
In un comunicato stampa pubblicato lo scorso 2 marzo, la Conferenza episcopale delle Antille ha denunciato la grave crisi umanitaria che colpisce l’Isola di Cuba. «La Chiesa non può rimanere in silenzio quando la dignità è minacciata e l’accesso al cibo, alle cure sanitarie e ai beni di prima necessità diventa sempre più incerto», si legge nel comunicato. «Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo cubano in questo momento, e alla Chiesa che è in Cuba».
La Conferenza Episcopale delle Antille esprime la propria profonda sollecitudine pastorale per il popolo di Cuba, che sta attualmente attraversando gravi difficoltà umanitarie.
I recenti sviluppi nella regione hanno determinato acute carenze di carburante e di beni essenziali, provocando estese interruzioni di corrente, disservizi negli ospedali e nei sistemi idrici, nonché serie minacce alla sicurezza alimentare e ai servizi pubblici fondamentali nel Paese.
Tali condizioni rischiano di aggravare l’angoscia e la sofferenza dei cittadini comuni, che hanno già sopportato molto. Se Cuba ha bisogno di rinnovamento e di cambiamenti positivi, non ha bisogno di ulteriore dolore. Né i nostri fratelli e sorelle dell’isola devono sentirsi soli nella prova, specialmente considerando che in passato siamo stati beneficiari della loro generosità.
Come vescovi dei Caraibi, parliamo anzitutto come membri di un’unica famiglia umana e di un solo Corpo in Cristo. La Chiesa non può rimanere in silenzio quando la dignità è minacciata e l’accesso al cibo, alle cure sanitarie e ai beni di prima necessità diventa sempre più incerto. La nostra preoccupazione primaria va alle famiglie, agli anziani, ai bambini e ai più vulnerabili, che sopportano il peso maggiore di circostanze al di là del loro controllo.
Riconosciamo gli appelli avanzati da diversi leader caraibici che sollecitano un urgente riesame di politiche suscettibili di aggravare la sofferenza della popolazione e di destabilizzare l’intera regione. Come comunità di nazioni unite non soltanto dalla geografia, ma da una storia condivisa e da un destino comune, i Caraibi vivono la sofferenza non nell’isolamento ma nella solidarietà. Quando un popolo soffre, tutta la regione ne condivide il peso.
Ribadiamo i principi fondamentali di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza nella risposta ai bisogni umani. Siamo convinti che gli aiuti debbano raggiungere coloro che ne hanno più bisogno, senza strumentalizzazioni politiche né ritardi. La cura che offriamo a chi soffre riflette le opere di misericordia sulle quali saremo giudicati.
Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo cubano in questo momento, e alla Chiesa che è in Cuba, i cui membri continuano a servire con coraggio e a coltivare la speranza nell’incertezza.
Nello spirito delle nostre precedenti dichiarazioni riguardanti i popoli del Venezuela e di Haiti, riaffermiamo che le soluzioni devono essere perseguite in un autentico spirito di sincera sollecitudine per la nostra comune umanità. Le divergenze tra le nazioni devono essere risolte attraverso il dialogo e la diplomazia, e non mediante coercizione o conflitto. Le considerazioni umanitarie non devono mai essere oscurate da interessi politici o strategici.
All’interno di Cuba e in tutta la regione, incoraggiamo la promozione di un clima di sana pluralità e di reciproco rispetto. Tali condizioni rafforzano sia l’armonia interna sia un fruttuoso impegno internazionale. Il rischio di una più profonda instabilità sociale è reale quando i beni di prima necessità diventano inaccessibili. Ogni politica deve pertanto essere valutata alla luce delle sue conseguenze umane.
In questo momento critico, invitiamo tutti i fedeli dei Caraibi a pregare per il popolo di Cuba: per il sollievo dalle sofferenze, per la sapienza dei governanti e per percorsi di pace, giustizia e riconciliazione. La solidarietà sostituisca l’indifferenza e la carità vinca ogni divisione.
Maria Santissima della Carità di El Cobre, Patrona di Cuba, interceda per i suoi figli e li accompagni nella speranza.





