Meglio i cani dei migranti?

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In questo paese è un reato abbandonare i cani ed è legge mettere per strada i migranti: è l’affermazione di Calogero Peri, vescovo di Caltagirone (Sicilia), davanti alla cacciata dei migranti dal CARA (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Mineo (Catania). Entro l’11 dicembre, 90 persone (su 1.800) dovranno abbandonare la struttura senza sapere dove andare.

I segnali di tensione fra indirizzi di legge (“Decreto sicurezza”), fortemente voluti dall’attuale maggioranza e, in particolare, dal vicepresidente del consiglio, on. Matteo Salvini, e il mondo cattolico più sensibile al tema dei poveri stanno aumentando. In Toscana, in Lombardia, in Veneto, in Sicilia e altrove voci cristiane richiamano le contraddizione umanitarie di norme amministrative poco efficaci e ancor meno condivisibili.

Nell’unità pastorale di Massarosa (Bozzano, Piano del Quercione, Pieve a Elici, Gualdo, Montigiano; diocesi di Lucca) nel blog parrocchiale si critica il decreto sicurezza, «una bandierina piantata sul tema immigrati» da parte di chi «bada più ai consensi elettorali che al bene comune». Segno di un «letargo di civiltà».

Gli esponenti della Lega, E. Montemagni e A. Recaldin rispondono: «Abbiamo sempre saputo che compito dei pastori di Dio è quello di curare le anime. Non ci risulta, infatti, che tra i compiti loro affidati rientrino anche le dichiarazioni politiche».

In Lombardia (cf. Avvenire, 7 dicembre) la cooperativa Aesis dovrà abbandonare una trentina dei 150 migranti collocati in vari appartamenti. La Caritas ambrosiana prevede a breve l’abbandono di 500 migranti.

A Padova, don Luca Favarin consiglia di non fare il presepe quest’anno come scelta di coerenza evangelica: «Gesù era un migrante e noi li lasciamo per strada».

A Genova don Paolo Farinella decide di chiudere la sua chiesa votiva durante le feste per non collaborare a nascondere la contraddizione antievangelica in atto.

Don Virgino Colmegna, presidente della Casa della carità di Milano, attraverso le pagine di Famiglia cristiana, invita i cristiani ad atti di disobbedienza civile.

I toni si abbassano, ma si alza il livello quando sono coinvolti i vescovi. È il caso di Caltagirone, da cui sono partito. Davanti all’abbandono dei migranti mons. Peri si è messo alla ricerca di posti letto in case e istituti privati. Se non basteranno «apriremo anche le chiese per alloggiare queste persone». E così richiama i fedeli: «In Italia, specialmente prima delle vacanze estive, passa una bella pubblicità: non è civiltà abbandonare i cani per strada e chi lo fa è punito per legge. Invece, abbandonare per strada i migranti o, se sembra troppo forte, “accompagnarli” e lasciarli per strada, è “sicurezza”, è legge».

Il livello si alza ancora più quando interviene il papa. A metà agosto 2018 don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro (Pistoia) è costretto a chiudere (temporaneamente) il centro di accoglienza per gli immigrati gestito dalla parrocchia. Esulta l’on. Salvini: «Tempi duri per il prete che ama attaccare me e circondarsi di presunti profughi». L’8 novembre giunge al parroco una lettera dal Dicastero vaticano per il servizio allo sviluppo umano integrale, e particolarmente dalla sezione migranti e rifugiati direttamente dipendenti dal papa. Firmata da p. F. Baggio, si legge: «Papa Francesco ha voluto condividere con la sezione migranti la lettera con la quale ella rappresenta tutta la sua viva preoccupazione per la situazione di rifugiati di Vicofaro». «Mi è gradita l’occasione per esprimere grande vicinanza ad una realtà che si distingue come esempio di accoglienza dei nostri fratelli e sorelle migranti». Con lo sforzo di «contribuire a contrapporre la cultura dell’incontro a quella dell’indifferenza e dello scarto». Siamo solo all’inizio.

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Un commento

  1. Giorgia Gariboldi 8 dicembre 2018

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