
Sabato 7 marzo, papa Leone XIV ha annunciato la nomina del nuovo nunzio apostolico negli Stati Uniti. Al cardinale Christophe Pierre succede monsignor Gabriele Caccia, attualmente Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York.
Questa nomina appare logica dal punto di vista della diplomazia vaticana condotta dalla Segreteria di Stato della Santa Sede. Papa Leone XIV ha abbracciato questa logica, dimostrando un importante allineamento con l’approccio diplomatico e geopolitico del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin.
Ciò è certamente vero per quanto riguarda gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, ma non solo. La presenza di monsignor Caccia a Washington indica anche indirettamente una continuità nelle azioni diplomatiche e pastorali della Santa Sede nei confronti dell’Asia, in particolare della Cina.
Nell’attuale contesto geopolitico e dato l’approccio dell’amministrazione Trump, nominare come ambasciatore della Santa Sede un diplomatico esperto e con una conoscenza approfondita della realtà americana sembra naturale, intelligente e saggio. Tuttavia, non dobbiamo trascurare la vasta esperienza che il nuovo ambasciatore vaticano, monsignor Caccia, ha accumulato nel suo ruolo di Osservatore permanente presso le Nazioni Unite dal 2019 ad oggi.
Questa esperienza rivela l’approccio scelto dal primo papa americano riguardo alle relazioni diplomatiche con il suo paese d’origine e la sua visione pastorale per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. La presenza di monsignor Caccia a Washington indica che la Santa Sede considera il suo rapporto con gli Stati Uniti sotto Trump non solo come un rapporto bilaterale tra Stati o come la gestione degli affari tra Stato e Chiesa.
Per la Santa Sede, gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump sono una questione internazionale che deve essere inquadrata in un contesto geopolitico multilaterale.
Di fronte a una crisi irreversibile all’ONU, la Santa Sede ha scelto di trasferire il suo rappresentante all’ambasciata vaticana a Washington. L’impegno della Santa Sede nel dialogo diplomatico, nelle relazioni internazionali e nel coinvolgimento di attori multilaterali nella risoluzione pacifica delle crisi globali viene ora trasferito a contatto diretto con le politiche dell’amministrazione Trump.
Queste politiche hanno messo a nudo la verità a lungo nascosta sull’inefficacia dell’ONU di fronte ai profondi cambiamenti geopolitici degli ultimi decenni. Pertanto, è proprio con l’amministrazione Trump che bisogna dialogare per evitare di abbandonare l’ordine mondiale alla legge del più forte. Bisogna dialogare con chi ostenta la propria forza militare per trovare alternative praticabili alla guerra e alla divisione incontrollata del mondo.
Con la nomina di monsignor Caccia ad ambasciatore a Washington, la Santa Sede sembra muoversi in questa direzione. In quelle che appaiono essere relazioni diplomatiche complesse, la Santa Sede è guidata da tre principi geopolitici fondamentali: il primato della diplomazia multilaterale; il rispetto del diritto internazionale e una sua riformulazione per renderlo efficace nell’affrontare l’attuale stato degli affari globali; il lavoro verso un’istituzione sovranazionale e globale che si basi sull’eredità e sulle più alte aspirazioni delle Nazioni Unite.






Il papa ha fatto un piacere a Trump nel quadro della sua delegittimazione dell’ONU
Tanto siamo nel post-teismo e nel post-papato, seguiranno giusto in tre quello che dice il Papa, sai che cambia chi nomina o non nomica..