La questione curda / 1

di: Francesco Strazzari

Abdullah Öcalan dal febbraio 1999 si trova nel carcere di massima sicurezza ad Imrali, un’isola del Mar di Marmara, da dove continua a guidare il suo movimento, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), da lui fondato nel 1978.

Kurdistan turco

Kurdistan turco

Una storia avventurosa

Strana e burrascosa la sua storia. Nato in un villaggio della provincia di Sanliurfa, nell’Anatolia sudorientale il 4 aprile del 1948, frequenta il liceo statale di una scuola di provincia, si iscrive alla facoltà di scienze politiche all’università di Ankara, in un tempo in cui si scontrano gli studenti di sinistra con quelli di destra.

Dopo il colpo di stato del 1971, si arruola nel servizio civile a Diyarbakir. Si appassiona alla “questione curda” e diventa un membro attivo dell’Associazione democratica culturale dell’est, che promuove i diritti del popolo curdo.

Fondato il PKK, ne sostiene la lotta armata contro le forze governative e civili in Iraq, Iran e Turchia con lo scopo di sollevare il popolo in vista di uno stato curdo indipendente. Tra il 1984 e il 2005 si contano 40 mila morti. È una guerra silenziosa, sotto traccia, che funesta la Turchia, ufficialmente candidata ad entrare nell’Unione Europea.

La parentesi italiana

Apo (zio) – così viene chiamato Öcalan – per una quindicina d’anni è il nemico numero uno della Turchia. Rifugiatosi a Damasco, alla fine del 1998 decide di venire a Roma, dove è primo ministro Massimo D’Alema, a capo di un governo rosso-verde.

Si presenta a Fiumicino chiedendo asilo politico. Viene ammanettato e portato in segreto all’ospedale di Palestrina per una settimana. Infuria a Montecitorio la discussione se offrirgli o negargli l’asilo promesso. La decisione, sul punto di essere approvata, scatena le ire della Turchia. A Istanbul i negozi di moda italiani vengono assaliti e dati alle fiamme dai turchi.

Öcalan per due mesi occupa una villetta all’Infernetto nei pressi di Roma, sottoposto ad una rigorosa sorveglianza.

In una gelida mattina di gennaio 1999, lo “zio” viene allontanato dall’Italia e inizia un lungo pellegrinaggio: Mosca, Grecia, per finire in Kenya, dove con ogni probabilità viene venduto agli agenti segreti turchi e catturato il 15 febbraio. Portato in Turchia, viene rinchiuso nel carcere di Imrali.

Montano le proteste e gli atti vandalici in sua difesa contro le sedi diplomatiche della Grecia, ritenuta responsabile di tradimento. Manifestazioni di protesta anche in Italia con scontri, perquisizioni e arresti. Öcalan evita la pena di morte abolita dalla Turchia nell’agosto del 2002 per poter entrare nell’Unione Europea. Il capo del PKK sconta l’ergastolo.

Con il tempo, Apo è diventato più meditativo, pur restando guerrigliero e rivoluzionario, punto di riferimento per quanti combattono per un Kurdistan, se non indipendente, per lo meno autonomo.

Nel marzo 2005 Öcalan rilascia la famosa Dichiarazione della confederazione democratica in Kurdistan, nella quale chiede che si formi una confederazione libera da confini tra le regioni curde della Turchia, della Siria, dell’Iraq e dell’Iran. Complessivamente i curdi sono tra i 30 e i 40 milioni, secondo alcune stime, certamente uno dei gruppi etnici più consistenti senza unità nazionale per più di un secolo. Sono il 18,3% della popolazione in Turchia, il 15-20% in Iraq, forse il 6% in Siria, il 4% in Iran e l’1,3% in Armenia. Eccetto che in Iran, i curdi formano il secondo maggiore partito etnico.

Confederalismo democratico: Il progetto di Abdullah Öcalan

Il documento base del suo pensiero e progetto politico è esposto in una quindicina di pagine (2011).

Öcalan parte da una constatazione: la questione curda è un problema internazionale che riguarda l’intero Medio Oriente. Il PKK, fin dalla sua fondazione negli anni ’70, non ha mai considerato la questione curda come un mero problema di etnia o di nazione, quanto piuttosto come «un progetto per liberare la società e democratizzarla».

Öcalan si sofferma a descrivere i pilastri su cui poggia lo stato-nazione che intende abbattere:

* le radici religiose (che rappresentano il potere divino sulla terra),

* la burocrazia (che si pone al di sopra del popolo),

* l’omogeneità (che mira a creare una singola cultura nazionale, una singola identità nazionale e una singola comunità religiosa unificata, il cui risultato è «un progetto di ingegneria sociale»).

Ne consegue che il nazionalismo appare come una giustificazione quasi religiosa di un tale stato. Attenzione particolare Öcalan pone al “sessismo” che pervade l’intera società. Le donne vengono considerate una risorsa, perché producono prole e provvedono alla riproduzione. Così la donna diventa sia un oggetto sessuale sia una utilità. Possono essere considerate una «nazione sfruttata». «Senza la repressione delle donne, l’intera società (dello stato-nazione) non è concepibile. Il sessismo all’interno dello stato-nazione conferisce al maschio il massimo del potere e, allo stesso tempo, rende la società la peggiore colonia, proprio nella persona delle donna».

Conclusione di Öcalan: «Il capitalismo e lo stato-nazione sono il monopolio dispotico e sfruttatore». Nel contesto dello stato-nazione la religione può fare soltanto ciò che le è permesso dallo stato-nazione. In alcuni casi, la religione è talmente un tutt’uno con lo stato-nazione che ne è una reale identificazione, come in Iran. In Turchia, l’ideologia sunnita gioca una parte affine, ma più limitata.

Per Öcalan la questione curda ha bisogno di essere fondata su un approccio che indebolisca il capitalismo moderno dello stato-nazione e lo respinga. I progetti democratici curdi intendono spingere verso la piena democratizzazione del Medio Oriente in generale, non soltanto delle quattro diverse nazioni curde.

Questo progetto democratico va sotto il nome di confederalismo democratico. È un progetto flessibile, multi-culturale, anti-monopolistico, orientato al consenso. L’ecologia e il femminismo sono i pilastri centrali. «Poggia sull’esperienza storica della società e della sua eredità collettiva. Non è un sistema politico arbitrario quanto, piuttosto, un modo per accumulare la storia e l’esperienza». È il risultato della vita della società. Non i monopoli al centro del focus politico, ma la società, che ha volti diversi.

«Fino a quando faremo l’errore di credere che le società hanno bisogno di essere entità monolitiche omogenee, sarà difficile capire il confederalismo». Di conseguenza, il confederalismo pone alla base un tipo di auto-amministrazione politica in cui tutti i gruppi della società e tutte le identità culturali possono esprimersi in incontri locali, in riunioni generali e in consigli (…). «Non abbiamo bisogno di grandi teorie, ciò di cui abbiamo necessità è il voler dare espressione ai bisogni della società rafforzando l’autonomia degli attori sociali in modo strutturale e creando condizioni per l’organizzazione della società nel suo insieme».

Un progetto politico-culturale

Il confederalismo democratico deve badare all’autodifesa della sua identità, della sua consapevolezza politica e del processo di democratizzazione, non lasciandosi ingannare dal fascismo che sorregge i monopoli e il militarismo tipici dello stato-nazione. Il superamento dello stato-nazione è un processo a lungo termine.

In sintesi i principi del confederalismo democratico secondo Öcalan:

  1. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli include il diritto a un proprio stato.
  2. Il confederalismo democratico è un paradigma sociale che non implica lo stato. Non viene controllato dallo stato. È il piano culturale e organizzativo di una nazione democratica.
  3. Il confederalismo democratico è basato sulla partecipazione totale.
  4. Nel Medio Oriente la democrazia non può essere imposta dal sistema capitalista e dai suoi poteri imperialistici che danneggiano la democrazia stessa.
  5. Il confederalismo democratico in Kurdistan è un movimento anti-nazionalista. Mira alla realizzazione del diritto di autodifesa dei popoli e a far sì che avanzi la democrazia in tutte le parti del Kurdistan senza far questione sui confini politici esistenti. Il suo scopo non è la fondazione di uno stato-nazione curdo. Il movimento intende stabilire strutture federali in Iran, Turchia, Siria e Iraq aperte a tutti i curdi che, allo stesso tempo, formino una confederazione ad ombrello per le quattro parti del Kurdistan.

Il confederalismo democratico di Öcalan e del PKK è un mito? È un esperimento politico-sociale di un idealista sognatore? Al termine della guerra contro lo Stato islamico, nella quale i curdi hanno avuto una parte importante, i “grandi” li abbandoneranno al loro destino una volta finito il loro ruolo strumentale?

[seconda parte]

Print Friendly, PDF & Email
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi