Padova: un Sinodo di «cambiamento»

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«È venuto il tempo di favorire il futuro e di andargli incontro mettendoci in ascolto dello Spirito del Signore Risorto… È tempo quindi di una sintesi ecclesiale che permetta di guardare il futuro “insieme” con un rinnovato coraggio; anzi con un rinnovato entusiasmo».

In queste due frasi pronunciate dal vescovo di Padova, Claudio Cipolla, nel pomeriggio del 16 maggio 2021, in cattedrale, data dell’indizione del Sinodo diocesano, ci sono alcuni tratti fondamentali del cammino sinodale intrapreso dalla diocesi veneta, nella linea indicata da papa Francesco per la Chiesa italiana.

Si tratta – continua il vescovo – di tornare alla fonte, di riscoprire le radici, sapendo che «il Sinodo è prima di tutto opera dello Spirito, non nostra», anche se richiede «che noi ci mettiamo insieme, ci confrontiamo, che studiamo, che ascoltiamo». Dunque, l’appello del vescovo si fa insistente nel «restare uniti nella speranza” e nell’aiutarci «gli uni gli altri a rimanere uniti facendoci operatori di pace, di riconciliazione».

Con la celebrazione del 16 maggio 2021 si è aperto un anno in cui le comunità cristiane della diocesi patavina si sono coinvolte in un cammino impegnativo per fare sentire la loro voce e per stabilire quali temi porre all’attenzione dei membri del Sinodo.

Anno preparatorio

Ogni consiglio pastorale parrocchiale ha scelto dei «facilitatori», figure che hanno favorito, negli «spazi di dialogo», il confronto sincero sulla propria vita personale e sulla vita comunitaria delle parrocchie. Una lettura «vitale» e «puntuale» di circa 2.100 credenti che si sono impegnati a dare voce a tutti e offrire un quadro esaustivo di una diocesi che intende «testimoniare il Vangelo con parole e gesti adatti alla cultura di oggi» (vescovo Claudio).

Il frutto di tali «spazi di dialogo», dall’ottobre 2021 al gennaio 2022 –  circa 3.000 pagine – è stato analizzato dalla Commissione preparatoria, composta da circa 60 componenti che, secondo le loro competenze e l’ascolto dello Spirito, hanno evidenziato alcuni temi emergenti e prioritari («elementi di rottura» e «elementi di germoglio»). Il tutto coordinato da un’efficiente Segreteria, che ha coordinato i passaggi di questo «anno preparatorio», curando soprattutto la formazione dei «facilitatori».

La stessa Commissione preparatoria, proveniente dai diversi territori della diocesi e con diverse competenze, ha iniziato un cammino di formazione, misurandosi su alcuni nuclei tematici decisivi: l’odierno contesto culturale e sociale, la bellezza del Vangelo e l’attualità del suo messaggio, le scelte pastorali della diocesi negli ultimi decenni, i processi decisionali, il futuro delle parrocchie, il linguaggio e la comunicazione.

Il lavoro è stato condotto per tappe: lettura progressiva, condivisione per terne, lettura in segreteria con l’ausilio di una verifica di lessico metrico e scientifico, individuazione degli elementi emergenti, elaborazione dei testi, condivisione in plenaria, dove si sono definiti i 14 temi del Sinodo poi confluiti nello Strumento di lavoro consegnato al vescovo.

Questi temi saranno oggetto di un nuovo ascolto nei Gruppi di discernimento sinodale dell’autunno 2022. Nel frattempo, sono stati scelti circa 400 membri sinodali che saranno divisi da settembre in commissioni di studio per approfondire i 14 temi dello Strumento di lavoro, divisi in tre ambiti:

– le «dimensioni trasversali» (evangelizzazione e cultura, la Chiesa e gli ambiti di vita, il bisogno di spiritualità, la liturgia),

– i «soggetti» (le famiglie, i giovani e le nuove generazioni, l’identità e i compiti dei fedeli laici, l’identità e i compiti dei presbiteri)

– i «cantieri» (il volto delle parrocchie, le parrocchie e lo stile evangelico, le priorità pastorali, la comunicazione della fede, l’organizzazione parrocchiale e territoriale, le strutture e la sostenibilità economica).

Questi temi sono affidati al lavoro dei Gruppi di discernimento sinodale e dell’Assemblea sinodale: essi li approfondiranno per individuare le prospettive ecclesiali, gli obiettivi e le proposte di cambiamento per la Chiesa di Padova.

I Gruppi di discernimento sinodale saranno composti da 7-12 persone che, accompagnati da un moderatore, lavoreranno sui temi del Sinodo, attraverso una «traccia-guida» preparata a livello diocesano. Il loro stile sarà caratterizzato dalla trasversalità che permette di ampliare l’ascolto valorizzando le molteplici appartenenze delle comunità cristiane, e dall’informalità, perché i gruppi possano assumere un volto familiare ed essere un luogo caloroso e fraterno di condivisione.

Le tre prospettive di fondo

Le tre prospettive o convinzioni fondamentali che la diocesi di Padova ha fatto sue e condivise con la Chiesa universale sono:

  1. la conversione in chiave missionaria di tutta la pastorale. Siamo in un periodo di transizione: sarà importante rimanere all’interno di questo processo di cambiamento, investendo convintamente in uno stile missionario. Lo scopo non è la conservazione dell’esistente, ma la promozione delle condizioni che permettono di annunciare anche oggi il Vangelo, di renderlo generativo per le donne e gli uomini del nostro tempo;
  2. il volto e lo stile fraterno delle parrocchie perché rendano accessibile il Vangelo alle persone. La comunicazione del Vangelo infatti può avvenire solo all’interno di relazioni affidabili e continuative. Senza affetto – ossia senza un legame che coinvolga profondamente le persone – non c’è fede. Le parrocchie possono rimettere al centro la qualità evangelica delle proprie relazioni: buone, appassionate e gratuite;
  3. l’inculturazione del Vangelo in un contesto non più visibilmente cristiano nel quale i riferimenti valoriali al messaggio e alla persona di Gesù sono diventate labili. L’incontro con il cristianesimo infatti non avviene più per osmosi e la fede non è più sentita da molti come necessaria per una vita buona.
Apertura del Sinodo

Con la celebrazione della Pentecoste, in cattedrale, lo scorso 5 giugno, il vescovo Claudio ha ufficialmente aperto il Sinodo diocesano, incaricando 400 persone tra laici, presbiteri e religiosi, a raccogliere il cammino di discernimento che avverrà nelle parrocchie e nei vari ambienti di vita.

L’icona liturgica che il vescovo ha proposto è «quella dell’epiclesi, dell’invocazione dello Spirito tramite l’imposizione delle mani», per fare della comunità cristiana il luogo dell’ascolto.

l’icona evangelica scelta per accompagnare il processo sinodale è quella delle nozze di Cana, in modo particolare la frase che Maria rivolge ai servitori: «Qualunque cosa vi dica, fatela».

In questa dimensione di discepolato – ha proseguito il vescovo nell’omelia dello scorso 5 giugno – «ci aspettano la riscoperta dell’umiltà e della povertà come stile, la carità nella verità come atteggiamento dell’incontro e della relazione, ci aspetta la libertà come condizione delle scelte morali e della vita dei cristiani e delle nostre comunità: un linguaggio nuovo e un vero ascolto”. Questo è l’auspicio per il Sinodo di una Chiesa, quella di Padova, che intende “custodire” sul suo territorio un patrimonio prezioso di spiritualità, di tradizione e di cultura ispirate al Vangelo. Il vescovo ha ribadito che «il Sinodo è un’occasione di riflessione spirituale che ci permette di guardare avanti, di essere profetici, di comprendere nella preghiera quale Chiesa vogliamo costruire».

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