Istanbul, un “referendum” contro Erdoğan

di: Francesco Strazzari

bandiera imamoglu

Era nell’aria. Ma i sostenitori del candidato del Partito repubblicano Ekrem İmamoğlu hanno aspettato l’annuncio ufficiale alle ore 20 del 23 giugno per scatenare tutta la loro gioia non solo a Istanbul ma in tutte le principali città della Turchia. Una notte intera di festeggiamenti. Questo a conferma che il risultato di Istanbul è stato accolto come un referendum contro il presidente Erdoğan.

Erdoğan, certo della vittoria, prima della votazione del 31 marzo si era intensamente impegnato in favore del suo candidato ed ex primo ministro Binali Yildirim. Aveva messo in gioco il suo prestigio con slogan, tipo: «Chi vince Istanbul, vince la Turchia. Chi perde Istanbul perde la Turchia». Aveva trovato il pretesto di brogli elettorali per far annullare le elezioni, vinte, anche se con un piccolo margine, da Ekrem İmamoğlu.

Nella campagna per le nuove elezioni, da scaltro politico, aveva fiutato l’aria che vedeva il candidato del suo partito di nuovo perdente. E allora è rimasto molto più discreto uscendo con espressioni che esprimevano il suo timore: «Questa è solo l’elezione del sindaco di una città», come a dire che, in ogni caso, la situazione politica della Turchia rimane invariata. Era consapevole che non si poteva trovare la scusa di altri brogli, essendo gli occhi di mezzo mondo puntati su Istanbul.

Dopo la larga vittoria di Ekrem İmamoğlu, sia Erdoğan che Binali Yildirim, hanno dovuto ammettere la sconfitta, ma entrambi hanno ripetuto una frase quasi concordata a tavolino e di sfida a tutti: «Queste elezioni sono il segno che in Turchia c’è la democrazia».

Ora però Erdoğan dovrà mettersi seriamente al lavoro per risolvere la crisi economica. Dovrà evitare di fare la voce grossa contro tutti e aprirsi ai mercati, soprattutto occidentali. Ma, intanto, molti hanno avuto la consapevolezza che il partito di Erdoğan (AKP) non è più invincibile. Qualcosa sembra muoversi anche all’interno del governo. Si parla di ministri che vogliono staccarsi e fondare un nuovo partito.

È interessante notare come Ekrem İmamoğlu, da personaggio quasi sconosciuto, sia in breve arrivato ad essere eletto sindaco di una città di 16 milioni di abitanti. Certamente ha avuto un atteggiamento antitetico a quello di Erdoğan. Erdoğan ha sempre gridato contro tutti quelli che non la pensavano come lui, chiudendo giornali e canali televisivi e riempiendo le prigioni.

Ekrem İmamoğlu si è presentato come una persona calma, aperta a tutti, disposta a dialogare con tutti. Dopo l’annuncio della sua vittoria, ha evitato di fare polemiche. Rivolgendosi al presidente Erdoğan, ha espresso il suo desiderio di «lavorare in armonia con lui». Ancora ha aggiunto: «Vorrei ricordare a tutti i miei concittadini che io sarò giusto e imparziale verso tutti…». E ha ripetuto lo slogan del partito durante la campagna elettorale: «Vorrei annunciare che tutto sarà bello a Istanbul».

È quello che si augurano tutti a Istanbul e in Turchia.

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