un resto marginale?

I sei, non volendo rassegnarsi in alcun modo a questo evento, hanno formulato questo “Manifesto” – come dice il sottotitolo di copertina – “per un ritorno della Chiesa”, basato sulla missione, la preghiera e il richiamo al Vangelo.

I componenti del gruppo sono personalità di varia estrazione: Johannes Hartl, direttore della Casa di preghiera di Augsburg, Karl Wallner, cistercense, dell’abbazia di Heiligenkreuz, rettore della scuola superiore di filosofia e teologia Benedetto XVI, Bernhard Meuser, ideatore dell’iniziativa e co-redattore del Youcat (catechismo dei giovani), il giovane giornalista svizzero Martin Iten, il teologo Paul Metzlaff impiegato presso l’ufficio per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale tedesca e Benedikt Michal, dell’Istituto per il matrimonio e la famiglia, a Vienna. Per la formulazione delle tesi, gli autori si sono avvalsi anche del contributo di varie altre personalità.

Un’analisi serrata

Il contenuto del libro è una spietata analisi della Chiesa. Attualmente essa è come in una «confezione»: il «cristianesimo decorativo», che tocca solo marginalmente la gente, è destinato a sgretolarsi come un gesso. Senza una «riforma», la Chiesa non ha alcun futuro e sarà «smessa come un vestito fuori moda».

Gli strumenti tradizionali della pastorale non hanno più presa, i percorsi convenzionali della trasmissione della fede sono ormai superati.

Come via d’uscita, gli autori propongono le loro dieci tesi nella convinzione che, in futuro, la gente dovrà di nuovo «decidersi per Gesù», anziché vivere come dei cristiani abitudinari.

La missione nel proprio Paese dovrà essere messa al primo posto, finanziariamente e personalmente, come priorità assoluta, e i contenuti della fede dovranno essere nuovamente imparati. In definitiva, il successo della missione dipenderà dalla preghiera.

Obiezioni

Tuttavia, il “Manifesto” suscita anche alcune domande critiche. A volte, è stato detto, la critica pur legittima va oltre il bersaglio e dipinge una realtà troppo nera, per esempio, in relazione alle comunità. Altre volte non si tiene conto che «i tempi sono cambiati», quando in un capitolo si sostiene che «il fuoco e l’amore” della fede spesso non sono più percepibili.

Un’altra obiezione riguarda il fatto che gli autori accusano la Chiesa di aver paura del cambiamento. La via d’uscita che propongono a questa paura è soprattutto quella della missione e il ritorno a Gesù come fonte della fede. Questo è positivo – si può, a ragione, chiedere se dovunque esiste la Chiesa vi è ancora abbastanza Gesù. Tuttavia, ci sono nella Chiesa anche altre grandi iniziative e dei tentativi di cambiamento: che dire, per esempio, della discussione sui divorziati risposati o circa il modo di riferirsi agli omosessuali? A questo proposito, la Chiesa è scossa al suo interno, e sta vivendo una discussione vera e sofferta. Non può essere questa un’autentica testimonianza che convince le persone di fede?

Le dieci tesi

Ma ecco le dieci tesi:

  1. Noi siamo mossi dal desiderio che la gente si converta a Gesù Cristo.
  2. Noi vogliamo che la missione diventi la priorità numero uno.
  3. Noi crediamo che le opportunità non siano mai state così grandi come attualmente.
  4. Noi ci rivolgiamo a tutte le persone dei nostri Paesi senza alcuna distinzione.
  5. Noi crediamo che la nostra Missione sarà tanto efficace quanto lo saranno le nostre preghiere.
  6. Noi ringraziamo tutti i cristiani fuori della Chiesa cattolica, che attualmente con sacrificio si dedicano alla missione, battezzano e conducono la gente a Gesù.
  7. Noi dobbiamo scoprire nuovamente i contenuti della fede.
  8. Noi vogliamo fare missione, non indottrinare.
  9. Noi abbiano bisogno di una “democratizzazione” della Missione.
  10. Noi stessi dobbiamo convertirci alla gioia del Vangelo per poter condurre altri a Gesù.

Chi approva queste tesi può esprimere il suo consenso attraverso un sito web, potendo così vedere le comunità religiose e i movimenti che l’hanno già fatto. Tra i primi ad aver aderito – secondo i dati forniti dall’editrice Herder – ci sono circa un centinaio di persone, tra cui diversi vescovi, e tra questi il card. Reiner Maria Woelki, arc. metropolita di Colonia.

Gabriele Höfling, che ha curato l’informazione per kathlosch.de, scrive che è ancora tutto da vedere se il “Manifesto” susciterà un forte movimento. Agli autori comunque va il merito di aver voluto suscitare un autentico dibattito mentre è in atto una crisi della Chiesa. A questo scopo bisogna che le diocesi lascino cadere gli infiniti snervanti dibattiti sulle nuove strutture, per accogliere argomenti vibranti come quelli indicati dagli autori del libro.

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