Come vengono perseguitate le religioni

di: Lorenzo Prezzi e Marcello Matté

Le persecuzioni continuano e la vita religiosa dei singoli e dei popoli è variamente impedita o ristretta. Ne è un esempio il rapporto di Pew Research che prende in considerazione gli ultimi dieci anni. Vengono confermate le linee maggiori attorno a cui si sviluppano le persecuzioni o le limitazioni. Un’opera di informazione e di denuncia che, in Occidente, fa i conti con la volontà politica dell’amministrazione americana di ridefinire i “diritti fondamentali” e con la crescente consapevolezza dell’Europa sul problema delle persecuzioni.

Il decimo rapporto annuale di Pew Research (Uno sguardo più da vicino a come le restrizioni siano cresciute nel mondo) indaga a fondo le modalità attraverso le quali i governi adottano forme di restrizione all’espressione religiosa e su come siano evolute le ostilità sociali che coinvolgono le religioni nel decennio 2007-2017.

Numero crescente di Paesi, dal 2007, con un indice alto o molto alto
di restrizioni governative alle religioni e ostilità sociali riferite alle religioni

rapporto di Pew Research

Il rapporto

La ricerca è stata condotta in 198 Paesi, che raggruppano il 99,5% della popolazione mondiale. Il robusto rapporto[1] (126 pagine) è stato pubblicato il 15 luglio scorso. Lo si può suddividere – arbitrariamente – in tre grandi sezioni.

– La prima classifica le forme di restrizione adottate dai governi nei confronti delle religioni; le forme di ostilità sociale su base religiosa; le restrizioni di qualsiasi tipo censite nel 2017.

– Nella seconda parte vengono esaminate le situazioni più eclatanti: 1) i Paesi con forme di restrizioni severe si confermano ai livelli più alti nel decennio; 2) le vessazioni nei confronti di gruppi religiosi si sono stabilizzate nel 2017, rimanendo ai massimi livelli nei 10 anni; 3) il Medio Oriente vede ancora i livelli più alti di restrizioni nei confronti della religione, sebbene questi siano diminuiti a partire dal 2016; 4) tra i 25 paesi più popolosi, l’Egitto, l’India, la Russia, il Pakistan e l’Indonesia registrano le forme di restrizione religiosa complessivamente più elevate nel 2017.

– La terza parte comprende un capitolo a illustrare la metodologia e 5 appendici, ove si riportano gli indici delle forme di restrizione, i dati scomposti, i dati composti e la mappatura geografica del fenomeno.

Duplice indice

Le forme di restrizione governative sono così classificate:

  • favoritismi del governo verso gruppi religiosi;
  • leggi e politiche che limitano la libertà religiosa;
  • limiti imposti dal governo alle attività religiose;
  • vessazioni governative nei confronti dei gruppi religiosi.
Restrizioni governative alle religioni (GRI) per Pese. Situazione 2017

rapporto di Pew Research

Le forme di ostilità sociale sono così classificate:

  • ostilità riferite alle norme religiose;
  • tensioni interreligiose e violenze;
  • violenza religiosa da parte di gruppi organizzati;
  • forme di vessazione adottate da individui e gruppi sociali.
Ostilità sociali con riferimento alla religione (SHI) per Paese. Situazione 2017

rapporto di Pew Research

Situazione in peggioramento

Complessivamente, «nel decennio 2007-2017, le restrizioni governative nei confronti della religione – leggi, politiche e prassi da parte di funzionari statali che penalizzano credenze e pratiche religiose – sono vistosamente cresciute in tutto il mondo. Anche le ostilità sociali che coinvolgono la religione – incluse violenze e vessazioni da parte di privati, organizzazioni o gruppi – sono cresciute dal 2007».

Gli ultimi rilevamenti mostrano che «in 52 Paesi – alcuni dei quali molto popolosi, come la Cina, l’Indonesia e la Russia – i governi impongono livelli “alti” o “molto alti” di restrizione nei confronti della religione; nel 2007 erano 40. Il numero di Paesi nei quali le persone sperimentano i livelli più alti di ostilità sociale nei confronti della religione sono passati da 39 a 56 nel periodo esaminato».

Leggi e politiche che limitano la libertà religiosa (come la richiesta di registrazione per poter operare come gruppo religioso), da un lato, e i favoritismi (come finanziamenti per l’educazione religiosa, proprietà e clero), dall’altro sono le forme più diffuse di restrizione in generale e in ciascuna delle cinque regioni (Americhe, Asia e Pacifico, Europa, Medio Oriente e Nord Africa, Africa Subsahariana). Il dato è diffuso e comune.

Più differenziato il quadro delle ostilità sociali correlate alla religione. Una categoria è aumentata in modo sostanziale, quella riferita alle norme religiose (ad esempio, le vessazioni contro le donne per violazione dei codici di abbigliamento religiosi).

Altri due tipi di ostilità sociali da parte di individui e gruppi sociali (dalle piccole bande alla violenza della folla) e violenze religiose da parte di gruppi organizzati (compresi gruppi neo-nazisti e gruppi islamisti come Boko Haram) sono aumentati più modestamente.

Nel frattempo, una quarta categoria di ostilità sociali – tensioni interreligiose e violenze (per esempio, scontri confessionali o territoriali tra indù e musulmani in India) – è diminuita notevolmente. Un dato rappresentativo: nel 2007, 91 Paesi hanno sperimentato un certo livello di violenza a causa delle tensioni tra gruppi religiosi, ma nel 2017 questo numero è sceso a 57.

«Queste tendenze suggeriscono che, in generale, le restrizioni religiose sono aumentate in tutto il mondo negli ultimi dieci anni, ma non in modo uniforme in tutte le regioni geografiche o secondo tutte le forme di restrizione. Il livello di restrizioni è iniziato alto nella regione Medio Oriente-Nord Africa, ed è ora il più alto in tutte e otto le categorie misurate dalla ricerca. Ma alcuni degli aumenti più vistosi si sono registrati nell’ultimo decennio in altre regioni, inclusa l’Europa – dove un numero crescente di governi ha posto dei limiti, ad esempio, all’abito delle donne musulmane – e l’Africa subsahariana, dove alcuni gruppi hanno cercato di imporre le loro norme religiose attraverso rapimenti e conversioni forzate».

Restrizioni alle religioni nei 25 Paesi più popolosi

rapporto di Pew Research

Il dato europeo

In Europa, il dato medio che misura i limiti imposti dai governi alle attività religiose raddoppia nel decennio, passando da 1,5 a 3 (il dato assoluto più alto è quello del Medio Oriente e Nord Africa: da 5,2 a 6,3; l’indice globale passa da 2,3 a 3,4).[2]

Anche le forme di vessazione sono aumentate in Europa (e America). Ad esempio, nel 2015 i gruppi religiosi hanno sperimentato livelli di vessazioni, anche leggere, in 38 paesi su 45 (84%) in Europa, rispetto ai 32 paesi (71%) dell’anno precedente. Alcuni episodi di discriminazione “politica” con riferimento all’identità religiosa – che possono includere dichiarazioni dispregiative o intimidazioni da parte di personaggi pubblici – si possono considerare una reazione al numero record di migranti entrati in Europa nel 2015.

Quanto alle forme di ostilità sociale, sempre mettendo a fuoco il dato europeo, si riscontra che nel 2007 solo in 4 paesi del continente si registrava il ricorso alla violenza, da parte di individui o gruppi, per cercare di costringere gli altri ad accettare le proprie pratiche e credenze religiose; al termine del 2017 il fenomeno si era registrato in 15 paesi.

Osservazioni

Le dichiarazioni metodologiche riportano l’avvertimento di possibili dissonanze con rilevazioni precedenti, quando venivano presi in esame periodi che si sovrappongono alla periodizzazione annuale adottata per il rapporto decennale.

Non è detto esplicitamente, ma si suppone sia rimasta invariata la sensibilità dei rilevatori lungo il decennio, a certificare che le variazioni sono oggettive e non fluttuano in conseguenza di una percezione più o meno acuta dei recettori.

Pew Research Center

La religione più perseguitata è quella cristiana

I dati offerti dal rapporto di Pew Research sono costruiti prevalentemente sulla base delle legislazioni e delle norme amministrative. Essi confermano i vettori più rilevanti in ordine alle violenze anti-religiose. A partire dalla costatazione che la religione più perseguitata è quella cristiana. Secondo altre fonti di ricerca, su 2 miliardi e 100 milioni di cristiani sono a rischio 300 milioni. In particolare il fondamentalismo islamico degli ultimi decenni (Daesh e affini) ha innestato aggressioni violente e sistematiche. Non solo nell’area del Medio Oriente, ma sempre più nella vasta zona d’Africa subsahariana.

Mons. Antoine Camilleri, in occasione della presentazione del rapporto commissionato dal ministero degli esteri britannico (a cura di Philip Montstephen: cf. l’ultimo articolo di Mastrofini su Settimananews), ha denunciato: «In alcune parti del mondo ci troviamo di fronte a livelli di persecuzione che potrebbero essere considerati come una forma di genocidio, dove la presenza di cristiani si sta sistematicamente cancellando dalle società e dalle culture».

Nel rapporto di Pew Research si ricorda che 19 dei 20 paesi del Medio Oriente favoriscono una religione in particolare e 17 di questi hanno una religione di stato, cioè l’islam. A livello mondiale, su 43 paesi che hanno una religione ufficiale 27 sono islamici. Il progressivo irrigidimento degli stati a maggioranza islamica è una delle conseguenze del fondamentalismo. Per evitare sia le violenze intra-islamiche e per apparire fedeli alla religione prevalente, le istituzioni politiche hanno accentuato il fondamento comune della shariah per i rispettivi paesi.

Gli altri vettori che alimentano le persecuzioni anti-cristiane e più genericamente contro le minoranze sono il radicalismo religioso (anche buddista e induista) e la permanenza dell’ideologia comunista (nel caso in particolare della Corea del Nord e nella forma meno violenta e di tipo amministrativo della Cina). Una similare declinazione di tipo statalista è visibile in Venezuela e Nicaragua.

Altre aree statali attraversate dalle persecuzioni sono quelle affidate alla malavita organizzata o meno (in Messico e Bolivia, ad esempio) e nel caso dell’implosione della forma statuale come in Somalia. Usando altri criteri, si può parlare di tribalismo esclusivo (contro le minoranze), di laicismo estremo e di poteri abusivi.

Persecuzioni in Asia

Fondamentalismo, identità nazionali, erosione delle tradizioni locali

La convergenza fra il pericolo del fondamentalismo, l’affermazione delle identità nazionali e le sfide erosive delle tradizioni locali della globalizzazione come processo culturale hanno alimentato la crescita delle norme e dei vincoli rispetto alle religioni. È il caso del confessionalismo ortodosso in Russia e in Ucraina. È anche una delle ragioni dell’opposizione dei paesi centroeuropei di Visegrad contro le elites di Bruxelles.

Il prof. Louis-Léon Christians annota per il caso europeo: «La maggior parte degli specialisti stima che sulla libertà religiosa gravino oggi delle minacce serie, in particolare per alcune reazioni riguardanti l’islam. Al contrario, la maggioranza dei politici giudica necessario porre restrizioni in nome della sicurezza, della lotta contro la radicalizzazione, o della perdita di coesione nazionale» (Europa: libertà religiosa minacciata, Settimananews).

Pur distinguendo nettamente fra persecuzioni e condizionamenti amministrativi, politici e culturali, mons. Camilleri, nell’occasione già citata, dice: «Ci sono, come tutti sappiamo altre forme di discriminazione … (che) nuocciono al pieno godimento della libertà di religione e alla pratica e all’espressione di quella convinzione sia in privato che in pubblico. Mi sto riferendo alla crescente tendenza, persino nelle democrazie consolidate, di criminalizzare o penalizzare i capi religiosi che presentano i principi base delle loro fede, specialmente quelli che riguardano gli ambiti della vita, del matrimonio e della famiglia».

Proprio sulla questione dello scontro fra vecchi e nuovi diritti (i primi sono quelle custoditi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, i secondi sono quelli più recentemente riconosciuti in ordine all’inizio-fine vita, alla sessualità e ai modelli familiari) si sta producendo un significativo contrasto. Ne è espressione la decisione dell’amministrazione americana di dare vita ad una Commissione incaricata di identificare i diritti inalienabili rispetto agli altri (cf. Amministrazione Trump: legge naturale e diritti inalienabili, Settimananews). Una scelta culturale a favore della tradizione giusnaturalistica, ma soprattutto alla politica illiberale dell’attuale amministrazione.

Il tema della libertà religiosa si è spostato dagli spazi marginali dell’attenzione comune ai centri nevralgici delle dispute politiche e degli orientamenti collettivi. Facendo emergere un’inquietante debolezza di consapevolezza teologica. Toccherebbe allo spazio politico e culturale dell’Europa e dell’Occidente impegnarsi in merito.


[1] Pew Research Center, A Closer Look at How Religious Restrictions Have Risen Around the World, 15 luglio 2019.
[2]

Livello Restrizioni governative
(GRI)
  Ostilità sociali
(SHI)
Molto alto da 6,6 a 10,0 da 7,2 a 10,0
Alto da 4,5 a 6,5 da 3,6 a 7,1
Moderato da 2,4 a 4,4 da 1,5 a 3,5
Basso da 0,0 a 2,3

da 0,0 a 1,4

 

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