Brasile: se vincesse Bolsonaro…

Foto LaPresse.

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Stiamo aspettando il 25 ottobre, quando il secondo turno delle elezioni generali in Brasile ci darà il risultato finale. Abbiamo assistito, stupiti e profondamente tristi, al primo turno con l’inaspettata ondata di voti per i candidati dell’estrema destra.

Non posso attenermi a una lettura che cerca comprensioni e spiegazioni esclusivamente nel contesto della politica brasiliana, ma ora è qui, in Brasile, che attualmente abbiamo l’epicentro del terremoto che rivela il fallimento dell’Occidente e dell’umanità.

Nel settembre 2026, l’epicentro era in Germania, dove l’AfD ha vinto le elezioni statali in Sassonia-Anhalt con quasi il 44% dei voti.

Ora, in ottobre, è in Brasile che si sta combattendo una battaglia politica decisiva per il nostro futuro, con i poteri del capitale che abbandonano la versione di sinistra della gestione neoliberista dello stato e si sposano, ancora una volta, con il radicalismo di destra.

La reazione euforica del mercato al risultato elettorale, in cui, in anticipo, la destra ha ottenuto maggioranze sicure in Camera e Senato, è stata incredibile. La forte rivalutazione del mercato azionario e il crollo del dollaro si sono verificati dopo il parziale risultato delle elezioni, che ha portato gli investitori a rivedere le loro aspettative per l’economia brasiliana.

Verso un potere dittatoriale?

Qualunque sia l’esito di questa battaglia, non si sarà in grado di riportare in vita la strategia politica moribonda di questi ultimi decenni. È l’epilogo dell’illusione che la dialettica tra destra e sinistra, di nostalgica memoria giacobina, esista ancora.

Al contrario, assisteremo al consolidamento di un potere dittatoriale, unilaterale, senza freni, sfacciato, assetato del sacrificio e del sangue dei poveri – indigeni, contadini e quilombolas – che oggi è disposto a riprendere esponenzialmente i massacri del secolo scorso, insieme al funerale dei diritti, della giustizia, della bellezza e dell’amore.

È ovvio che il principale epicentro mondiale – che ogni giorno ci rivela il progredire della malattia – continua a essere il genocidio che lo stato di Israele sta perpetrando contro gli indigeni palestinesi.

Quella guerra è la punta emergente dell’iceberg, dei tempi bui in cui viviamo: Israele, avamposto dell’Occidente in guerra contro tutto ciò che minaccerebbe la civilizzazione giudeo-cristiana, rivela la sostanza di tutte le guerre locali, colonizzatrici e genocide del capitale, in Europa come in Brasile.

La sinistra, che ancora ripete in modo farsesco il ritornello della guerra fredda, affronta radicalmente la guerra in Medio Oriente, ma resta cieca e muta di fronte alla jihad; scommette sul polo dialettico antimperialista Russia-Cina-Iran, che sarebbe decoloniale e pacifico; nasconde il terrore di queste dittature e addirittura sostiene la guerra di colonizzazione di Putin e della Terza Roma contro l’Ucraina.

In breve, in qualsiasi angolo cerchiamo risposte, troviamo solo polarità speculari della guerra e la vicinanza dell’abisso di una soluzione finale.

E in Brasile – in cui i governi recenti hanno garantito almeno qualche briciola di bilancio per le politiche pubbliche popolari, senza però affrontare la sfida dei territori indigeni e contadini, dimenticando l’urgenza della Riforma Agraria – avremo il ritorno dell’arbitrarietà, della repressione e degli squadroni della morte. In breve: un colpo di stato, senza intervento militare, legalizzato tramite elezioni.

Oltre a guerra, fame, morte, assistiamo impotenti all’ecocidio, alla fine annunciata della foresta pluviale amazzonica e alla quasi completa distruzione del bioma cerrado: questioni che non sono al centro del dibattito politico, delle battaglie degli algoritmi e delle preoccupazioni dell’opinione pubblica.

E questo accade quando il tema della fine del mondo non è più delirio demenziale o remota possibilità. Le distopie pensate o immaginate da Vladimir Soloviev[1] e Robert Hugh Benson[2] ci offrono ancora una volta la rilevanza della figura dell’anticristo e del katechon paolino per capire come affrontare esistenzialmente e teologicamente congiunture che ci ricordano la traiettoria genocida dell’egemonia nazista-fascista, con l’aggiunta degli impatti spaventosi e mortali del cambiamento climatico e la possibilità di ripetere la tragedia di Hiroshima e Nagasaki.

Ciò che accade nell’Abya Ayala e in Pindorama non può essere ridotto semplicemente a un sintomo dell’espansione dell’imperialismo statunitense, perché è dalla conquista del cosiddetto Nuovo Mondo, nel 1492, che la modernità presenta un’evoluzione che la radicalizza. È dalle ribattezzate Americhe che l’Europa si reinterpreta come centro del mondo. Senza questa periferia del mondo, non avremmo la presunzione disastrosa dell’eurocentrismo.

Le figure di conquista proposte da Enrique Dussel[3] rappresentano ancora oggi l’indiscutibile identità della dominazione coloniale occidentale: l’invenzione dell’Altro, l’occultazione dell’Altro, l’invasione militare e la dominazione territoriale, la schiavitù e il genocidio; la colonizzazione del mondo della vita con l’imposizione della lingua, della religione, delle usanze e delle istituzioni europee.

È da queste terre che emerge chiaramente la colpa originaria dell’Europa cristiana, cattolica e protestante: l’imperialismo colonizzatore e genocida che, fin dall’inizio, ha caratterizzato l’egemonia occidentale, senza soluzione di continuità, da Hernán Cortés e John Rolfe fino a Netanyahu.

Thiel e Girard

Il tema di Dussel dell’occultamento dell’Altro, come figura che caratterizza il processo di dominazione coloniale dell’Occidente, diventa, per me, una figura che caratterizza le posizioni di Peter Thiel, uno degli uomini d’affari più influenti della Silicon Valley, che viaggia per il mondo organizzando seminari sulla teologia cristiana.

Nel 2026 Thiel ha iniziato a tenere conferenze private sull’Anticristo e l’Apocalisse e a organizzare una serie di conferenze a Roma, dal 15 al 18 marzo, sull’“Anticristo biblico”, con la partecipazione solo su invito e proibizione di telefoni cellulari, registrazioni e appunti.

Le conferenze trattavano temi apocalittici e profezie cristiane, argomento di cui Thiel aveva già scritto e dibattuto su riviste religiose come First Things.

Il tema dell’anticristo e del katechon viene, in realtà, ripreso in modo confuso dalle “pietre veggenti” create da J.R.R. Tolkien nel Signore degli Anelli, una metafora corretta, perché l’azienda Palantir crea sistemi che raccolgono grandi volumi di informazioni e, con l’IA, aiuta governi, forze armate, agenzie di intelligence e grandi aziende, a “vedere” schemi e modelli nascosti, aiutare nelle decisioni, monitorare e valutare i processi.

Peter Thiel ha studiato con l’antropologo René Girard[4] a Stanford e spesso lo cita come la sua più grande influenza intellettuale.

Girard è noto per la teoria del desiderio mimetico: una mimesi che compete con la lettura platonica che vede solo gli aspetti positivi dell’imitazione come fonte di apprendimento e conoscenza, eliminando l’aspetto competitivo, conflittuale e speculare dei contendenti che desiderano lo stesso oggetto.

Girard è anche autore della teoria del “capro espiatorio”, l’assassinato nel “tutti contro uno”, un soggetto considerato colpevole della crisi sociale e il cui linciaggio non solo implica l’armonia e la pacificazione della società nella complicità dell’omicidio, ma promuove la nascita della religione, con la santificazione e la divinizzazione della vittima sacrificata.

Per René Girard, i Vangeli rivelano qualcosa di unico: mostrano l’innocenza della vittima. Nella crocifissione, Gesù non appare come il colpevole che la folla immagina, ma come l’innocente sacrificato dal meccanismo del “capro espiatorio”.

Girard vede il messaggio cristiano come una denuncia della violenza umana e dei processi di esclusione.

Peter Thiel, sebbene dichiari di essere influenzato da Girard, semplicemente occulta la persona di Gesù di Nazareth e i meccanismi vittimizzanti della storia.

Thiel nasconde tutto ciò che, nel Vangelo, si riferisce ai poveri, vittime del potere violento e sacrificale. Non si limita a manipolare il pensiero di Girard, riducendo la sua teoria a uno strumento per comprendere potere, tecnologia e geopolitica, ma nasconde la persona stessa di Gesù di Nazareth, tradendone la radicalità che non si limita a smascherare il processo di vittimizzazione, ma si identifica con i poveri, gli stranieri, gli oppressi, i migranti e i marginalizzati – «quello che hai fatto a uno dei più piccoli di questi, l’hai fatto a me» (Mt 25) –, affrontando con decisione il potere omicida del tempio, del palazzo, della caserma e del mercato.

L’ideologia dell’estrema destra cattolica

Occultare, sequestrare e deturpare il Cristo e nascondere le vittime del potere sono manipolazioni che segnano la pratica e l’ideologia dell’estrema destra cattolica: è la rinnovata trinità dio-patria-famiglia di un cattolicesimo autoritario, intollerante, violento, bellicoso e profondamente razzista. È questo tradimento che ha ispirato in gran parte il voto brasiliano del 4 ottobre.

In questi tempi bui, siamo aiutati dalla presenza di Gesù e dai martiri della giustizia, l’unica via che sostiene la missione di annunciare il Regno di Dio presente nella storia, denunciando, senza paura e senza odio, il potere violento e oppressivo, nemico dei poveri e della Vita stessa, e costruendo sentieri di solidarietà basati sulla lotta per corpi e territori liberi per i popoli, in cammini di risurrezione e di insurrezione: popoli indigeni, contadini, quilombolas, abitanti delle favelas, profezie esistenziali, testimoni dell’eredità spirituale degli ancestrali, delle promesse di Gesù e della compagnia dei Santi e degli Encantados.


[1] Soloviev Vladimir, Os Três Diálogos e o Relato do Anticristo, Ecclesiae, Campinas SP, 2021.

[2] Benson Robert Hugh, O senhor do mundo, AVIS RARA, São Paulo, 2022.

[3] Dussel Enrique, 1492: O Encobrimento do Outro – A Origem do Mito da Modernidade. Conferências de Frankfurt, Vozes, Petrópolis, RJ, 1993.

[4] Girard, René. O bode expiatório. São Paulo: Paulus, 2004; ID. A violência e o sagrado. São Paulo: Editora Paz e Terra, 1990.

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