Leone XIV e la difesa del cosmo rubato

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Incontrando il 14 maggio i membri del Consiglio della Vatican Observatory Foundation, fondazione che che sostiene economicamente e culturalmente il lavoro della Specola Vaticana, Leone XIV ha consegnato un discorso breve ma incisivo: la verità oggettiva è minacciata, il cielo notturno rubato da inquinamento luminoso e mega costellazioni di satelliti. Difenderlo non è nostalgia, ma custodia dell’umano. Riprendendo Benedetto XVI, il Papa chiama scienza e fede a un’alleanza necessaria (Agenzia SIR, 14 maggio 2026)

La tecnologia non è sempre futuro, talora il futuro lo oscura, paradossalmente rubando il passato che del futuro non può che essere pilastro e fondamento.

Papa Leone XIV ha tenuto un breve discorso incontrando il consiglio della Vatican Observatory Foundation, la fondazione che sostiene economicamente e culturalmente il lavoro della Specola Vaticana. Uno dei progetti più importanti è il Vatican Advanced Technology Telescope in Arizona, un telescopio situato sul Monte Graham attraverso cui gli astronomi del Papa continuano il lavoro rilanciato proprio da un Leone, il XIII.

Ormai stiamo cominciando a conoscere lo stile dell’attuale Leone, mai sopra le righe, ma sempre deciso nei suoi contenuti. Ci sono due passaggi del discorso forti e chiari. Nel primo il Papa ci riporta al bisogno di verità: «Oggi, tuttavia, sia la scienza sia la religione affrontano una minaccia diversa e forse più insidiosa: quella di quanti negano l’esistenza stessa della verità oggettiva» ed il primo risvolto è la custodia del pianeta e dell’umano, specialmente il più fragile e vulnerabile. È proprio per questo che: «L’adesione della Chiesa a una scienza rigorosa e onesta rimane non solo preziosa, ma anche essenziale».

Come questo può avvenire? Il Papa alza lo sguardo al cielo invitando tutti, non solo gli astronomi, a farlo. Dice: «Contemplare il cielo ci invita a vedere le nostre paure e le nostre mancanze alla luce dell’immensità di Dio. Il cielo notturno è un tesoro di bellezza aperto a tutti – poveri e ricchi – e in un mondo così dolorosamente diviso rimane una delle ultime fonti di gioia davvero universali». Il Cielo rammenta a tutti il senso della Terra. L’immenso riporta all’essere amati, la meraviglia nell’ordine del cosmo all’essere pensati.

Tutto questo, ed è il secondo passaggio forte e chiaro, è minacciato. Dice Leone: «Parafrasando Papa Benedetto abbiamo riempito i nostri cieli di una luce fatta dagli uomini che ci rende ciechi alle luci che Dio vi ha posto». Ratzinger, in una strepitosa omelia della Veglia di Pasqua del 2012, in cui rifletteva sul valore della luce e del buio, ebbe a dire che: «Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili». Questo ci ruba il cielo, ci ruba la luce di Dio, come fa il peccato.

Dal 2012 a oggi l’inquinamento luminoso è aumentato a dismisura, complici i Led ad alta intensità. A questo si aggiungono le mega costellazioni di satelliti che a occhio nudo non si vedono, ma rendono la scienza del cielo quasi impossibile anche in Arizona o in Cile. SpaceX ha oltre 10.000 satelliti attivi, Eutelsat 630, Amazon 200 con un progetto finale di oltre 3.200 a cui aggiungere i progetti cinesi tutti a quattro cifre (cf. Piero Benvenuti, «Il cielo messo a rischio dalla corsa al web spaziale», Avvenire, 18 gennaio 2025 − ndr).

Il cielo stellato è memoria del passato, dal passato vengono quelle luci, ed è fondamento di futuro perché alimenta il desiderio di senso, di scoperta, di meraviglia senza i quali l’umano rischia di ridursi a macchina, ripiegato sulla Terra e velenoso verso i suoi vicini.

Proteggere il cielo dunque non è solo questione di scienza di pochi o di romanticismo di superstiti, è questione fondante dell’umano e del suo, generazione dopo generazione, scoprirsi e meravigliarsi come tale.

Le parole di Leone non sono di circostanza, leggono con chiarezza le circostanze. Esse sono ulteriore tassello del grande mosaico di cultura e di fede che offre una visione del mondo alternativa. Una proposta che accoglie la tecnica, ma senza dimenticare mai come sia autentica solo se è a servizio della verità dell’umano, fragile abitatore di un cosmo dagli equilibri straordinari, ma altrettanto fragili. Come in cielo così in Terra.

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