Cina – Hong Kong: La piazza e la legge

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Le proteste di qualche giorno fa a Hong Kong, con oltre un milione di persone – su 8 milioni di abitanti, praticamente tutti tranne vecchi, bambini e chi lavorava – cambiano e peggiorano la tensione con gli USA.

La dimostrazione riguardava la nuova proposta di legge che facilita l’estradizione da Hong Kong alla Cina. Di fatto, con la nuova legge si teme che Pechino possa estradare a piacimento chiunque dal territorio. In effetti questo è sicuramente lo scopo. Il timore del governo di Pechino è che Hong Kong diventi un terreno di sedizione e base organizzativa per rivoluzioni o sommovimenti in Cina continentale. Da qui partì in pratica un secolo fa la rivoluzione repubblicana di Sun Yat-sen. Il governo cinese teme che la città diventi una base del dissenso.

A parte le paure governative, con la nuova legge si spegnerebbe la libertà del territorio semi-autonomo di Hong Kong. I critici del governo comunista dovrebbero stare zitti o emigrare, perché a rischio di essere estradati in Cina sulla base di accuse di qualunque tipo.

La Cina davanti a queste proteste ora non ha scelte facili. Anzi sono tutte spiacevoli. Può arretrare e mostrare così tutta la sua debolezza. Diventerebbe evidente il calcolo sbagliato relativamente ai rischi di sostenere una legge inaccettabile. Oppure può insistere, avvelenando ulteriormente la situazione a Hong Kong, attirandosi il dissenso dell’opinione pubblica internazionale e aumentando le tensioni esterne alla Cina. In particolare a Taiwan e nell’intera regione, dove i critici di Pechino misurano il proprio futuro a partire da Hong Kong.

Questo scontro politico avvelena poi le trattative commerciali. Con una contesa così feroce su Hong Kong è più difficile oggettivamente trovare un compromesso sulle materie commerciali. Ma, anche se si trovasse un compromesso sulla legge, è chiaro che la questione dei rapporti USA-Cina non può restare indifferente ad avvenimenti nel territorio e quindi si infiammerà con ricadute probabili anche su Taiwan.

In questo la posizione della Chiesa, che nel passato ha sempre sostenuto le rivendicazioni libertarie, è difficilissima e non permette di cercare scorciatoie facili.

 

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