Persone omosessuali: dall’infamia al rispetto

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maschile

Da alcuni confratelli mi è stato richiesto un commento a proposito dell’omosessualità, anche a causa del Decreto Legge Zan di cui in questi giorni si parla molto e delle benedizioni delle coppie omosessuali dopo le discussioni in seno alla Chiesa tedesca.

Riflettendo sulla materia, la prima sottolineatura da proporre è il cambiamento culturale, sociale e anche religioso rispetto al fenomeno dell’omosessualità. Mi fermo all’interno della dottrina della Chiesa, tema particolarmente delicato.

Cambiamento culturale

Tornando indietro nel tempo, non bisogna dimenticare che il Codice del 1917 nel dichiarare le pene contro il sesto comandamento, usava un linguaggio feroce: «I laici condannati contro il sesto con minori sotto i sedici anni, o per stupro, sodomia, incesto, lenocinio, sono infami, e possono inoltre punirsi dall’Ordinario. I pubblici adùlteri o concubinari, o condannati per delitto contro il sesto, saranno esclusi dagli atti legittimi, finché non siano resipiscenti» (can. 2357).

E ancora: «I chierici costituiti negli ordini minori rei di delitti contro il sesto saranno puniti anche con la dimissione dallo stato clericale oltre, se occorrono, le pene di cui sopra. I chierici maggiori secolari o religiosi, concubinari inutilmente ammoniti, si costringeranno a smettere l’illecito contubernio e a riparare lo scandalo con la sospensione a divinis, la privazione dei frutti, dell’ufficio, dignità, beneficio, secondo i can. 2176 -2181. Se peccarono contro il sesto con minori sotto i 16 anni, o con adulterio, stupro, bestialità, sodomia, lenocinio, incesto con consanguinei o affini in primo grado, saranno sospesi, dichiarati infami, privati di qualunque ufficio, benefìcio, dignità o incarico e, nei casi più gravi, deposti. Se commisero altri delitti contro il sesto, siano puniti secondo la gravità, non esclusa la privazione dell’ufficio o benefìcio, specie se hanno cura d’anime». (cann. 2358-2359).

(In nota, ai canoni si citano fonti del Decreto di Graziano, pronunciamenti di Urbano VIII, di Benedetto XIV, delle Congregazioni del Santo Uffizio, di Propaganda fide…).

Il nuovo Libro VI del Codice del 1983 parla semplicemente dei peccati contro il sesto comandamento mentre dedica alcuni canoni per gli illeciti sui minori.

Si è verificato nel tempo un approfondimento della condizione dell’omosessualità. È stato fatto notare che la sessualità presuppone un processo biologico (il corpo), un processo psichico (mente), un processo comunitario (la società).

L’identità sessuale fa riferimento alla femminilità e alla mascolinità e dipende da fattori biologici, come i cromosomi sessuali, le gonadi maschili o femminili, i diversi pattern ormonali e gli organi genitali. Tutti questi elementi sono integrati dalle strutture cerebrali superiori.

Le diversità sessuali sono il risultato di eventi biologici che dai geni arrivano al comportamento (mente).

Un terzo elemento chiamato a definire l’identità è la cosiddetta componente socio-culturale. La sessualità è sempre calata in una struttura sociale e culturale, perché la specie umana si evolve attraverso due processi diversi e paralleli: quello genetico e quello culturale. In termini più semplici, si fa riferimento all’identità di gruppo.

L’omosessualità non è cercata

Accentuando questa duplice componente della propria identità, alcuni affermano la distinzione tra sesso e genere; il sesso sarebbe legato alla sfera biologica del maschile e del femminile, il genere alla dimensione tra lo psichico e il culturale. È stato fatto osservare che, anche sottolineando la seconda componente, quella psico-culturale, essa non va esagerata, perché la componente biologica non può essere disattesa.

Al di là delle discussioni teoriche, l’esperienza e anche la scienza non sono riuscite a determinare le ragioni per cui una persona è attratta sessualmente dallo stesso sesso.

Da qui le varie forme di omosessualità, con le differenziazioni di sottogruppi che si esprimono come bisessualità (attrazione per ambo i sessi), transgender (cambiamento esteriore), transessualità (interventi chirurgici e ormonali) che esprimono sostanzialmente la non corrispondenza tra sesso e genere. Si sottolineano anche le differenze tra omosessualità maschile e femminile.

La scienza e l’esperienza concreta delle persone dicono che la condizione di omosessualità non è costruita, né cercata: è una scoperta che può avvenire in varie fasi della via.

Ciò che non si sottolinea abbastanza sono l’incertezza, la paura, spesso il dolore di sentirsi omosessuali. Problemi importanti sono se esplicitarli, se condividerli, come viverli. Drammatica se si scopre nel matrimonio con prole (cf. Fede, omosessualità, Chiesa. Riflessioni pastorali dell’Associazione “Devenir Un en Christ”, Prefazione di G. Daucourt, a cura di F. Strazzari, EDB, Bologna, 2019)

Di fronte a storie umane così drammatiche, i giudizi giuridico-morali non possono essere trancianti e generici.

La prima osservazione è che l’omosessualità non è stata cercata e quindi non è frutto di scelte o di azioni rilevanti da un punto di vista di responsabilità. Da qui il dovere del rispetto di una condizione che alcuni vivono e che hanno il diritto (anche perché non possono combatterla) a viverla. Non sono ammissibili dunque aggressività, ingiurie, provocazioni.

È sempre in agguato lo “stigma”, il marchio che individua un gruppo di persone per essere ritenuto indegno, pericoloso, da disprezzare. È una cultura ancora prevalente perché legata a sintesi culturali non sostenibili.

Vivere la propria omosessualità

Il problema grande è come vivere la propria sessualità per un omosessuale. La regola generale cattolica che riguarda tutti, anche gli eterosessuali, è la castità. Ma gli affetti, gli innamoramenti, le amicizie sono permessi a persone omosessuali? Inoltre, se la sessualità è esprimibile nel matrimonio, un omosessuale, per essere cristiano, deve rimanere casto e celibe tutta la vita?

È una condizione vivibile? Per alcuni sì, sicuramente non per tutti. Da qui il rischio di una vita irregolare per tutta la vita. Ciò non significa necessariamente lo stato di peccato permanente.

Le regole della morale classica cattolica esigono infatti, per ogni azione responsabile, la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso. Se l’omosessualità è una condizione vissuta e non voluta il deliberato consenso è sicuramente diminuito. Quest’ultima condizione è proporzionale alla coscienza e alla delicatezza del cammino spirituale. Da qui un discernimento per ogni singola situazione.

L’unione civile tra persone dello stesso sesso non può essere regolarizzata, perché il sacramento del matrimonio è l’unione dell’uomo e della donna per l’aiuto reciproco dei coniugi, orientato alla prole. Come riscontro, le cause di nullità per l’omosessualità di una o di tutte e due le parti di un matrimonio cattolico è dichiarato nullo dalla prassi rotale, per mancanza di discrezione di giudizio o più spesso per «incapacità ad assumere gli oneri coniugali» (can. 1095 § 3).

Siamo in un “binarismo sessuale”?

La vera difficoltà è che non esiste una morale consolidata per le condizioni di omosessualità. Credo che il Vangelo, gli obblighi coniugali, la vita spirituale non debbano essere sospesi per una particolare situazione.

Solo chi vive intensamente la fede, nella condizione di omosessualità, può essere guida sincera e autentica a una spiritualità degna del Vangelo.

Se questo approccio è assimilato dalla cultura cattolica, si raggiunge un sano atteggiamento che condivide la sostanza delle vicende, senza per questo dover aderire a “forzature” che alcuni movimenti del mondo dell’omosessualità chiedono.

Tra queste la teoria cosiddetta “gender” e la pretesa di genitorialità surrogata.

Il genere non può essere il solo criterio di differenziazione tra maschio e femmina: se la dimensione culturale ha una sua funzione, la dimensione biologica non può essere ignorata.

Il ddl Zan introduce i delitti di istigazione a delinquere e compimento di atti discriminatori e violenti fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Finanzia politiche contro la violenza legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere e istituisce la Giornata contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

Per sesso – spiegano le definizioni di cui la legge è corredata – si intende quello biologico; per identità di genere la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al sesso biologico; per ruolo di genere qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna; per orientamento sessuale l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi.

Con questa terminologia e queste definizioni il disegno di legge richiama teorie secondo le quali la distinzione tra i due sessi femminile e maschile si risolve in costruzioni sociali che si ripercuotono sugli individui come una gabbia repressiva, il “binarismo sessuale”, che esclude e stigmatizza chi in tale binarismo non si riconosce.

«L’identità di genere, sostengono le femministe radicali, è un concetto giuridicamente inesistente nel nostro ordinamento. Includerlo nel ddl Zan, già approvato alla Camera e in attesa di essere calendarizzato al Senato, potrebbe aprire anche qui la strada al self-id (autodefinizione della propria identità) e all’espropriazione degli spazi femminili» (M. Ricci Sargentini, Corriere della sera, 15 aprile 2021).

Desiderare un figlio da una coppia stabile di persone omosessuali è un desiderio di per sé accettabile, ma non può diventare un diritto che implica il mercanteggio del seme e dell’utero in affitto, con il conseguente possesso da parte di chi acquista. Comprare bambini è proibito in tutto il mondo, giustamente. Spiegare a un bambino perché ha due padri o due madri è violare la crescita equilibrata del minore.

La benedizione, intesa come preghiera di benevolenza di Dio, è sempre possibile e rivolta a tutti. Non spetta a chi è preposto a invocare Dio, prevedere la riuscita di tale invocazione. Né a giudicare la corrispondenza tra foro esterno (irregolare esteriormente) e il foro interno (o della coscienza). Scrive san Paolo: «Non vogliate giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio» (1Cor 4,5).

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