Le condizioni del possibile

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Gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni di metà mandato del 3 novembre tra controversie sulle regole elettorali e sui limiti del potere presidenziale. La guerra con l’Iran mette in pericolo i civili e la navigazione attraverso Hormuz. Washington e Pechino hanno prorogato la tregua commerciale, mentre restano aperti i contrasti sulla tecnologia e sulla sicurezza.

La guerra della Russia contro l’Ucraina impone all’Unione europea di decidere quanta responsabilità assumersi per la difesa europea e se procedere verso una federazione politica. Altrove continuano guerre cruente e tragedie umane sulle quali si concentra assai meno l’attenzione del mondo. L’appello di Papa Leone XIV a una pace «disarmata e disarmante» resta un punto fermo. La sua forza gentile e persuasiva si fa strada nel cuore dei popoli e dei governanti.

Il Papa è anche il primo pontefice in carica ad aver votato alle elezioni americane, inviando per posta la propria scheda per le elezioni di metà mandato. Un gesto che accompagna il richiamo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare alla vita democratica.

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Il corso degli eventi richiede decisioni i cui effetti andranno oltre l’emergenza. Una tregua offre tempo, il negoziato decide come impiegarlo. Un’elezione apre possibilità alle quali le istituzioni devono dare seguito. Per l’Unione europea, le scelte sulla difesa e sull’allargamento ne determineranno per anni la capacità di agire. «Le previsioni sono difficili, soprattutto quando riguardano il futuro».

Nils Goldschmidt e Stephan Wolf richiamano questa battuta, attribuita a Karl Valentin, in Gekippt. Systems Out of Control: How to Avoid the Point of No Return. Il ragionamento sui punti di svolta offre un metodo per leggere ciò che accade e orientare le decisioni.

Il libro è stato presentato a Roma, all’Istituto Luigi Sturzo, nell’ambito del Festival della Diplomazia, in un incontro promosso dalla Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano, dall’Istituto, dal Festival e dall’Associazione Amici di Luigi Vittorio Ferraris. L’occasione ricordava i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Germania e Italia.

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Quando un cambiamento diventa irreversibile? Come riconoscerlo finché siamo ancora in tempo per intervenire? Occorre esaminare il contesto, comprendere in quali circostanze un sistema può cambiare direzione e considerare le conseguenze delle nostre decisioni, comprese quelle che rinviamo. Parliamo di transizione come se ne conoscessimo il punto di arrivo. Spesso sappiamo soprattutto da che cosa ci stiamo allontanando.

Cambiano i lavori, le tecnologie entrano nella vita quotidiana, gli accordi perdono efficacia. La direzione di questi cambiamenti dipende anche dalle scelte che compiamo oggi. Il libro fa pensare alla psicostoria di Hari Seldon nella saga della Fondazione di Asimov, alle crisi nelle quali le alternative si restringono. Noi decidiamo con qualche certezza in meno di Seldon.

Per fortuna, i principi e la prassi costituzionali delle democrazie liberali pongono la persona, con la sua libertà, i suoi diritti e i suoi doveri, prima dello Stato e di ogni presunto corso della storia. Ragionare sui futuri possibili aiuta a comprendere il presente e a riconoscere le scelte che presto potrebbero diventare più difficili. Anche aspettare produce conseguenze.

La passione civile dovrebbe spingerci a comprendere che cosa cambia e ad ascoltare chi lo vede diversamente da noi. Il richiamo degli autori alla tolleranza riguarda anche questo.

La polarizzazione rende più difficile riconoscere i rischi e trovare un’intesa su come affrontarli. Intervenire prima che una crisi restringa le scelte permette di conservare la libertà di decidere come vivere insieme. «Bei Gefahr und in der Not ist der Mittelweg der Tod». Nel pericolo e nella necessità, la via di mezzo è la morte. Goldschmidt e Wolf mettono in discussione questa formula. Il discernimento richiede di valutare una risposta per gli effetti che produce, i costi che comporta e la possibilità di correggerla.

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Anche le democrazie possono avvicinarsi a un punto di svolta quando il potere si concentra e i contrappesi istituzionali si indeboliscono. Tra gli altri studi, il rapporto V-Dem 2026 documenta questo processo anche nelle democrazie più consolidate.

La pretesa populista di rappresentare l’intero popolo può accelerarlo, delegittimando il dissenso. Guardando all’Europa e alle prospettive di allargamento dell’Unione, è significativo quanto accaduto in Serbia. Dopo le elezioni dell’ottobre 2026, l’UE ha riconosciuto un mandato al cambiamento. Tradurlo in un governo che risponda del proprio operato darebbe seguito all’obiettivo istituzionale perseguito attraverso la protesta, fare in modo che le regole valgano anche per chi governa.

Conta la scelta degli strumenti. Il libro considera il divieto, la sostituzione, la predicazione e l’incentivo. Quest’ultimo merita attenzione perché l’efficacia di una politica dipende anche dai mezzi di cui le persone dispongono per darle seguito. Il discernimento riguarda queste condizioni e la capacità di correggere le misure che si rivelano inefficaci. Gli autori descrivono resilienza e stabilità come sorelle. Le istituzioni devono potersi adattare, continuando a rispondere del proprio operato entro lo Stato di diritto. Per l’Unione europea significa sviluppare la capacità di reagire insieme e di rivedere le decisioni al mutare delle circostanze.

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La fiducia nel possibile cresce anche attraverso questa esperienza di poter agire. In una lettera a Karl Jaspers, Hannah Arendt racconta di avere cominciato ad amare il mondo e di voler intitolare Amor mundi il libro poi pubblicato come Vita activa. La condizione umana.

Arendt lega la venuta al mondo alla capacità di dare inizio a qualcosa di nuovo. Riprende sant’Agostino. «Initium ergo ut esset, creatus est homo». Affinché ci fosse un inizio, fu creato l’uomo. Questa capacità prende forma anche nelle relazioni con gli altri. La responsabilità verso il futuro impegna a creare le condizioni perché ciascuno possa contribuire.

Rimanere vigili, riconoscere quando occorre cambiare direzione e coltivare relazioni che rendano possibile agire.

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