Firenze: laici e laiche delegati episcopali

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Suor Chiara Cavazza, della congregazione delle Francescane dell’Immacolata di Palagano, fa parte di diritto insieme ai vicari episcopali del Consiglio episcopale della Diocesi di Bologna dal 2022 in qualità di direttrice dell’Ufficio diocesano per la vita consacrata. Lo scorso 24 aprile è intervenuta come relatrice alla mattinata di studio Laici e laiche delegati episcopali: una riflessione teologica e canonistica a partire da alcune esperienze italiane promossa dall’Istituto di ricerca «Teologia dei ministeri» della Facoltà Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (Firenze)

Venerdì 24 aprile 2026, presso la sede di Firenze della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, si è svolta una mattinata di studio e di approfondimento sul tema: Laici e laiche delegati episcopali: una riflessione teologica e canonistica a partire da alcune esperienze italiane. Tale incontro si collocava al termine di un percorso di formazione e dialogo proposto ai vescovi italiani, dal titolo Vescovi per una chiesa sinodale locale, organizzato e coordinato dal board scientifico dell’Istituto di ricerca in Teologia dei ministeri afferente alla medesima Facoltà.

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Insieme a mons. Ezio Falavegna, moderatore della Curia della Diocesi di Verona, e a mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di Arezzo, anche io sono stata invitata dalla professoressa Serena Noceti a raccontare la mia esperienza come Direttrice dell’Ufficio per la vita consacrata della Diocesi di Bologna e membro stabile del Consiglio Episcopale.

L’ascolto di tre esperienze, differenti nella modalità di espressione della delega episcopale, voleva mettere al centro l’effettiva ricerca di nuove forme di collaborazione e responsabilità laicali, in stretta connessione con il Vescovo, forme che già si stanno avviando all’interno di alcune Diocesi nel più ampio cammino di conversione sinodale e missionaria della Chiesa italiana.

Il clima di dialogo franco che ne è scaturito è stato, a mio modo di vedere, estremamente interessante sotto molti punti di vista perché ha permesso di individuare risorse e punti di forza delle diverse esperienze, ma anche limiti e resistenze da affrontare.

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Il primo elemento che ritengo assolutamente apprezzabile è stata la conferma che, quando la riflessione ecclesiologica e canonica parte dalla prassi, assume un significato e un orizzonte decisamente più significativi e incisivi sulla vita delle nostre comunità. Si attinge ad un’esperienza che contribuisce a illuminare e informare il diritto e le visioni ecclesiali che vi sottostanno, e non si verifica solo il movimento in direzione contraria, forse più chiaro ma certamente meno «vitale».

Un altro aspetto estremamente importante, messo in luce soprattutto dai canonisti presenti, è stata la sottolineatura che, pur nelle incertezze e talvolta ambiguità di alcuni canoni (in riferimento ai laici e alle effettive forme di potere che essi possono assumere) è comunque possibile agire, già ora, praeter legem e non contra legem.

Le scelte adottate nelle tre diverse Diocesi (Bologna, Verona, Arezzo), per favorire l’assunzione di incarichi diocesani su delega episcopale da parte di laici e laiche, sono dunque tentativi di avviare percorsi di corresponsabilità interpretando e applicando il CIC in maniera creativa e lecita e aprono spazi di sperimentazione e novità già alla portata di tutte le Chiese locali.

L’auspicio è dunque che esperienze di queste tipo possano continuare grazie a Vescovi creativi e audaci e che, ad esse, si continui ad associare una solida formazione e verifica dei processi (secondo i molteplici punti di vista), affinché ciò che è inizialmente sperimentato da pochi, possa diventare una prassi ecclesiale diffusa e strutturata.

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