Per l’«amata terra di Cuba»

di:
cuba

Un gruppo di cattolici cubani dopo un Angelus in Piazza San Pietro nel 2021 (Remo Casilli, Reuters)

Omelia pronunciata dal cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, durante una Santa Messa per la Pace e lo Sviluppo Sociale a Cuba. La celebrazione si è svolta nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma nella serata del 15 maggio 2026. L’evento è stato promosso e organizzato dall’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede (testo inglese pubblicato su America, 15 maggio 2026).

Abbiamo ascoltato la Parola di Dio che la liturgia ci offre in questo venerdì della sesta settimana di Pasqua. Una Parola intrisa di perseveranza e di speranza. Nel brano degli Atti degli Apostoli vediamo Paolo stanco, provato, posto di fronte all’incomprensione e al rifiuto. Eppure il Signore gli dice: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere». È una parola che sostiene il cuore del credente nei tempi difficili della storia. Una parola che custodisce la fiducia quando tutto sembra fragile e precario.

Nel Vangelo secondo Giovanni abbiamo ascoltato un’altra immagine potente: quella della donna che soffre nelle doglie del parto e che poi, alla nascita del bambino, sperimenta una gioia nuova, capace di trasfigurare il dolore vissuto. Gesù parla così ai suoi discepoli per prepararli al tempo della prova, insegnando loro che la sofferenza della storia non è estranea all’opera di Dio e che ogni autentico cammino umano verso la pace e la giustizia richiede pazienza, discernimento e coraggio spirituale.

Cari fratelli e sorelle, cari rappresentanti delle istituzioni, ambasciatori e autorità qui presenti, questa sera portiamo davanti all’altare del Signore le sofferenze, le speranze e le attese del popolo cubano. Lo facciamo con rispetto, con sincerità, con profondo affetto per una terra che custodisce una storia ricca di dignità, cultura, sacrificio, fede e resilienza.

La dottrina sociale della Chiesa ci ricorda con chiarezza che la vera pace si fonda anzitutto su pilastri morali e spirituali, ancor prima che politici o economici. Nella Pacem in Terris, san Giovanni XXIII indicava nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore le condizioni indispensabili per una convivenza umana degna della persona. Parole che conservano una straordinaria forza anche nel nostro tempo.

La giustizia esige un’attenzione concreta verso coloro che soffrono di più.

La libertà chiede reali opportunità di partecipazione, di ascolto e di corresponsabilità.

La verità diventa forma di dialogo sincero, capace di superare propaganda, irrigidimenti e reciproche diffidenze.

L’amore apre la via alla solidarietà, alla condivisione dei beni materiali, culturali e spirituali tra i popoli.

In questa prospettiva, ogni logica di contrapposizione permanente rischia di aggravare il peso che già grava sulla gente comune, soprattutto sui più poveri, sugli anziani, sui malati e sui bambini.

Papa Leone XIV, nei suoi recenti appelli alla comunità internazionale, ha ricordato che nessun ordine stabile può nascere dalla forza delle armi o da pressioni che umiliano i popoli; lo sviluppo umano, al contrario, cresce attraverso il dialogo, il diritto internazionale, la cooperazione tra le nazioni e la tutela della dignità di ogni essere umano. Nello stesso spirito, gli aiuti umanitari devono giungere in quantità sufficienti e senza ostacoli, e non devono mai essere strumentalizzati per fini politici o geopolitici.

Durante il suo viaggio apostolico a Cuba nel 2015, anche papa Francesco sottolineò, nella storica omelia pronunciata in Plaza de la Revolución all’Avana, l’urgenza di porre la persona concreta al centro della vita sociale e politica, specialmente i vulnerabili, i feriti e i poveri. Disse che il servizio «non è mai ideologico», perché nasce da una genuina attenzione al volto dell’altro; «non abbiamo bisogno di idee, ma di persone». Parole che conservano ancora oggi tutta la loro attualità.

Risuona ancora con intensità profetica l’appello di san Giovanni Paolo II: «Che il mondo si apra a Cuba e che Cuba si apra al mondo». Non era uno slogan politico. Era un invito spirituale e umano ad abbattere i muri dell’incomprensione, a creare spazi di fiducia reciproca e a permettere ai popoli di incontrarsi senza paura.

Siamo qui questa sera soprattutto per pregare. Tra poco l’Eucaristia renderà presente il sacrificio pasquale di Cristo, il Signore crocifisso e risorto che porta in sé la sofferenza dei popoli e le ferite della storia. A Lui affidiamo le famiglie cubane, i giovani in cerca di speranza, coloro che esercitano responsabilità, quanti soffrono e quanti attendono giorni più sereni.

Il Vangelo ci offre una promessa: «La vostra tristezza si cambierà in gioia». Non è una promessa ingenua. È la certezza cristiana che Dio continua ad agire nella storia umana anche quando prevalgono oscurità e confusione. Lo Spirito Santo continua a suscitare uomini e donne capaci di costruire fraternità, riconciliazione e cammini di pace.

Preghiamo dunque affinché l’amata terra di Cuba possa conoscere giorni di maggiore serenità, di autentico sviluppo umano e sociale, di armonia e di speranza. Preghiamo affinché ogni decisione politica, economica e internazionale sia guidata dalla sapienza, dalla prudenza e da una sincera ricerca del bene di tutti. Preghiamo affinché il Signore converta i cuori degli uomini e delle donne verso la fraternità universale.

E chiediamo alla Vergine della Carità del Cobre, tanto amata dal popolo cubano, di accompagnare con la sua protezione materna il cammino di questa nazione e di vegliare nella pace su tutti i suoi figli.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto