Georgia-Patriarca: la scelta e il futuro

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Saranno 2.000 i presenti al sinodo allargato che vedrà l’elezione del successore di Ilia II al patriarcato della Georgia (monaci, laici, preti, autorità ecc.), ma gli elettori saranno 39, cioè i vescovi. La data non è ancora fissata ma per statuto non sarà oltre il 17 maggio.

Sono tre i candidati scelti dal sinodo il 28 aprile. Se i voti saranno confermati il prossimo patriarca, il 142 Catholicos, sarà Shio III. Il metropolita Shio (Mujiri) ha infatti ricevuto 20 voti mentre gli altri due candidati, il metropolita Jobi (Akiashvili) e Grigol (Berbichashvili) ne hanno ricevuti 7 ciascuno.

L’attenzione pubblica nei confronti dell’elezione non è mai stata così alta in ragione del ruolo di riferimento nazionale impersonato da Ilia II, dal rilievo pubblico assunto dalla Chiesa dopo l’implosione dell’impero sovietico e del movimento in atto nell’insieme dell’Ortodossia (cf. SettimanaNews, qui).

Non si tratta solo di scegliere il patriarca, ma di collocarsi nel movimento in atto fra la polarità moscovita e fanariota (Costantinopoli) e in un contesto nazionale diviso tra filo-russi e filo-occidentali (espressi i primi dall’attuale maggioranza, “Sogno georgiano”, i secondi dal “Movimento nazionale”). La sfida è di confermare o uscire da un ruolo periferico, ottenere una voce propria nell’insieme del nuovo ordine ortodosso e di favore una identità ecclesiale non sovrapponibile alla religione civile.

Dapprima subordinata al patriarcato di Antiochia nel IV secolo, la Chiesa georgiana ha ottenuto il riconoscimento di un Catholicos nel 467 e dall’VIII secolo è una Chiesa indipendente È collocata al nono posto nei dittici (il ricordo liturgico dei patriarchi delle Chiese autocefale). I fedeli rappresentano l’83% dei tre milioni e mezzo di abitanti e sono organizzati in 21 metropolie, 7 arcidiocesi e 20 vescovadi (alcuni all’estero). Le parrocchie sono 2.000 e i chierici 3.000.

La Chiesa può giovarsi di due accademie teologiche, 4 seminari e propri mezzi di comunicazione. L’organo di governo supremo è il Consiglio ecumenico composto da vescovi, laici e clero convocabile dal patriarca che presiede il sinodo, strumento abituale di indirizzo e di decisione. Dal 1811 la Chiesa georgiana è stata sottomessa all’autorità di Mosca con brevi periodi di autonomia. Solo nel 1943 torna formalmente autocefala e più concretamente nel 1990 dopo il riconoscimento di Costantinopoli.

Ma il peso della Russia permane sia nelle storie personali (molti vescovi sono stati formati o hanno a lungo vissuto a Mosca) sia nella tradizione liturgica (parzialmente innovata a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso) sia nell’influsso del patriarcato russo di concerto con quello del potere politico. Dopo la guerra del 2008 le regioni dell’Ossezia e dell’Abkazia sono sotto l’amministrazione russa e il contenzioso è usato strumentalmente per condizionare Tbilisi.

Tre candidati e un favorito

Come già detto il sinodo ha scelto i tre candidati che rispondono ai criteri richiesti: essere georgiano, vescovo con significativa esperienza, teologicamente qualificato, monaco e con una età fra i 40 e i 70 anni. Alle prossimo elezioni nel sinodo allargato l’eletto avrà bisogno della maggioranza dei 39 elettori nel primo scrutinio e nell’eventuale secondo ci sarà il ballottaggio fra i due con maggior voti.

Qualche discussione si è registrato sulle condizioni di partenza (chi può definirsi georgiano?) e sulla qualifica teologica. Non è casuale che il metropolita Jobi (Akiashvili) abbia ricevuto il riconoscimento formale dei suoi studi qualche giorno dopo la candidatura. Ma i dibattiti interni sono largamente superati e travolti da quelli esterni tanto da indurre il metropolita Grigol (Berbichashvili) a fare un pubblico appello all’unità, alla moderazione e allo spirito di responsabilità per evitare tensioni e divisioni improprie. L’elezione non dovrebbe rispecchiare il conflitto politico ma lo spirito ecclesiale.

Peraltro l’ambiente governativo ha dato molti segnali a vantaggio del metropolita Shio (Mujiri) vescovo di Senaki e Chkhorotsqu. Nato a Tbilisi nel 1969 dopo gli studi musicali prende i voti monastici nel 1993. Diventa prete nel 1996. Soggiorna a Mosca ed è vescovo dal 2003. Ilia II lo nomina “locum-tenens”, cioè il suo sostituto, nel 2017 e nell’ultimo decennio ha governato di fatto il patriarcato con qualche tensione anche coi vescovi. Filo-russo è considerato il successore “naturale” di Ilia II, ma non potrà giovarsi dell’autorevolezza del suo predecessore e sarà condizionato dal sinodo.  È considerato un garante della continuità in un equilibrio non facile fra i condizionamenti russi e le spinte nazionali e autonome.

Il metropolita Jobi (Akiashvili), vescovo di Ruisi e Urbisi è nato nel 1960 a Sno nella regione di Kazbegi. Ha studiato economia e agraria prima di essere monaco nel 1988. Vescovo dal 1992 è stato vicedirettore dell’Accademia teologica e del seminario. È ritenuto un conservatore con qualche distanza rispetto a Mosca e interessato al rafforzamento della teologia.

Il metropolita Grigol (Berbichashvili), vescovo di Poti e Khobi, nasce nel 1956 a Tbilisi. Ha studiato all’Accademia teologica ed è prete dal 1990 e vescovo dal 1996. Responsabile dell’editoria sostiene l’autonomia della ricerca teologica locale. È il più coerente sostenitore di un riavvicinamento a Costantinopoli e poco incline a sudditanze verso Mosca.

Non casualmente nel sorprendente intervento dei servizi segreti esteri di Mosca del 30 marzo scorso il suo nome è considerato impresentabile e troppo disponibile ai desideri di Bartolomeo II. Nello stesso comunicato c’è un violento attacco al patriarca ecumenico e alla sua «subdola politica di divisione».

Mosca non ha gradito la presidenza di Bartolomeo alle esequie di Ilia II, anche se la delegazione russa era composta di ottanta persone. All’inizio di maggio è emerso uno spezzone dell’intervento del patriarca di Mosca Cirillo nella visita al ministero degli esteri russo in cui denuncia l’interventismo del Fanar, apprezza il mancato riconoscimento della Chiesa autocefala ucraina da parte dei nuovi metropoliti e patriarchi di Albania e Bulgaria e auspica che lo stesso accada nella Chiesa georgiana.

Lo svolgimento della prossima assemblea elettorale del sinodo allargato si svolgerà secondo i dettami dello statuto ecclesiale del 1995.

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