
Cattedrale ortodossa a Tallin.
La complessa vicenda della legge sulle Chiese approvata in via definitiva dal parlamento e indirizzata a interrompere le relazioni con Mosca della Chiesa cristiana ortodossa d’Estonia (in precedenza Chiesa ortodossa d’Estonia del patriarcato di Mosca) si è arricchita di un nuovo passaggio. I suoi legali hanno depositato il ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo (8 ottobre) dopo che la Corte suprema estone aveva dato via libera all’esecuzione della legge (8 giugno 2026).
La legge riguarda quelle Chiese e aggregazioni religiose il cui organo direttivo costituisca una minaccia per l’ordine costituzionale e la sicurezza del paese e che abbia relazioni giuridiche ed economiche con poteri che attentino allo stato. Quando, cioè, un centro spirituale, un organo dirigente o un’associazione religiosa incitano, sostengono o finanziano attività che intaccano l’indipendenza, l’integrità e l’ordine costituzionale del paese, oppure quando essi si riferiscono statutariamente a istituzioni religiose straniere che hanno sostenuto aggressioni militari e inviti alla guerra, al terrorismo o all’uso illegale delle forze militari.
Fa parte delle risposte dello stato alle ripetute minacce della Russia di Putin, apertamente condivise dal patriarcato di Mosca, verso i paesi baltici considerati territorio proprio della Russia. La paura di un’invasione è assi diffusa fra il 1.300.000 abitanti (16% ortodossi e per il 25% di ceppo russo).
Timore dell’invasione
La legge è stata approvata dal parlamento il 9 aprile 2025. Bocciata dal presidente, Alar Karis, è stata riproposta e riapprovata il 17 giugno 2025 e, ancora una volta, non firmata dal presidente che ha fatto ricorso alla Corte suprema.
La Corte ha respinto l’accusa di incostituzionalità approvando la legge. Essa prevede che le Chiese interessate, in realtà la Chiesa filo-russa, debbano tagliare i rapporti con la Chiesa russa che è parte attiva della minaccia di guerra. Questo significa sottrarsi al controllo del patriarcato di Mosca per quanto riguarda le decisioni e sostituire il primate, l’arcivescovo Eugenio, di nazionalità russa, a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, sostituito in loco dall’ausiliare, il vescovo Daniele.
Se i legami non verranno recisi entro il 28 dicembre, il ministro dell’interno avvierà un’azione legale per la cessazione forzata delle attività della Chiesa filo-russa.
La legge riguarda anche il monastero femminile di Pükhtitsa che, per il suo statuto stavropegico, dipende direttamente dal patriarca di Mosca.
Il ricorso alla Corte europea è costruito sulle ragioni espresse dalla minoranza dei giudici della Corte suprema ed è patrocinato dall’avvocato Artur Knyazev. Fa forza sulla presunta differenza fra l’indirizzo della Corte suprema (che censura i legami amministrativi ma non quelli religiosi con Mosca) e l’indirizzo del ministro dell’interno, Tarmo Miilits, che, in un dialogo del 1° ottobre con i due vescovi e i loro avvocati, avrebbe posto l’alternativa secca fra mettere fine alle attività o passare ad altra Chiesa ortodossa (nel paese è attiva una Chiesa ortodossa legata al patriarcato di Costantinopoli).
Con involontaria ironia, il consigliere di Cirillo, l’arciprete Nicolas Balachov, ha lamentato su Ria Novosti la piegatura poliziesca del governo estone. La sentenza europea rivestirà una particolare importanza perché avrebbe un immediato rimbalzo sull’analoga e discussa legge relativa alle Chiese in Ucraina.
La cattedrale
L’amministrazione della capitale, Tallin, ha già annullato il contratto di affitto agevolato con la Chiesa filo-russa per gli ambienti della curia e deve rispondere del dibattito sorto a proposito della cattedrale dedicata all’eroe russo Alessandro Nevski.
Il maestoso edificio, eretto alla fine dell’800 come simbolo della “russificazione” del paese baltico, era gestito nel periodo sovietico dalla Chiesa ortodossa russa ed è stato affidato alla locale Chiesa filo-russa nel 2001 con un contratto a lunga scadenza.
L’attuale spinta indipendentista e il pericolo dell’intervento russo hanno giustificato le voci che ne chiedono la distruzione o il suo uso museale.
L’invito a interrompere il contratto di affitto proveniente dal governo è stato interpretato dalla maggioranza del comune cittadino, più vicina all’opposizione, a proclamare di non avere ragione giuridiche pertinenti per interromperlo.
L’architetto e storico Aliver Orro ha detto: «L’edificio può essere certo considerato come un simbolo del periodo della russificazione della fine del XIX secolo. Ma non solo questo. È una costruzione molto bella di stile “storicistico”, ricca di dettagli e raffinata, che ha sempre avuto grande importanza per il popolo ortodosso».
Merita, infine, un accenno un’insolita posizione, in apparenza contro la guerra, che il metropolita Eugenio ha espresso in una lettera di sostegno al metropolita Onufrio di Kiev (Chiesa non autocefala, filo-russa).
In occasione dei bombardamenti dell’esercito russo che il 15 giugno scorso hanno danneggiato la cattedrale della Dormizione nella Lavra monastica di Kiev ha scritto: «La nostra Chiesa prega per la cessazione delle ostilità e dei bombardamenti sulle città che causano la morte delle persone e distruggono le chiese e il patrimonio culturale dell’Ucraina. La guerra è un male e una violenza che distrugge vite umane, famiglie e luoghi di culto, cosa incompatibile con Vangelo della pace e contrario alla volontà di Dio che è amore».





