La Cina di Martino Martini

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Quando, nel marzo 2019, il leader cinese Xi Jinping (Segretario del Partito e Presidente della Cina), in un articolo fatto pubblicare (per una sua visita in Italia) sul Corriere della Sera menzionò Martino Martini tra i quattro personaggi italiani che più avevano fatto conoscere la Cina in Italia (con Marco Polo col suo Il Milione, Moravia che vi fu negli anni 1937-38 e la descrisse, il prof Federico Masini grande sinologo vivente), moltissimi si saranno detti: ma chi era questo Martini?

Ora i sei volumi dell’Opera Omnia, con traduzioni e note accurate, rendono giustizia a una personalità che – sia pure in un breve percorso di vita (morì a 47 anni) – tanto ha contribuito non solo all’evangelizzazione ma anche all’intesa tra i popoli, difendendo il valore dei riti cinesi e facendo conoscere la storia e vita della Cina, fornendo la prima grammatica in assoluto di quella lingua, ma anche al progresso della cartografia e della geografia in Europa, con il primo Atlas Sinensis che rivelò un impero sconosciuto (facendo giustizia anche di descrizioni leggendarie prima esistenti) e propose una metodologia sistemica allora ignota tra gli europei.

Vita del gesuita

Martini nacque a Trento nel 1614 e da giovane entrò nel Collegio che i gesuiti avevano appena aperto in città e decise di farsi lui stesso gesuita, passando quindi nel Collegio Romano alla scuola dell’enciclopedico Atanasio Kircher.

Chiese di potersi recare in Cina e partì nel 1638 ma, per varie traversie, vi giunse solo nel 1642, operando poi soprattutto nella città di Hangzhou, antica capitale del Sud. Apprese rapidamente la lingua e la cultura, seguendo l’esempio di Matteo Ricci.

Scoppiò la guerra civile e seppe sfuggire a vari pericoli come sostenere la posizione dei gesuiti circa il culto dei cinesi a Confucio e agli antenati, considerato rito accettabile anche per i cristiani secondo la Compagnia di Gesù, ma non da missionari di altri ordini e dai francesi.

Nel 1650 il suo Provinciale lo inviò a Roma perché sostenesse presso la Santa Sede la liceità dei riti cinesi. Anche questo viaggio fu molto avventuroso, ma egli non si perse d’animo né sprecò il tempo, approfittando degli spazi disponibili per studiare e preparare le sue pubblicazioni.

Giunse ad Anversa soltanto nel 1654 e iniziò una vasta serie di visite e contatti per far conoscere l’opera missionaria, confrontarsi con gli studiosi europei, ottenere appoggi e sussidi anche da autorità civili, tra cui re e principi, promuovere vocazioni…  e subito poté affidare al grande editore Jean Blaeu il suo manoscritto del Novus Atlas Sinensis, apparso poi nel 1655 con le tavole, precise e poi colorite a mano, e le ampie informazioni sulle singole “province”, la loro configurazione, gli abitanti, i prodotti, le principali città.

La grande opera rifletteva la cartografia cinese, più avanzata e sistematica di quella europea, e le esperienze dirette di Martini. Sintesi tecnica tra Oriente e Occidente ricca di contenuti, fu un successo: ben presto tradotto in varie lingue, rimase unico per almeno cinquant’anni, mentre lo schema fu ripreso dagli atlanti europei fino al giorno d’oggi. Martini è stato definito «il padre delle geografia cinese in Occidente».

Nel marzo 1654 pubblicò, sempre ad Anversa, anche un libretto sulla guerra civile in Cina De bello Tartarico historia: un bestseller, tanto che in un anno se ne fecero dieci edizioni (alcune piratesche).

Diede alle stampe anche una grammatica della lingua cinese, il primo tentativo in assoluto di configurare un sistema logico di quell’idioma, iniziativa che nemmeno in Cina esisteva. Anche in questo si inseriva nell’enorme contributo apportato dai missionari in tutto il mondo per la valorizzazione delle lingue locali.

Finalmente, nell’ottobre 1654, giunse a Roma e preparò un lungo memoriale per il Santo Ufficio sulla questione dei riti cinesi, ed il 23 marzo 1656 ottenne dal papa un decreto favorevole alla linea seguita dai gesuiti, che rimase valido fino all’arrivo in Asia del Tournon nel 1693.

Salpò da Genova per la Cina nel novembre del 1656, alla guida di un drappello di gesuiti ma la nave fu attaccata da pirati francese e, solo grazie all’abilità mediatrice di Martini, ebbero salva la vita; dovettero però ritornare in Europa. Martini ne profittò perdisporre la prima Decade della storia della Cina; sperava di aggiungere le altre due, ma non vi pervenne.

Finalmente salpò da Lisbona nell’aprile 1657 con nove compagni e raggiunse la amata Hangzhou nel giugno dell’anno successivo; si dedicò ad animare quella comunità cristiana e a costruire una chiesa, che ancora oggi esiste, con la facciata da lui progettata.

Purtroppo, la morte lo colse due anni dopo. Il suo corpo mummificato fu oggetto di venerazione fino al 1877, quando i Padri Lazzaristi raccolsero i resti in un’urna deposta poi nel cimitero. Ora una tomba in pietra lavorata è dedicata dalla città di Hangzhou a lui e agli altri gesuiti là vissuti.

Riscoperta di Martini

Martini (criticato – la stessa sorte è toccata ad altri gesuiti – dai polemisti francesi come “orgoglioso mandarino”) fino a pochi decenni fa aveva solo brevi menzioni in scritti vari.

Nel 1962 trovò ampio spazio nel volume di H. Dunne intitolato Generation of Giants. The Story of Jesuits in China (University Notre Dame).

La prima vera biografia fu scritta dal francescano trentino p. Bonifacio Bolognani nel 1978 con il volume L’Europa scopre il volto della Cina. Ben presto il professore universitario di Trento mons. Franco Demarchi, che si era appassionato della situazione della Chiesa in Cina, ne riprese lo studio in un convegno internazionale a Trento nel 1981 e quindi un altro nel 1994 a Pechino sotto l’egida della stessa Università di Trento. Iniziarono, nel contempo, le ricerche sistematiche per individuare anche le opere minori del Martini e la sua corrispondenza, perlustrando gli archivi da Roma al Portogallo e in altre città dove egli poteva aver scritto o lasciato traccia.

Così, nel 1995, nacque l’dea di curare l’Opera Omnia, coinvolgendo i migliori sinologi d’Italia (Giuliano Bertuccioli, Federico Masini, Luisa M. Paternicò, Davor Antonucci, Noël Golvers, Mariagrazia Russo…) e fu concepito un progetto di ampio respiro e di profondo rigore accademico, pubblicando i testi sia nella lingua originale sia nella traduzione italiana, sempre con note, commenti e accurate introduzioni.

Il primo volume con la biografia e le lettere uscì nel 1998 e il sesto nel 2020 ma, a motivo delle restrizioni sanitarie, l’Opera Omnia, della quale nel frattempo aveva assunto il coordinamento il prof. Riccardo Scartezzini, poté essere presentata ufficialmente a Trento soltanto a fine novembre 2021.

È così sorto e si è consolidato il Centro universitario Martino Martini, collegato (purtroppo soltanto idealmente) con gli altri Centri che studiano i grandi gesuiti in Cina, come Giulio Aleni a Brescia, Matteo Ricci a Macerata e Prospero Intorcetta a Piazza Armerina.

Il Centro Trentino è stato sostenuto dall’ente pubblico, dalla Cooperazione trentina e dell’arcidiocesi ed ha avviato una serie di pubblicazioni anche di attualità sulla Cina.

Opera Omnia di M. Martini

La realizzazione dell’Opera Omnia di Martini (in otto tomi), che gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è stata definita “monumentale” e certamente non è stata facile: si pensi soltanto alla difficoltà di individuare gli ideogrammi dal testo originale del Martini (che in genere scriveva in latino), individuare le sue fonti a secoli di distanza, spiegare riferimenti noti nel secolo XVII ma non nel XXI, predisporre indici accurati… I volumi si distribuiscono: I Lettere e Documenti; II Opere “minori”; III Novus Atlas Sinensis (2 tomi); IV Sinicae Historiae Decas Prima (2 tomi); V De Bello Tartarico; VI Documenti aggiuntivi e Indici.

Certamente il cofanetto con gli otto tomi (ora in vendita) e il facsimile delle Tavole dell’Atlas Sinensis sono una carta da visita prestigiosa per i rapporti con la Cina, dove sono già stata tradotti i primi tre volumi. Il Ministero degli Esteri ne può trarre profitto… e si spera anche per quella Chiesa.

Si sta progettando una presentazione (pandemia permettendo) anche presso la Santa Sede e presso l’Archivio Romano della Compagnia di Gesù, dal quale provengono vari documenti, oltre che dagli archivi di Lisbona… e, un domani, a Pechino e a Hangzhou. Così si fa progredisce nel progetto originario di mons. Demarchi che, guardando al modello-Martini sognava un dialogo aperto e sereno anche in campo religioso con il grande popolo cinese, nel rispetto pieno delle culture e dei diritti umani.

Il vescovo emerito di Trento, Luigi Bressan, ha pubblicato, sul finire del 2021 un libro di 128 pagine su Hangzhou. Città delle meraviglie vista e narrata dai primi visitatori occidentali in Cina, edizioni Centro Martino Martini. Una prima versione ridotta dattiloscritta fu pubblicata in cinese nel 2010. Sempre il vescovo Bressan ha seguito il percorso dell’Opera Omnia fin dai primi contatti di mons. Demarchi in Estremo Oriente nel 1973.

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