Dell’essere e dell’amore

di: Stefano Zamboni

copertinaL’ambiguità e il conseguente rischio di una banalizzazione della parola «amore» è stata denunciata a più riprese. Basti ricordare, per esempio, le lucide considerazioni di Josef Pieper in uno dei suoi aurei libretti dedicato, appunto, all’amore o la provocatoria proposta di Paul Tillich che avrebbe desiderato bandire il termine in ambito teologico preferendogli quello ben più univoco e consistente di agape. In tale linea anche la Deus caritas est di Benedetto XVI inizia proprio col notare il problema semantico intorno al significato di amore per poi proporre una sua risoluzione con i concetti «polari» di eros e agape.

Una tale cautela induce Dario Cornati – docente presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale – a ripercorrere con rigore la storia dello spirito occidentale sul tema dell’amore: dal pensiero e dall’ethos greco (tra tutti il Simposio platonico) fino al medioevo cristiano, passando per il crocevia del pensiero agostiniano; dalla stagione moderna (da Cartesio al romanticismo fino a Husserl) alla figura di von Balthasar, vero e proprio punto di fuga di questo testo, al contempo impegnativo e appassionante, dedicato a «verità e giustizia di agápe».

Non si tratta, ovviamente, di un’indagine esaustiva, con una assoluta pretesa di completezza (mancano alcuni autori imprescindibili sul tema, tra tutti il Kierkegaard degli Atti dell’amore), ma di un itinerario che intende comprendere le ragioni di quella che l’autore definisce come «rimozione della qualità etica e affettiva dell’originario metafisico» (p. 14), a profitto di una declinazione razionalistica dell’essere e del divino. È proprio il superamento di una tale riduzione nominalistica che induce ad accostare due termini a prima vista confliggenti come «metafisica» e «amore». Solo il loro reciproco rimando consente infatti di cogliere fino in fondo la verità dell’essere (contro ogni depotenziamento sostanzialistico) e dell’amore (contro ogni deriva sentimentalistica). Insomma, si tratta di proporre – con rigore di pensiero e coraggio profetico – una «metafisica della verità e della giustizia dell’amore, finalmente apprezzato come il nome stesso dell’essere» (p. 13).

Il maestro di Cornati, in questo arduo esercizio di pensiero credente, non può che essere Hans Urs von Balthasar: non solo, ovviamente, il testo del 1963 Solo l’amore è credibile, in cui vi è quasi il compendio del suo pensiero, ma anche il secondo volume di Teologica e una straordinaria meditazione, conclusa poco prima della morte, sulla teologia dell’infanzia (Se non diventerete come questo bambino). Persuaso che l’amore è il «trascendentale in assoluto», il teologo svizzero ci offre le chiavi per pensare in modo unitario una teologia convintamente trinitaria, un’ontologia del dono e della generazione, un’etica della relazione e degli affetti, un’antropologia dei legami, una metafisica della vita che – come afferma Pierangelo Sequeri nella sua postfazione – «attinge alla giustizia della libera destinazione dell’amore divino, che fa-essere nel voler-bene. E qui sta la smisurata misura di ogni senso dell’essere e del bene, in cui verità e giustizia sono conciliate. Solo quando sono conciliate, l’essere è come deve e il bene vi corrisponde realmente» (p. 394).

L’itinerario è senza dubbio impegnativo, a tratti persino ostico. Approda, però, con la guida di von Balthasar, alla figura del bambino: «Nella sua indigenza, il bambino ha sacro diritto all’assistenza, che tuttavia può venir soddisfatto essenzialmente soltanto dall’amore. Il bimbo dunque ha diritto a qualcosa che sovrasta il piano giuridico e che può essere ottenuto soltanto con una dedizione libera, con un dono» (cit. p. 381). Il bambino, potremmo dire, è l’archetipo di un felice ricongiungimento – o meglio di una originaria co-implicazione – di essere e dono, di logos e agape, di identità e generazione. Nel volto di ogni bambino si coglie, a ben vedere, la bontà della creazione e l’affidabilità del Dio che ama fino alla fine.

Dario Cornati, «Ma più grande è l’amore». Verità e giustizia di agápe, Queriniana, Brescia 2019, pp. 432, euro 33,00.

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