Sinodo tedesco: buchetta della posta piena

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cammino sinodale

Dopo quella dei vescovi polacchi e quella dei vescovi dei paesi nordici, è arrivata la terza lettera aperta sul Cammino sinodale tedesco – firmata da un cospicuo numero di vescovi in carica ed emeriti. Si tratta del testo più duro, perché sconfessa in toto il processo sinodale della Chiesa cattolica tedesca, nel quale non ci sarebbe nulla di buono o di evangelico; ma anche del più contraddittorio in se stesso.

Perché, forse, più che nel contenuto della lettera, il messaggio sta nei firmatari (74 in tutto, al momento). Una sorta di who’s who dei denigratori statunitensi di papa Francesco: da Burke a Chaput, da Cordileone a Kagan. La schiacciante maggioranza di coloro che hanno firmato è, appunto, statunitense (47 prelati); coinvolto, quasi in toto, il corpo episcopale della Tanzania (14 vescovi) – con l’Africa quale seconda area di provenienza dei firmatari (18 vescovi). Tra i cardinali non americani, si possono leggere le firme di Arinze (Nigeria), Napier (Sudafrica) e Pell (Australia). Quattro sono i vescovi canadesi, mentre a tenere alto l’onore del vecchio continente europeo ci ha pensato (unico) mons. Camisasca – emerito di Reggio Emilia.

Se teniamo conto dell’opposizione militante contro Francesco, portata avanti dalla grande maggioranza dei firmatari in maniera esplicita o strisciante, la prima contraddizione che salta agli occhi è l’accusa complessiva rivolta alla Chiesa tedesca: nella quale “gli atti intrapresi dal Cammino sinodale, mancando di mettersi in ascolto dello Spirito Santo e del Vangelo, mina la credibilità dell’autorità della Chiesa, compresa quella di papa Francesco…”. Difficile sostenere credibilmente questo punto della correzione fraterna quando da anni non si fa che minare apertamente l’autorità dell’attuale pontefice.

Gli altri sei punti della critica rivolta al Cammino sinodale tedesco riguardano: l’assenza della Scrittura e della Tradizione dai lavori e testi, che sarebbero invece ispirati da analisi sociologiche e da ideologie del momento; un’erronea comprensione della libertà cristiana nel senso dell’autodeterminazione, e non come capacità di fare ciò che è giusto; l’assenza totale della gioia del Vangelo; la dimensione sostanzialmente burocratica e quindi anti-evangelica, con una sottomissione al mondo e alle ideologie; la concentrazione sulla questione del potere, che sarebbe “in contrasto con la natura reale della vita cristiana” – la Chiesa, infatti, non sarebbe semplicemente una “istituzione, ma una comunità organica; non ugualitaria ma familiare, complementare e gerarchica”.

L’ultima accusa mossa al Cammino sinodale è quella definita “terribilmente ironica” di essere un “esempio distruttivo che potrebbe condurre alcuni vescovi, e condurrà molti laici cattolici altrimenti fedeli, a diffidare dell’idea stessa di sinodalità – impedendo così quella necessaria conversazione della Chiesa rispetto al compimento della missione di convertire e santificare il mondo”.

Anche lasciando da parte l’autoritarismo di queste parole, dove non si capisce da dove i firmatari traggano la certezza del fatto che molti laici diffideranno della sinodalità a causa del Cammino sinodale tedesco (mentre i vescovi vengono salvati da questa deriva attraverso un congiuntivo), non si comprende (in quanto non spiegato) come e perché il Cammino sinodale generi, di per sé, una crisi della sinodalità.

Ben più delle altre, questa lettera aperta è intrisa essa stessa di ideologia – che ha la medesima struttura di quella che i firmatari pensano di rinvenire nel Cammino sinodale tedesco (senza, però, mai rimandare una volta a qualcosa di concreto presente nei testi, nelle deliberazioni o nelle discussioni assembleari). Tutto è così generico e senza riferimento, che è difficile comprendere come una tale lettera possa contribuire al riallineamento auspicato del Cammino sinodale con la dottrina cattolica. Probabilmente perché l’unica soluzione possibile vista dai vescovi che hanno firmato la lettera è quella dell’annichilimento del Cammino sinodale in quanto tale.

In prima battuta e in forma esplicita. Perché il vero oggetto del contendere, quello a cui mirano effettivamente i firmatari, sembra non essere tanto il Cammino sinodale tedesco quanto, piuttosto, il Sinodo sulla sinodalità della Chiesa universale – come lascito ecclesiologico di papa Francesco. È in questo ambito che non dovrà succedere nulla, perché qualsiasi cosa che non sia ripetizione dell’esistente sarebbe fuori dalla Tradizione (e qualsiasi cosa che non sia automaticamente riconducibile alla Scrittura non sarebbe corrispondente al Vangelo).

Si ripete, ancora una volta, una comprensione di Scrittura e Tradizione come due realtà completamente a-storiche, sospese in un limbo di sacralità immunitaria (a preservare l’idea di Chiesa che hanno i firmatari della lettera, che non è però ciò che la Chiesa deve essere in nome del Vangelo, e certamente non è l’idea di Chiesa di papa Francesco).

Ma dietro questa funzione immunizzante e anestetica della Tradizione e delle Scritture sta il vero problema di questo modo di intendere il cattolicesimo e la sua istituzione: dove una certa idea di Dio predetermina la sua realtà (con l’idea superiore al reale, da un lato, e con il possesso umano dell’idea quale istanza normativa della realtà stessa di Dio, dall’altro).

Il Cammino sinodale ha tutti i suoi limiti – e testi come questa lettera aperta non aiutano a metterli costruttivamente in luce, finendo col disperdere anche quanto di buono si poteva e doveva trovare nelle lettere dei vescovi polacchi e nordici.

Ma anche questa lettera della resistenza americana al pontificato di Francesco ha un suo limite: fa tremendamente fatica ad accettare un Dio che si fa carne; anzi, cerca in ogni modo di salvarlo da questo suo essere proprio così e non altrimenti.

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3 Commenti

  1. p. Sergio 15 aprile 2022
  2. Gian Piero 14 aprile 2022
  3. Tobia 13 aprile 2022

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