Suor Maria Cristina Tibaldo, vicentina, è religiosa delle Casa della Carità. È tra le cinque suore di diverse congregazioni che attualmente vivono a Lampedusa e fanno parte del progetto dell’Unione italiana superiore generali (UISG) per accogliere i migranti durante gli sbarchi al molo Favarolo. Iniziamo con questa la pubblicazione di alcune delle sue lettere da Lampedusa.
17 ottobre 2024
S. Ignazio di Antiochia vescovo e martire
Parto da Bologna molto presto verso il Sud. Destinazione Lampedusa.
All’aeroporto di Palermo, mi accoglie il murales di Falcone e Borsellino, ma anche tanti gesti gentili della gente che mi fanno sentire bene (a volte basta così poco per fare la differenza!) e che mi fanno ripensare ai tanti padri e fratelli Gesuiti di questa terra che ho conosciuto in Madagascar.
L’attesa dell’imbarco per Lampedusa è lunga, poi finalmente sul tableau appare la scritta «Lampedusa» e si apre la porta del corridoio da cui si accede… incredibile, sono la prima a salire sull’aereo e – ci tengo a dirlo – è la prima volta in vita mia che mi succede! L’aereo è proprio piccolino: non per essere romantici, ma mi sembra che voli grazie al vento più che ai suoi motori (forse perché mi hanno detto che il vento è molto presente in questo tempo dell’anno).
Da quanti anni (forse 2 o 3 capitoli fa?) con le Sorelle ci dicevamo: «Dai, andiamo a Lampedusa?». In realtà, poteva essere anche un altro posto, ma confesso che tante volte ci ho pensato come un sogno… Non come quelli che si fanno di notte, quando si dorme, ma di quelli che non ti fanno dormire! Mi sono chiesta tante volte: perché il Signore e tanti fratelli mi hanno sussurrata questa parola all’orecchio, tanto da farmela desiderare così tanto da così tanto tempo? Tanto da dire: «Ma se non lo permetti, perché me lo fai desiderare così tanto? Perché???». Non so se mi basterà un mese per capirlo… forse mi ci vorrà tutta una vita… Ma ora sono qua, in questa «Terra Santa»! E cos’è la prima cosa che faccio? Mah… indovinate!
All’aeroporto di Lampedusa mi aspettano due delle tre sorelle che sono qui quasi da un anno (una viene dalla Croazia, una dall’India e una italiana): l’accoglienza nella semplicità è strepitosa… poi un Rosario (con una litania in più: «Consolatrice dei migranti»), Messa, vespri e, al giovedì, un po’ di adorazione, tutto in chiesa. Qui c’è una sola chiesa, dove tutti rispondono, e molto forte!
Un crocefisso con la croce fatta con i remi delle barche, a sinistra della croce il tabernacolo, a destra una bella statua della Madonna del Carmelo (poteva esserci qualsiasi altra Madonna, ma ad aspettarmi qua era giusto che ci fosse Lei!) e poi Santa Lucia (che qui è dalle sue parti), che mi fanno tenere ancorata alle nostre radici.
Ecco, ho scritto il mio libro di questa lunga giornata, a cui manca per la verità s. Ignazio di Antiochia vescovo e martire. Diceva delle belve da cui sarebbe stato sbranato: «Accarezzatele, affinché siano la mia tomba e non faccian restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a carico di nessuno». Proprio come i tanti morti in mare e mai ripescati.
Penso che il futuro di questo mondo sia in mano ai martiri.
Ciao grazie a tutte/i di tutto, soprattutto grazie di quando mi dite: «Io ci sono».







