
Oggi 5 gennaio, quattro anni fa, ci lasciava all’età di 86 anni il filosofo Enrico Berti (3 novembre 1935-5 gennaio 2022). Berti è stato un filosofo di altissimo livello internazionale, uno dei più autorevoli studiosi italiani del pensiero antico e in particolare studioso del filosofo greco Aristotele (384-322 a C.), cui ha consacrato la vita di studio e un’impressionante serie di opere[1]. Ha esplorato l’intero corpus del filosofo greco, scrivendo libri che mettono in luce i legami tra la dialettica aristotelica e il pensiero moderno e contemporaneo. Uomo di straordinaria generosità e di rara gentilezza, sempre aperto al dialogo e disponibile con chiunque. Ebbi modo di conoscere e conversare, amabilmente, fine anni ’90, con il professore Enrico Berti, in occasione di un convegno organizzato a Tuoro sul Trasimeno (Perugia), in ricordo del filosofo umbro Teodorico Moretti-Costanzi (1912-1995).
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Le sue lezioni colpivano per la straordinaria chiarezza. Eppure, dietro quell’apparente semplicità si celavano anni di studio profondo e una competenza filosofica e filologica davvero eccezionale: leggeva il greco classico con la stessa naturalezza con cui si parla la propria lingua madre e correggeva le traduzioni sbagliate con una disinvoltura quasi sconcertante. Non gli interessava stupire né mettersi in mostra con teorie a tutti i costi originali. Prendeva un testo di un grande filosofo del passato, lo distribuiva in classe e lo commentava con rispetto, profondità di pensiero e rigore filologico impeccabile. Un modus operandi oggi riscontrabile tra i numerosi allievi che insegnano a vari livelli dalla scuola primaria all’ambito accademico, secondo lo stile del maestro.
«Nel quarto anniversario della scomparsa di Enrico Berti − spiega Silvia Fazzo[2], dell’Università del Piemonte Orientale − è opportuno ricordare una figura che ha segnato in modo decisivo gli studi aristotelici in Italia e nel panorama internazionale. Considerato il massimo interprete di Aristotele nel nostro Paese, Berti ha fatto scuola non solo attraverso una produzione scientifica di riferimento, ma anche promuovendo pratiche di ricerca fondate sul confronto rigoroso e sulla lettura condivisa dei testi».
E poi aggiunge Fazzo: «Insieme a Mario Mignucci (1937-2004), ha introdotto a Padova e in Italia il metodo del seminario aristotelico, destinato a formare generazioni di studiosi e ancora oggi attivo anche in forma online. In questa stessa prospettiva si colloca il suo convinto incoraggiamento alla fondazione della rivista Aristotelica (aristotelica.cnr.it), che accompagnò fin dall’inizio come progetto scientifico collettivo, riconoscendone l’importanza per il futuro degli studi aristotelici».
Infine, sottolinea Fazzo: «I suoi lavori giovanili sul primo Aristotele e la matura traduzione della Metafisica (Laterza 2017) (nota), fondata sui manoscritti più antichi (cosiddetta tradizione alpha) restano punti di riferimento imprescindibili. Maestro autorevole e insieme profondamente dialogico, Berti ha unito rigore, apertura e attenzione alle nuove generazioni, lasciando un’eredità che continua a operare nel tempo».
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Enrico Berti nacque il 3 novembre 1935 a Valeggio sul Mincio (Verona), ma la sua famiglia – il padre era farmacista – si trasferì presto a Chioggia. Frequentò il Liceo classico “Carlo Bocchi” di Adria, dove ebbe come insegnante di filosofia Armando Rigobello, a sua volta allievo, all’Università di Padova, di Luigi Stefanini, uno dei principali esponenti del personalismo filosofico italiano. Fu proprio Rigobello, che in seguito sarebbe diventato docente all’Università di Perugia, a trasmettere al giovane Enrico la passione per la filosofia. Nel 1953, vincendo le iniziali resistenze familiari, si iscrisse al corso di laurea in Filosofia presso l’Università di Padova.
Si laureò il 7 luglio 1957 con una tesi intitolata Genesi e sviluppo della dottrina della potenza e dell’atto in Aristotele; un estratto di questo lavoro fu pubblicato l’anno successivo sulla rivista «Studia Patavina». Relatore della tesi fu Marino Gentile, che Enrico Berti considerò sempre il suo maestro. Enrico Berti emerse rapidamente nell’attenzione degli studiosi grazie alle sue prime monografie: La filosofia del primo Aristotele (1962), Il “De re publica” di Cicerone e il pensiero politico classico (1963) e L’unità del sapere in Aristotele (1965). A queste fece seguito un’ampia produzione scientifica che si estende per oltre sessant’anni.
Nel 1963 ottenne il diploma di perfezionamento in Filosofia presso l’Università di Padova e, nello stesso anno, vinse il concorso nazionale per la cattedra di Storia della filosofia antica. Dal 1° gennaio 1965 al 31 ottobre 1969 insegnò questa disciplina all’Università di Perugia, per poi passare alla cattedra di Storia della filosofia nello stesso ateneo. Dal 1° novembre 1971 fu professore ordinario di Storia della filosofia all’Università di Padova, dove rimase fino al pensionamento (30 settembre 2009). Il 18 marzo 2010 fu nominato professore emerito.
La sua lunga carriera accademica è stata caratterizzata da numerosi incarichi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Nell’Ateneo patavino diresse il Dipartimento di Filosofia (1997-2002), il Centro interuniversitario per la storia della tradizione aristotelica (2000-2008) e la Scuola di dottorato in Filosofia (2003-2009).
Fu inoltre titolare della Cattedra “Perelman” presso l’Università Libera di Bruxelles (1997-1998) e insegnò come professore invitato alla Pontificia Università Gregoriana (2000), alla Pontificia Università della Santa Croce (2005), alla Pontificia Università di Santa Fe in Argentina (2008) e alla Facoltà di Teologia di Lugano (dal 2006). Già membro del comitato consultivo del Consiglio Universitario Nazionale per la Filosofia (1987-1997), presidente della Società Filosofica Italiana (1983-1986 e 1995-1998), vicepresidente della Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie (2003-2008), presidente del consiglio scientifico del Centro di Studi Filosofici di Gallarate (2008-2011) e presidente dell’Institut International de Philosophie (2011-2014).
Fu socio effettivo dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, nonché membro della Pontificia Accademia delle Scienze, della Pontificia Accademia di San Tommaso, della International Academy for Philosophy, dell’Institut International “Jacques Maritain”, della Société Européenne de Culture e dell’Interdisciplinary Centre for Aristotle Studies di Salonicco.
Nel 2013 ricevette la laurea honoris causa dall’Università Nazionale Capodistriana di Atene e fu insignito del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Questo, in sintesi, il curriculum studiorum e dei numerosi incarichi e riconoscimenti riguardanti la figura del filosofo Enrico Berti.
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In cauda un aneddoto raccontato dello stesso Enrico Berti:
Scrive Berti: «Nel 1935 si tenne a Salsomaggiore il X Congresso Nazionale di Filosofia, che ebbe come tema il “realismo”. Ad esso parteciparono al completo i docenti dell’Università Cattolica, tra i quali Gustavo Bontadini e Marino Gentile, allora giovani “liberi docenti” di tale università […].
Nell’intervento di Bontadini, dal titolo Realismo e idealismo, compare, credo per la prima volta in un’opera a stampa, l’espressione “metafisica classica”, usata però come sinonimo di “metafisica dell’essere” e di “neoscolastica”. Nell’intervento di Marino Gentile, dal titolo Le posizioni del problema dell’essere nella metafisica di Aristotele, non c’è l’espressione “metafisica classica”, ma solo quella di “metafisica scolastica”.
Tuttavia, nel corso libero pareggiato di Storia della filosofia antica, tenuto dallo stesso Gentile all’Università Cattolica nell’anno 1934-1935, dal titolo “Commento storico e teoretico alla Metafisica di Aristotele”, l’espressione compare. Ciò risulta dal quaderno di appunti scritti a mano in preparazione del corso, che Gentile mi ha lasciato prima di morire e che conservo come una preziosa reliquia.
Il corso ebbe inizio il 3 novembre 1934, quindi è presumibile che gli appunti risalgano già a quel periodo. Sta di fatto che alla pagina 27 del quaderno, dove è riportato il contenuto della lezione XXIV, in data 12 marzo 1935, viene riassunto il cap. 6 del libro XII della Metafisica, con la dimostrazione della necessità di un motore immobile, e il riassunto si conclude con le seguenti parole: “Apparizione del concetto di atto. La trattazione si prolunga, ma non si può dire che non ne valesse la pena! È la nascita della metafisica classica (aristotelica-tomistica)”».
Perdonerete la confessione di una certa emozione, perché il 1935 è l’anno della mia nascita e mi fa piacere constatare di essere nato insieme con l’ingresso nella filosofia italiana dell’espressione “metafisica classica”[3].
[1] Nell’economia di un articolo sarebbe impossibile indicare tutti gli scritti di Enrico Berti. Pertanto, di seguito indichiamo le opere principali del filosofo veneto. La filosofia del “primo” Aristotele (1962, 1997); L’unità del sapere in Aristotele (1965); Studi aristotelici (1975); Profilo di Aristotele (1979, 1994); Le ragioni di Aristotele (1989); Il pensiero politico di Aristotele (1997); In principio era la meraviglia. Le grandi questioni della filosofia antica (2008); La ricerca della verità in filosofia (2014); Aristotele-Metafisica, Laterza, 2017; Introduzione alla metafisica, 2017; La metafisica di Platone e di Aristotele, nell’interpretazione di A. Rosmini, 1978; Aristotele. Dalla dialettica alla filosofia prima. Con saggi integrativi, 2004; Aristotelismo, 2017.
[2] Silvia Fazzo, Università del Piemonte Orientale, presidente del Corso di Laurea in Filosofia e Comunicazione; professore di Storia della filosofia Antica e Medievale e direttore di Aristotelica. CNR.it; coordinatore del Seminario Aristotelico “E. Berti”.
[3] Enrico Berti, Introduzione alla metafisica, UTET, Novara, 2017, pp. 183-184.






Con il prof. Berti si fa un tuffo culturale benefico e salutare nei memorabili anni 70 della facoltà di filosofia, nella splendida città di Perugia , altri tempi e altre atmosfere di pensiero e di ricerca della verità.
Sono onorato e orgoglioso di essere stato attento uditore delle sue umili e magistrali lezioni di Storia della filosofia .
Ricordo le lezioni del professor Berti.
Tutto sembrava semplicissimo e chiarissimo.
Solo quando si provava poi ad esprimere noi stessi quei concetti che lui ci aveva esposto, capivamo quanto era difficile e complesso quello che ci aveva spiegato.
Non ho mai incontrato un professore del genere!
La sua umanità e il suo amore per i giovani poi erano incantevoli.
Grazie sempre professor Berti!
Una trentina di anni fa invitai il Prof. E. BERTI a tenenere un corso di una decina di lezioni a Rimini sulla “conoscenza metafisica “. Il pubblico, attento e numeroso, fu catturato dalla limpidezza del pensiero e dalla gentilezza del relatore.
Lo ricordo con gratitudine e affetto.
E’ stato bello ritrovare oggi dopo tanti decenni il racconto dell’opera e dell’ ingegno di uomini di cultura (Berti, Rigobello) che conobbi e amai con stupita ammirazione sui libri di filosofia del liceo
Un saluto, grande prof.
Roberto Sieni