Parole per loro…

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personale ospedalieroSi può trovare una qualche parola degna per il personale medico e infermieristico del nostro servizio sanitario nazionale che da tre settimane si ritrova, quotidianamente, sul bordo più oscuro e impregnato di dolore dell’emergenza che stiamo vivendo? Perché in questo momento, come paese e come Chiesa, è proprio di queste parole che ci dobbiamo mettere in cerca.

Al dovere professionale che stanno mettendo in campo deve corrispondere, da parte nostra come cittadini, il dovere civile di preoccuparci della loro tenuta spirituale. Perché, in momenti come questi, la forza dell’animo conta quanto le competenze professionali per farci galleggiare tutti nella marea che ci sta sommergendo.

Parole di riconoscimento grato che siano per loro anche nutrimento per sopportare l’ammasso di presa diretta con la finitudine umana di cui si fanno carico ogni giorno per noi.

Una grammatica minima dell’animo che li consenta di non soccombere davanti alla morte di esseri umani che, fuori dagli ospedali, diventa solo statistica. Non consolatoria, non ne hanno bisogno; ma capace di infondere ragioni e forza per riprendere ogni loro estenuante turno. Perché sono uomini e donne come noi, con le loro fragilità e paure – che mettono da parte per essere a nostro servizio.

Parole che possano essere un momento in cui sostare, per rinfrancare l’animo scosso e poi poter tornare a spendersi per noi senza soccombere. Come comunità cristiana e come Chiesa italiana, credo, abbiamo il dovere di metterci in cerca di queste parole per loro – parole pubbliche, parole accessibili. Perché ci sono tempi in cui portarli nella più sincera preghiera di cui siamo capaci non basta.

Se sentiamo questo dovere, credo che molti uomini e donne nella comunità cristiana possano trovare queste parole che, discrete, si impegnano a sostenerli nella tenuta dello spirito. Saranno un po’ stentate, traballanti, apparentemente banali, ma sono un dovere della fede oggi.

Sappiate che, quantomeno, le stiamo cercando; che sentiamo l’urgenza di trovarle e consegnarle a voi come fragile ma indefesso sostegno dell’animo. È il minimo che vi dobbiamo come comunità cristiana di questo paese.

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