Monaci buddhisti in marcia per la pace

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Dopo aver camminato per oltre 3.700 chilometri attraverso gli Stati Uniti un gruppo di monaci buddisti è arrivato oggi a Washington come ultima tappa del loro pellegrinaggio «Walk for Peace». Ad accoglierli una immensa folla si è radunata nella National Cathedral dove si è tenuta una celebrazione interreligiosa per la pace.

I monaci hanno iniziato il loro viaggio a Fort Worth, in Texas, e dopo un viaggio di 108 giorni.

«Oggi, stare qui, in questo luogo sacro è un’esperienza travolgente per noi», ha detto il Venerabile Bhikkhu Pannakara. «Dietro di me, in questo momento, abbiamo tutti i leader religiosi. Riuniti qui insieme per la stessa missione: la pace. Stiamo camminando insieme su questo cammino per trovare la pace in noi stessi e condividerla con la nostra nazione e con il mondo. Per me, questo è un momento che sarà ricordato per il resto della mia vita”.

«La pace – ha proseguito il monaco – è qualcosa che cerchiamo da così tanto tempo. Eppure, ancora non siamo riusciti a trovarla». «Lasciate che la pace fiorisca e prosperi tra tutti noi, in questa nazione e nel mondo, affinché possa diventare un posto migliore in cui vivere per tutti gli esseri».

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A dare ufficialmente il benvenuto ai monaci sul sagrato, il Rev. Randolph Marshall Hollerith, decano della cattedrale. «Siamo onorati di dare il benvenuto a questi ambasciatori di pace che hanno viaggiato da così lontano per essere con noi. Vorrei dare il benvenuto anche ai tanti leader di tutte le religioni dell’area di Washington D.C. che si sono riuniti per amore e in nome della pace. Grazie per essere con noi».

Prima di dare inizio alla celebrazione il decano ha chiesto a tutti i presenti un momento di silenzio. Poi la campana più grande della cattedrale ha suonato «in onore di tutti coloro che hanno dato la vita nella ricerca della pace». Quando il Rev. Mariann Edgar Budde, vescovo anglicano di Washington, ha preso la parola ha letto una preghiera per la pace attribuita a San Francesco:

«Ti preghiamo. Signore, facci strumenti della tua pace. Dove c’è odio, fa’ che seminiamo amore. Dove c’è offesa, che porti perdono. Dove c’è discordia, che porti unione. Dove c’è disperazione, che porti speranza. Dove c’è oscurità, che porti luce. Dove c’è tristezza, che porti gioia. Fa’ che non cerchiamo tanto di essere consolati quanto di consolare. Di essere compresi quanto di comprendere. Di essere amati quanto di amare. Perché è nel dare che riceviamo. È nel perdonare che siamo perdonati. Ed è morendo che rinasciamo all’eterno».

La Walk for Peace è un’iniziativa di un gruppo di 19 monaci buddisti vietnamiti che ha deciso di intraprendere un pellegrinaggio a piedi attraverso gli Stati Uniti, con al seguito un cane di nome Aloka. La marcia è iniziata il 26 ottobre 2025 dal centro buddista Huong Dao Vipassana Bhavana a Fort Worth, Texas, e si è conclusa a Washington D.C. il 12 febbraio 2026.

Durante il cammino, i monaci si sono fermati in diverse comunità per condividere un messaggio di pace, compassione e non violenza. La marcia è un esempio di attivismo pacifista e di messaggio di pace per oltre 3.700 km. Oggi, mercoledì 11 febbraio, i monaci si recheranno al Lincoln Memorial. La marcia terminerà giovedì al Maryland Statehouse.

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Vestiti con le tradizionali tuniche color zafferano, i monaci hanno percorso lunghi tratti in fila indiana, talvolta a piedi nudi, affrontando il freddo intenso e la neve. Ad accompagnarli c’era anche il cane di salvataggio Aloka, diventato uno dei simboli del viaggio.

Nonostante le condizioni meteo difficili, i monaci hanno incontrato lungo il cammino sempre più persone che sapendo della loro iniziativa, si sono fatte trovare a bordo delle strade scambiando con i pellegrini di pace fiori e sorrisi. «Siamo profondamente grati di essere arrivati a Washington DC, e di essere stati accolti nella Cattedrale Nazionale di Washington», ha scritto sui social i monaci. «Migliaia di persone sono venute ad accoglierci».

«Vedere così tanti cuori riuniti – persone provenienti da ogni angolo della vita, con storie diverse e che onorano tradizioni diverse – è stata una testimonianza di profonda bellezza. (…) Ci ha ricordato che, nonostante i nostri percorsi siano diversi, condividiamo tutti un cuore comune che anela alla pace, alla comprensione e all’amore. Un’unica comunità, un unico incontro e un’unica speranza condivisa per un mondo più pacifico».

  • Agenzia SIR, 11 febbraio 2026
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Un commento

  1. Buddhista 12 febbraio 2026

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