
Messo così il titolo sembra decisamente riduttivo e moralistico. E non va bene!
Definiamo allora i termini.
Trascendenza come un “andare oltre”. Immanenza come rimanere lì, vincolati a.
Immanentismo: il bacio è fatto di due labbra che ne incontrano altre due, il regalo è l’oggetto dato senza pagare, il prato è verde e i fiori colorati, la luna non ha luce propria e il sole a volte fa sudare, la mamma è alta un metro e settantacinque e il papà va in bicicletta.
Trascendenza: «Ieri sera era amore, io e te nella vita, fuggitivi e fuggiaschi», «con un bacio e una bocca come in un quadro astratto», «vorrei donare il tuo sorriso alla luna», «che fai tu luna in ciel, dimmi che fai silenziosa luna», «penso quindi sono», «nel tuo ventre si riaccese l’amore», «il papà non è solo l’amico delle capriole sul letto».
Cos’è meglio?
Rimanere lì, nella concretezza delle cose o andare anche oltre? A parte il fatto che andiamo oltre in continuità; spesso per abitudine, senza rendercene conto! Che potrebbe corrispondere a lasciarsi vivere.
È questo il punto! Fermarsi per prendere coscienza.
Esasperando la formula di Cartesio, potremmo dire: se «non penso, non esisto».
Essere coscienti che “l’andare oltre” è quella dinamica esistenziale che impedisce d’impantanarsi.
Se solo il concreto è reale, scompare la simbologia, la comunicazione non verbale e “il molto possibile” si riduce “al poco”. Le differenze e le disabilità sarebbero definite esclusivamente dalla descrizione.
La capacità di “andare oltre” potrebbe farci scoprire che ognuno di noi è molto di più di quello che pensa di essere.
Non è narcisismo, ma autostima. Che impegna alla realizzazione di sé.
Il narcisista è impantanato. Si pensa e si crede di più perché teme che, nel profondo di sé, ci sia il vuoto o che la percezione dei limiti permetta l’invasione degli altri. Il narcisista rimane lì a guardarsi l’ombelico come fosse il centro dell’universo!
Con la trascendenza la percezione dei propri limiti non produce depressione, ma aiuta a scoprire tanto altro. «Spunta la luna dal monte…tra volti di pietra, tra strade di fango» (Pierangelo Bertoli).
Trascendenza, quindi, come antidoto alla troppo diffusa maniacalità narcisistica. Che è sommamente statica.
Credo che la psicodinamica, oltre a essere un processo terapeutico, abbia anche introdotto nella cultura umana l’importanza dell’“andare oltre”. Far emergere, prendere atto e ed evolvere verso il meglio di sé.
Con la canzone Vorrei donare il tuo sorriso alla luna Tiziano Ferro non si limita a mettere le note sotto delle parole. La canzone è tanto altro e, ascoltandola, ognuno vibra secondo le risonanze del suo profondo.
In un processo di libertà interiore, l’“oltre” è sempre “tanto altro”.
L’immanentismo è statico, la trascendenza è dinamica. L’“andare oltre” potrebbe farci scoprire l’infinito. Anche quello con la “I” maiuscola.
Educare alla trascendenza significa attivare processi personalizzati che stimolano riflessioni, emozioni e sentimenti. Che sono tutti lì, dentro ciascuno, in attesa di essere percepiti.
Proibire o definire la misura dei coltelli, mettere metaldetector, inasprimenti delle pene, fermi preventivi… senza educare all’“andare oltre”, sarebbe come proibire la respirazione per evitare gli effetti negativi dell’inquinamento.
La metafora è per natura sua strumento di trascendenza e quella dell’“andare in alta montagna per respirare meglio” viene a proposito.
Genitori, insegnanti, politici, economisti, uomini e donne di chiesa, adulti tutti – scusate l’enfasi decisamente maniacale, giustificata però dall’urgenza – non rimaniamo impantanati!
Oltre la pianura è sempre meglio!





