
Dopo l’inattesa bocciatura al senato (21 gennaio 2026; cf. qui su SettimanaNews) la legge sul «fine vita» che legittima l’eutanasia è tornata alla camera dei deputati che l’ha rivotata il 25 febbraio, ma con una maggioranza minore rispetto alla precedente votazione. I sì sono stati 299 contro i 226 no e i 37 astenuti. Alla prima lettura (27 maggio 2025; cf. SettimanaNews), i voti a favore erano stati 305, i contrari 199, gli astenuti 57. Ad ogni passaggio il testo, pur con i cambiamenti introdotti, sembra sempre meno condiviso. All’opposizione di medici, personale infermieristico, filosofi, giuristi, rappresentanti dei pazienti, si è unita la parola delle religioni. Va ricordato che la proposta di legge sul «fine vita» è stata appaiata a quella sulle cure palliative che è sempre passata quasi all’unanimità. I responsabili dei culti si sono espressi negativamente sulla legge eutanasica nel maggio del 2025, i vescovi cattolici sono intervenuti più volte fino alla dichiarazione del 15 gennaio scorso, seguiti da un analogo documento dei vescovi ortodossi. Dopo il voto attuale, i due testi di legge passano di nuovo al senato. Se non fossero approvati, una commissione interparlamentare potrebbe intervenire. Come ultima istanza vi è l’assemblea nazionale. Dopo il voto della Camera, i vescovi hanno pubblicato la seguente dichiarazione (qui il testo originale sul sito della Conferenza episcopale francese).
La Conferenza episcopale francese prende atto del voto solenne espresso il 25 febbraio 2026 a favore delle proposte di legge relative al «sostegno e alle cure palliative» nonché all’«assistenza al morire». Si compiace del fatto che il rafforzamento delle cure palliative, condizione essenziale per garantire il sollievo dal dolore e un sostegno dignitoso a ogni persona nella fase terminale della vita, sia stato sancito dalla legge. L’effettivo sviluppo di queste cure in tutto il Paese rimane una priorità e un imperativo di giustizia.
Tuttavia, la Conferenza episcopale francese ribadisce la sua profonda opposizione all’adozione di una legge che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito. Lo stretto margine di voti che ha permesso l’approvazione del testo, unito al numero sempre crescente di voti contrari, rivela una significativa divisione all’interno della rappresentanza nazionale. Una questione così fondamentale, che riguarda il concetto stesso di dignità umana e il ruolo della medicina, non può essere decisa da una maggioranza così risicata senza lasciare un profondo malessere democratico.
Durante i dibattiti parlamentari, numerose voci (professionisti sanitari, giuristi, filosofi, rappresentanti dei pazienti, medici e parlamentari) hanno lanciato avvertimenti specifici e motivati. Molti hanno allertato l’opinione pubblica sui rischi di ambiguità giuridiche, sulle potenziali pressioni sociali e familiari sui soggetti vulnerabili e sulla radicale trasformazione del ruolo del medico, ora chiamato non solo a curare e alleviare la sofferenza, ma anche a causare la morte.
La Conferenza si rammarica che nessuna di queste importanti preoccupazioni sia stata affrontata, in particolare per quanto riguarda l’inclusione di una clausola istituzionale volta a garantire il rispetto delle carte etiche specifiche di alcune istituzioni.
Inoltre, il mantenimento del reato di ostruzione, oltre alla grave violazione della libertà di coscienza, rappresenta un rischio concreto per gli sforzi di prevenzione del suicidio. Su un tema di tale gravità, la decisione di proseguire in assenza di un ampio consenso è profondamente preoccupante.
Legalizzare il suicidio assistito non è semplicemente un adeguamento tecnico della legge; rappresenta un cambiamento antropologico fondamentale che altera profondamente le fondamenta stesse della società.
La Conferenza episcopale francese ribadisce con forza che togliere deliberatamente una vita non può costituire progresso umano. Auspica che il processo parlamentare in corso confermi che una società veramente fraterna si definisce in base alla cura dei suoi membri più vulnerabili, non alla facilità con cui accetta di causarne la morte.





