
Tra i grandi precetti dati da Gesù in quel rivoluzionario manifesto del cristianesimo che è il “Discorso sul monte”, quello della preghiera è uno dei più belli: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt, 6,6).
Entra nella camera del cuore e chiudi la porta al tumulto degli accadimenti esterni, per uscirne poi arricchiti. Nel suo segreto, in interiore, è Dio. Nessuno conosce i moti del cuore; nessuno, nemmeno noi stessi; li conosce solo Dio che vi abita. Egli è la Verità.
Questa riflessione mi sembra possa riassumere l’essenza di questo Diario spirituale del prete ortodosso Sergej Nicolaevič Bulgakov [Sulla corda del silenzio; traduzione e cura di Lucio Coco; Il Portico-EDB, Bologna, 2026], ed essere la rispettosa disposizione d’animo di chi si accinge a leggerlo.
È un libro scritto col cuore, perché lì si svolge un quotidiano colloquio dell’autore con Dio, con sé stesso e con il lettore: colloquio sentito, sincero, sgorgante dal profondo, pieno di fede, di speranza e di amore, tra l’anima e Dio di fronte al creato e agli accadimenti quotidiani della vita. Un colloquio che è preghiera. Un libro, quindi, che, come ogni libro spirituale, va letto lentamente, meditandolo; e la lettura che è già preghiera anch’essa.
Pregare con il cuore
La preghiera, d’altronde, è un aspetto rilevante di questo diario. Preghiera gioiosa e di ringraziamento per i doni che Dio ci dà; o supplica dell’uomo (e dello stesso autore) che, debole e peccatore, si affida a Dio. La preghiera, allora, si fa confessione.
La preghiera è una «spada spirituale». Possiede quella straordinaria potenza che ci aiuta sempre, specie nei momenti dolorosi e disperati, quando non può farlo l’intelletto. E noi invochiamo Dio con la preghiera, e questa ci lega a lui.
«Che miracolo è la preghiera! Un uomo peccatore e indegno in uno slancio folle manda le sue suppliche, lancia le sue parole al cielo e accade che la preghiera sia sentita: di questo è certo il cuore di chi prega, quando prega sinceramente». Quando preghiamo, parliamo con Dio; ed egli, che pure è in excelsis, ci è vicino e ci ascolta. Lontanissimo e vicinissimo.
La preghiera dà pace. Viviamo nel peccato, nel dolore, nella disperazione, nell’angustia quotidiana: è la nostra condizione di mortali. Perciò, dobbiamo amarci e rispettarci reciprocamente, perché nel cuore di ognuno c’è il Dio della luce che disperde le tenebre. Dobbiamo mostrare vicendevole misericordia, perché le debolezze e gli sbagli di tutti, sono il riflesso dei nostri sbagli e delle nostre debolezze.
Pregare è la calda raccomandazione di Bulgakov al lettore. Pregare sempre col cuore, il cui linguaggio non è fatto di parole o di pensieri, ma di sentimenti: di gioia o di trepidazione e di paura; e Dio che lo conosce e consola, muta la tristezza in gioia.
La preghiera e il tempo
Il libro di Bulgakov è anche un libro di meditazioni giornaliere, che non hanno una disposizione logica, ma, insieme, danno una profonda visione della vita e della fede. La sua lettura non lascia indifferenti. Se, infatti, arricchisce la fede del credente, ne mostra una scintilla anche al non credente.
Questo libro è una riflessione della presenza del male nella vita. C’è in Bulgakov la coscienza dolorosa della realtà umana: del dolore, della morte, del peccato; ma c’è anche la certezza che Dio non abbandona l’uomo. C’è il grido dell’uomo a Dio che nasce de profundis, ma c’è sempre la risposta di Dio e la sua vicinanza. Proprio di fronte a questa realtà, infatti, specie di fronte alla morte, nascono le vere domande dell’esistenza.
Comunque si svolga la vita, nel bene e nel male, la preghiera è sempre un dono, il più grande, che non va sciupato. Essa va vissuta istante per istante, perché nell’istante c’è tutto, c’è la vita stessa, c’è il misterioso disegno di Dio su noi.
Ogni giorno è una nuova creazione; «come se Egli creasse di nuovo il suo mondo in questo giorno di gioia». I giorni passati forse li abbiamo sciupati. Non importa. Apprezziamo il tempo che ci rimane da vivere, ogni nuovo giorno che inizia, e di esso ogni momento.
Ci sono pagine bellissime sulla vita che passa e riflessioni sulla bellezza della vecchiaia: «La vecchiaia appare il coronamento di tutta la vita: come è stata la vita, così sarà anche la vecchiaia, bisogna meritarsi la vecchiaia. Gli uomini hanno paura della vecchiaia. Gli uomini ne hanno paura, non la vogliono, eppure bisogna amarla, volerla, come libertà di Dio».
Vivere giorno per giorno senza preoccuparci del domani, perché ogni giorno è mistero. Santificare l’oggi, apprezzare ogni momento di vita, ringraziare Dio. Ammonimento da incidere nel cuore, in un mondo che disprezza la vita umana e il creato, non ne conosce più il valore e la bellezza. È la vita del tutto, l’amore per il creato, frutto dell’incessante amore divino.
Tutto è sacro; tutto è dono di Dio; e dobbiamo ringraziarlo per tutto ed essere responsabili: «per la gioia e il dolore, per la vita e la morte, per la beatitudine e la prova, per l’amore e per l’odio umano. Ma il mio cuore è turbato: come posso rendere grazie per la fame, per la prigione spirituale, per la schiavitù e la sfortuna, per la morte dei miei vicini, del mio popolo, per l’umiliazione della mia patria? Non sarà, questo, menzogna e ipocrisia, abominio al cospetto del Signore? Io non so rispondere davanti a queste sventure, davanti alla siccità e alla fame che Dio ha mandato a gente innocente, ai bambini. Di nuovo milioni di russi sono condannati a morire di fame. Come accogliere in sé questo? Oh, è possibile anche questo, se si dà sé stessi, se si dà, fino alla fine, ogni cosa propria a Dio che tutto dà. Ma noi non lo facciamo. Stando sulla riva, vediamo chi affoga, e allora ci prendono sgomento e orrore. Sì, non tutto è comprensibile all’uomo e non tutto può diventarlo, infatti il principio e la fine si perdono nell’oscurità e nell’infinità, e sempre resteranno un mistero i destini degli uomini».
La preghiera e la fede
È difficile capire questo senza la fede. Il diario di Bulgakov è di profonda fede. È la fede che dà senso alla vita, specie nei momenti difficili. Giobbe si ribella a Dio, ma, alla fine, comprende, e gli dice parole di profonda fede: «Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te è impossibile. Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano? […]. Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere» (Gb, 42, 2-6).
I mali ci sono, indubbiamente; ma «quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore» (Manzoni, I promessi sposi, c. XXXVIII).
Il diario spirituale di Bulgakov è, insomma, un inno a Dio «il cui amore ardente strepita e brucia», consola i cuori, e li infiamma del desiderio di lui. Ed è un inno alla vita che si costruisce giorno per giorno, istante per istante, con gli eventi ordinari quotidiani. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” – invochiamo nel Padre nostro; dàccelo oggi, domani lo chiederemo di nuovo. Dio ordinò di raccogliere la manna giorno per giorno. Non ti abbattere – è l’invito di Bulgakov.
Respingi la paura. Non disperare. Dio vede tutto e perdona tutto. Egli è «bontà infinita [che] ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei» (Dante, Purgatorio, III, 122-23). Siamo nella sofferenza, è vero, ma anche nella gioia. Il nostro destino è nella vita stessa del creato e delle creature; è nei secoli.
Questo diario, questo colloquio intimo con Dio, è un canto di lode a lui, creatore delle bellezze dell’universo. In ogni creatura, Bulgakov sente la vicinanza di Dio. «Egli è vicino a te [scrive] e tu sei stato creato in questo mondo come sua parte, non peggiore delle altre, tu sei degno di esistere, tu sei cittadino anche di questa terra e di queste stelle e di ogni grande e piccola infinità. E tu puoi, e quindi devi, udire il canto del mondo, che arriva a te da ogni dove, alla gloria di Dio, della quale è pieno il cielo e la terra».
Parole che infondono forza, coraggio di vivere qualunque sia la vita. Un inno alla vita in sé e in considerazione dell’eterno.





