L’Italia è un paese per giovani?

di: Paola Zampieri (a cura)

Un ciclo di incontri posti sotto l’interrogativo generale “Dove va la morale?” e declinati nel particolare tema dell’“Etica delle generazioni”: a Padova, presso la Facoltà teologica del Triveneto, per quattro pomeriggi tra novembre a febbraio, si confronteranno demografi, sociologi, teologi, filosofi, educatori, esponenti del mondo dell’islam e del mondo valdese. L’obiettivo di questo dialogo fra saperi diversi è cercare di comporre, in un presente contraddittorio, un quadro entro cui trovare risposta alle domande in gioco: quale responsabilità per le nuove generazioni? quali risorse morali e civili per una rinnovata capacità di futuro? quali spazi per rimettere al mondo la speranza? A introdurre e a moderare il dibattito sarà Simone Morandini (Fondazione Lanza e Facoltà teologica) che abbiamo intervistato.

 

 – Professor Morandini, l’Italia sembra un paese ripiegato su se stesso. Quali sono le principali emergenze che toccano la vita dei giovani e come la condizionano?

Un primo problema è quello demografico: i giovani sono pochi e il loro peso sociale cala via via, facendo perdere creatività e slancio all’intero sistema paese. Un secondo è che non sembra esserci posto per loro: si fatica a trovare quel lavoro buono che dà sapore alla vita; per molti l’alternativa alla disoccupazione è fatta solo di lavoretti frustranti e precari. Difficile in tale contesto costruire progetti lungimiranti di vita, anche familiare…

– Che tipo di futuro si intravvede per i giovani d’oggi?

Di futuro si può parlare solo prospettando una svolta profonda: solo rigenerando un tessuto sociale e produttivo si possono aprire spazi rinnovati. Il rischio, altrimenti, è quello di condannare generazioni intere a restare eternamente ragazzi/e, sospesi nel limbo dell’incertezza.

– A che cosa fa riferimento esattamente l’espressione “etica delle generazioni”, che dà il titolo al ciclo di incontri?

L’etica degli ultimi decenni sta sempre più imparando a ragionare su una scala temporale lunga, declinando cioè la responsabilità morale al di là delle relazioni immediate. Temi come la sostenibilità ambientale, ma anche quella previdenziale esigono di pensare in tutto il suo spessore il rapporto tra le diverse generazioni.

– Quali piste di riflessione e di lavoro potranno emergere dai diversi contributi che saranno portati nelle conferenze?

Se il tema generale è così vasto, è chiaro che i diversi incontri ne esploreranno dimensioni diverse: accanto a quella demografica (trattata nel primo incontro) e a quella ambientale (17 gennaio, con l’intervento di Enrico Giovannini – il suo Utopia sostenibile offre analisi e prospettive davvero lucide in ordine al futuro del nostro paese), un’attenzione sarà data ai nuovi italiani di seconda generazione, con le sfide educative poste dalla loro presenza. Preziosa in tal senso la partecipazione di Youssef Sbai, con la sua conoscenza del mondo musulmano in Italia, accanto a quella di Gaia De Vecchi, che sa intrecciare la prassi dell’educare con la riflessione etica (13 dicembre).

 

– Nel programma sono presenti anche rappresentanti di altre religioni/confessioni cristiane (islam, valdesi): che ruolo gioca il dialogo in questo contesto?

Fondamentale: la città che sta emergendo dalle trasformazioni di questi anni è sempre più plurale e occorre imparare a far interagire in modo costruttivo le diverse comunità religiose, imparando gli uni dagli altri. Bisogna capire che la pluralità è risorsa vitale, non problema! Mi aspetto molto in tal senso dall’incontro finale (7 febbraio), in cui la teologa e filosofa cattolica Lucia Vantini dialogherà con la pastora Ilenya Goss, bioeticista, per una meditazione congiunta sul futuro nel segno della speranza.

– Quali sono le risorse morali e civili che dovrebbero/potrebbero essere messe in campo per generare un futuro sostenibile?

La Fondazione Lanza sta riflettendo da anni sull’idea di “etica civile” e, nell’autunno 2019, a Firenze si terrà il 3° Forum dedicato al tema, co-promosso da una rete ormai ampia di soggetti associativi, culturali, editoriali. Il tema sarà quello del “Patto tra generazioni”, come realtà essenziale per costruire una città davvero abitabile.

– Ci sono stimoli dal sinodo dei giovani, in chiave etica?

È troppo presto per verificare i contenuti emersi; non però per evidenziare un metodo, che nella preparazione ha dato la parola – in modi e con strumenti diversi – ai giovani (quelli cattolici come quelli con differenti riferimenti religiosi o ideali). L’Instrumentum laboris per riflettere sui giovani ha così potuto essere elaborato a partire dall’ascolto degli stessi giovani.

– Quest’anno l’organizzazione del ciclo “Dove va la morale” si apre alla collaborazione con la Formazione all’impegno sociale e politico della diocesi di Padova. Quale contributo specifico il nuovo partner potrà portare alla riflessione sui temi etici?

È un passaggio importante: nel momento in cui la riflessione etica si focalizza su un tema che ha una costitutiva dimensione socio-politica, la presenza di chi, su tale tema, lavora da decenni è stimolo importante e arricchimento per la ricerca.

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