Spiritualità: senza Dio e senza istituzioni

di: Paola Zampieri
Intervento del sociologo Berzano

Il sociologo Luigi Berzano

Note da un convegno padovano

Spiritualità, nell’epoca attuale, definita post-secolare, è un concetto più efficace di quello di religione per interpretare le trasformazioni che la secolarizzazione continua a produrre sia nella scena pubblica sia in quella degli stili di vita degli individui. È partita da qui la riflessione del sociologo Luigi Berzano, ordinario dell’Università di Torino, intervenuto al seminario «Una spiritualità post-secolare», organizzato a Padova lo scorso 6 giugno dal biennio di specializzazione in Teologia spirituale della Facoltà teologica del Triveneto e dal Centro studi di spiritualità della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale.

Nell’epoca post-secolare – trasformata cioè dai processi di secolarizzazione – si sono moltiplicate spiritualità che hanno assunto «profili e contenuti che non discendono più da una dottrina istituzionale, da un unico sistema rituale, da un unico stile di vita e non hanno più l’utilità sociale del passato di essere ben integrati nel proprio ambiente. Queste nuove forme di spiritualità, più che elaborazioni di dottrine, sono risposte a bisogni esistenziali di senso; e il senso è la significazione globale che un soggetto individuale o collettivo assegna al suo stile di vita». Tali «spiritualità senza Dio» hanno in comune il dato di non porre il loro baricentro in alcuna religione istituita, dalla quale ricevere legittimità e riconoscimento: «Nella fase post-secolare in cui l’individuo ritiene di avere pieni poteri su se stesso, lo spirituale e anche l’ateismo tradizionali si mutano in forme soggettive, esperienziali, indipendenti dai contenuti dogmatici e dai confini delle religioni storiche».

Quattro profili caratteristici

Quattro sono i profili in cui si declinano le spiritualità post-secolari nell’analisi del sociologo torinese: (1) «designer spirituality», la costruzione del proprio stile di vita spirituale in dimensione personalizzata, autonoma, creativa, eclettica, trendy; (2) «esperienziali», dove centrale è la dimensione emozionale: “ho fatto una bella esperienza” è la chiave interpretativa di chi ha provato emozioni in un evento, viaggio, rito religioso; (3) «glocali», per la porosità dei confini dei mondi della globalizzazione che ha coinvolto anche i mondi religiosi in una sorta di «terziarizzazione spirituale», dove il mercato si è appropriato pure dei bisogni spirituali offrendo un settore di servizi quali fitness e terme spirituali, centri benessere, studi di coaching, festival (ad esempio, Torino spiritualità), editoria e prodotti in vendita in farmacia ed erboristeria; (4) «ana-teistiche», caratterizzate cioè dalla ricerca personale del divino, con l’intento di oltrepassare la dimensione di vuoto e di smarrimento che contraddistingue l’epoca contemporanea.

«Si moltiplicano le spiritualità come gli stili di vita», ha sottolineato Berzano. «Tutto indica il desiderio del soggetto di differenziarsi e di individuarsi anche nel campo dell’identità religiosa. Lo stile di vita si oggettivizza e con ciò si moltiplica, ponendosi a disposizione di chi lo adotta, il quale ne fa un uso proprio e lo connota di significati e funzioni personali, indipendentemente dalla dimensione valoriale originaria. In questo processo di personalizzazione e di autocoscienza stilistica, crescono individui religiosi e spiritualità privi di uno status religioso fisso». Tutto ciò non preannuncia la morte del religioso, ma piuttosto «la tendenza dell’individuo a costituire un suo progetto di vita religiosa, tra i vari progetti di vita da costruire, accanto a quello formativo, lavorativo, familiare».

Fuori dalle istituzioni religiose

L’esperienza della pluralità dei mondi sociali propria della modernità – ha concluso – fa perdere rilevanza alla sfera delle istituzioni in tutti i campi, compreso quello religioso, così che le esperienze personali dell’individuo acquistano più realtà di quelle delle istituzioni. I bisogni di individualizzazione e differenziazione – che la sociologia classica riconosce come i due grandi principi di ogni evoluzione sociale, individuale e collettiva – operano anche nella dinamica delle forme religiose, spingendo il soggetto a liberarsi dall’obbligo di seguire irriflessivamente modi di vita tramandati per tradizione o abitudine.

Alla relazione del sociologo ha fatto eco la voce del teologo, Giovanni Trabucco, docente alla Facoltà teologica del Triveneto e alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Il teologo ha sostenuto la tesi che sul tema della spiritualità nella contemporaneità post-moderna risulti più feconda l’interlocuzione con quei pensatori – quali J. Benoist, A. Badiou, J.Y. Lacoste, J.L. Chretien – credenti e non, che tematizzano la struttura antropologica fondamentale e in essa la dimensione dello scarto o dell’interruzione come costitutiva, e lo statuto singolare e determinante dell’atto.

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