
Joachim Wanke, vescovo emerito di Erfurt-Meiningen, è venuto a mancare il 12 marzo. Era nato nel 1941. Aveva otto anni quando, il 7 ottobre 1949, nel settore sovietico di Berlino venne proclamata la Repubblica Democratica Tedesca (DDR), che cessò di esistere il 3 agosto 1990. Orfano di padre, fu educato all’interno del rigido regime comunista. Nominato vescovo ausiliare di Erfurt-Meiningen da Giovanni Paolo II nel 1980, prima di ritirarsi per motivi di salute, pubblicò nel 2012 (Date testimonianza della vostra speranza. Incoraggiamenti per cristiani): volume di un centinaio di pagine che sono il suo testamento.
Lo incontrai a Erfurt in occasione dei 25 anni della caduta del Muro e mi parlò del 1949, quando venne proclamata la Repubblica Democratica Tedesca sotto l’egida del Partito comunista: «In quegli anni, caratterizzati dall’espulsione e dalla fuga dalla Slesia, fu mia mamma a farsi carico del peso della sopravvivenza della famiglia. Mio padre era morto prima che Breslavia venisse evacuata. Molte donne, rimaste senza marito, si comportarono in modo eroico A prevalere erano la lotta per la sopravvivenza quotidiana e la necessità di affrontare un nuovo inizio per la parte della famiglia, che era sopravvissuta. Nel nostro caso questo avvenne in Turingia. Non si poteva ancora intuire il futuro che ci stava davanti dopo la caduta del nazionalsocialismo».
Mi parlò del 1953, l’anno in cui avvenne la prima rivolta contro il regime poliziesco, senza successo. Nel 1955 la DDR venne riconosciuta dall’Unione Sovietica. Joachim aveva sedici anni. «Il lento consolidamento politico della futura DDR avvenne nel corso di un lungo periodo di avvio. La rivolta operaia del 1953 aveva messo in luce quanto fossero deboli le basi sulle quali poggiava la struttura del nuovo Stato».
Malgrado ciò i carri armati sovietici garantirono sino ai tempi di Gorbaciov il dominio del Partito socialista unificato tedesco (SED) sotto Walter Ulbricht e poi sotto Erich Honecker.
«La speranza che la situazione cambiasse radicalmente si era definitivamente dissolta in seguito alla costruzione del Muro nel 1961. Per quanto riguardava la nostra piccola Chiesa cattolica in situazione di diaspora, comportò in un certo senso la necessità di sopravvivere, in termini pastorali, entro i limiti di una piccola parrocchia, che rappresentava l’unico luogo limitatamente libero entro il quale esercitare una vita cattolica ecclesialmente strutturata, ovviamente entro i limiti imposti dal controllo di servizi di sicurezza del regime. La priorità era data dalla necessità di garantire i fondamenti della vita ecclesiale: celebrare le festività dell’anno liturgico, garantire un’adeguata offerta formativa e catechetica nell’ambito della comunità parrocchiale, stabilizzare la ricca eredità caritativa che lo Stato aveva demandato alla chiesa».
La priorità della pastorale era costituita dalla necessità di difendersi dall’ideologia del «materialismo dialettico e storico» (il cosiddetto Diamat), che riteneva la fede in Dio superata, anzi addirittura reazionaria.
«Molti cattolici e protestanti subirono misure di persecuzione e discriminazione. La vita della comunità era caratterizzata da un clima di familiarità. I cattolici si conoscevano tra di loro, anche al di là degli stretti confini della propria parrocchia. Sacerdoti e fedeli costituivano una unità di vita attorno ai loro vescovi, impegnati a difendere l’unità e la libertà della chiesa nei confronti di uno Stato preoccupato di occupare ogni spazio vitale. Avevamo chiaramente presente la situazione delle chiese locali che gli altri Stati dell’Est avevano profondamente scisso nel loro interno; sapevamo cioè cosa significasse la divisione all’interno della chiesa locale A sostenerci soprattutto furono, da un lato, la consapevolezza di appartenere alla chiesa cattolica di dimensioni universali, rappresentata dal papa di Roma e, dall’altro, la recezione del concilio Vaticano II e dei suoi insegnamenti».
Nel 1971 Erich Honecker divenne segretario del Partito comunista e incredibilmente aprì alla Germania di Bonn. Con Willy Brandt, cancelliere di Berlino Ovest, ci fu un certo avvicinamento. Si coniò il termine Ostpolitik, che ebbe vita breve e terminò con Helmut Kohl. La Conferenza di Berlino dei cattolici tedeschi simpatizzava per il regime e la chiesa faceva fatica a tenere l’unità.
«L’11 marzo 1985 apparve sulla scena la figura di Michail Gorbaciov con la perestrojka e la glasnost. Si stavano aprendo nuovi orizzonti. Il potere nella DDR gridò allo scandalo. Si arrivò alla fine del 1988 e ai fatti dell’autunno 1989. Era chiaro che il sistema comunista navigava in un vuoto incolmabile. Era arrivato il tempo delle riforme.
Le Chiese e le comunità riunite nell’Associazione d’intervento delle chiese cristiane promossero nel 1988-89 tre importanti riunioni. Vennero definiti gli orientamenti, che prevalsero poi nella “rivoluzione pacifica” del 1989-1990.
Le Chiese accompagnarono gli avvenimenti di quei mesi e di quelle settimane con l’invito a limitarsi a un’azione pacifica. Le fiaccole in mano di coloro che partecipavano alle dimostrazioni di Lipsia nel 1989 erano un segno altamente eloquente di questo processo di accompagnamento».
Il 9 novembre 1989 cadde il Muro. Wanke mi descrisse il momento.
«Per me un momento determinante fu rappresentato dall’espulsione di Honecker dal Partito socialista. Era chiaro che la classe politica di Berlino non disponeva di nessuna immagine realistica della situazione politica del Paese. Non fu un caso che ad accelerare la fine del vecchio sistema siano stati cristiani credenti, armati unicamente di “croce e preghiera”, che siano stati loro a contribuire in modo determinante alla costruzione di una nuova società. Dio, in un certo senso, mise alla prova i credenti. Voleva vedere se, anche di fronte alle sfide poste da una nuova società, caratterizzata dalla libertà e dal liberalismo, fossero in grado di conservare l’attaccamento alla fede. Dio ci forniva nuovi strumenti di azione ecclesiale per farci gustare la melodia del vangelo».
Wanke parlò anche della Chiesa e della sua pastorale, incentrata sull’approfondimento sul piano intellettuale e spirituale della relazione con Dio. La missione della Chiesa è di fornire a un’esistenza alla sequela di Cristo una nuova plausibilità e di rimanere fedeli nella quotidianità delle nuove condizioni di vita alla prospettiva del Regno.
Accennò anche al nuovo corso inaugurato da papa Francesco: «Questo papa ci aiuta, nell’esercizio del ministero petrino, a scoprire in termini nuovi il vangelo di Dio. Sarebbe auspicabile che le celebrazioni del quinto centenario della Riforma protestante in Germania – Erfurt è la città della Riforma, dove Lutero si fece monaco agostiniano – contribuissero a promuovere la riscoperta di Dio Lutero cercava veramente Dio, mosso dall’esperienza che la “gioia per la presenza di Dio” può corroborare l’uomo. Qui a Erfurt, e soprattutto in Turingia, desideriamo dare un contributo affinché la memoria della Riforma rafforzi il nostro legame con i cristiani che allora erano cattolici e ora sono evangelici e che tale memoria ci rafforzi nella gioia dovuta al comune dono del vangelo».





