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Ci sono morti che sembrano uno squarcio nel cielo. Quella di Miguel Masaïsaï, giovane ciclista congolese, appartiene a questa categoria. Venerdì 18 settembre, nei pressi dell’agglomerato di Ouesso, nel nord del Congo-Brazzaville, non lontano dal confine con il Camerun, la strada ha bruscamente fermato colui che non voleva arrendersi davanti alle frontiere (avevamo presentato la sua impresa su SettimanaNews).
Miguel non pedalava soltanto su una bicicletta. Pedalava portando con sé una speranza. Il suo progetto «Pedal for Peace» non era una semplice traversata dell’Africa, da Goma al Marocco; era una lettera aperta scritta sull’asfalto, una preghiera silenziosa affidata a due ruote, un appello ostinato a credere che la pace potesse ancora unire ciò che le guerre avevano lacerato.
A ogni tappa, i congolesi lo accoglievano come si accoglie una buona notizia. La sua bicicletta diventava una bandiera senza colore politico, il suo sudore un linguaggio universale, il suo sorriso una vittoria sullo scoraggiamento. Seminava chilometri come altri seminano semi, convinto che un giorno sarebbero fioriti nella fraternità.
E poi la strada, quella compagna fedele, si è trasformata in una tomba.
Quale crudele paradosso! Colui che voleva avvicinare i popoli è stato strappato ai suoi. Colui che portava la pace è caduto nel fragore del traffico. Il suo sogno si è interrotto prima del traguardo, ma i sogni più grandi non muoiono sempre insieme a coloro che li portano: a volte cambiano gambe, ruote e cuori.
Miguel lascia un vuoto che pesa come una montagna. Eppure, la sua ultima pedalata continua a risuonare come un invito: non permettere che la pace diventi uno slogan, ma trasformarla in un cammino.
Oggi il ciclista si è fermato. Ma il suo messaggio continua a viaggiare.
Possa la pace che annunciava diventare finalmente realtà per la Repubblica Democratica del Congo e per tutta l’Africa. E possa colui che cercava di costruire la pace sulle strade trovare ora, accanto a Dio, quella destinazione che nessun incidente potrà mai sottrargli: la pace eterna.





