Polonia-Abusi: Commissione lenta, tribunale rapido

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L’assemblea episcopale polacca (Zakopane, 22-24 ottobre), tra i vari adempimenti, nomina il presidente della Commissione di esperti indipendenti per l’indagine sul fenomeno dei abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica.

Una decisione attesa da un paio d’anni. Il tribunale civile di Tarnow dopo alcuni mesi di dibattito condanna il vescovo Andrzej Jez a due anni di restrizioni di libertà e una ritenuta di un quarto del suo stipendio a favore di una associazione di aiuto ai minori vittime di violenza per non avere denunciato immediatamente due casi di abuso di preti della diocesi, come prevede una legge del 2017.

Aborto, scuola e commissione

La 406a assemblea generale aveva molto materiale in discussione: famiglia e matrimonio, risposta alle leggi sull’aborto, normative sui media cattolici, educazione religiosa a scuola, processo sinodale nelle diocesi e implementazione del progetto di commissione nazionale per gli abusi.

La risposta alle decisioni del parlamento che ha approvato due leggi sull’aborto (la depenalizzazione nel caso di elevata probabilità di malformazioni nel feto e la garanzia per chi provvede all’atto abortivo) è stata assai critica e decisa. Le proposte attuali ripropongono la disciplina precedente alla decisione della Corte costituzionale nel 2020 a favore della legge restrittiva del governo di destra, decisione molto contestata in sede civile e attribuita a una corte pesantemente condizionata dal potere politico.

Difficilmente arriveranno a rapida conclusione perché devono essere approvate dal senato e firmate del presidente della Repubblica che ha già manifestato il suo dissenso. Sulla situazione dell’insegnamento religioso a scuola i vescovi criticano l’attuale normativa (da due a un’ora di insegnamento, collocato all’inizio e alla fine dell’orario, con un possibile accorpamento delle classi) e sostengono la proposta polare di legge (scelta fra religione e morale, insegnamento curricolare e obbligatorio).

Hanno steso un messaggio di incoraggiamento a studenti  e professori in ragione di gravi episodi di violenza registrati negli istituti scolastici.

Commissione, statuti e presidente

La travagliata costruzione della commissione nazionale sugli abusi ha fatto un nuovo passo. È stato scelto il presidente nella persona dello storico di Cracovia, Piotr Franaszek. 71 anni, storico di formazione, professore all’università Jaghellonica, è un esperto di storia sociale ed economica fra XIX-XX sec. È stato a lungo consigliere comunale per il Pis e membro eletto dal parlamento per l’Istituto della memoria nazionale. Un nome inatteso e non particolarmente autorevole.

Una delle figure più note fra le vittime, Robert Fidura, commenta che il suo nome non è mai stato associata all’impegno per il contrasto agli abusi e i suoi legami politici col Pis e col suo leader, Jaroslaw Kaczynski, sollevano qualche perplessità. I vescovi hanno approvati gli statuti dopo i rilievi dei ministeri competenti e sottometteranno i nuovi ai poteri amministrativi per il riconoscimento di personalità giuridica. Nel frattempo toccherà al presidente scegliere i commissari di sua fiducia e definire la metodologia di lavoro.

Il costo della commissione sarà in carico alla conferenza episcopale e questo ha provocato qualche timore sulla possibile riduzione delle risorte per la Fondazione san Giuseppe che lavora con efficacia da anni sul versante degli abusi. Il consiglio di amministrazione della Fondazione ha assicurato che l’impegno primario resta quello dell’assistenza alle vittime e dello sviluppo di un sistema di protezione e prevenzione.

La sentenza, i tempi e le vittime

Ha fatto molto scalpore il processo al vescovo di Tarnow, mons. Andrzej Jez, accusato del ritardo di denuncia alla magistratura per due preti predatori. È la prima volta che un vescovo è messo alla sbarra. La legge del 2017 prevede la denuncia alla magistratura ogniqualvolta si ha notizia di un abuso. Il vescovo lo ha fatto, ma seguendo la normativa canonica dell’indagine previa che ha richiesto qualche mese.

Il prete interessato era attivo in Ucraina ed è stato accusato di oltre 70 abusi su minori, con il problema canonico di attribuzione sulla giurisdizione e la non facile comunicazione. L’interessato era già stato segnalato alle procure polacche oltre dieci anni prima e il tribunale canonico lo ha già sollevato dal ruolo ministeriale.

Il secondo caso riguardava un prete accusato di abuso su minorenne di cui il vescovo ha avuto conoscenza gli ultimi mesi del 2021 e ha denunciato il 16 dicembre dello stesso anno. Il pubblico ministero aveva chiesto 10 mesi di reclusione e tre anni di sospensione condizionale della pena con una multa di 4.500 euro. Il difensore ha sottolineato il peso delle pressioni emozionali e dei pregiudizi riconducendo la questione al suo oggetto proprio: i tempi previsti dalla legge per la segnalazione degli abusi. Con il paradosso che proprio la denuncia degli abusi ha procurato al vescovo l’accusa in tribunale.

Il portavoce del tribunale parla di una sentenza che farà scuola. L’ex-direttore dell’agenzia cattolica Kai, Stanislaw Tasiemski, molto stimato nell’ambito professionale ha detto: «Ho l’impressione che la procedura sia stata utilizzata per ragioni politiche e non con l’intento di proteggere onestamente i minori vittime degli abusi».

La diocesi ha preso atto della sentenza. «La curia non concorda con la sentenza della corte. La sentenza non è definitiva e non stabilisce in modo conclusivo la responsabilità penale del vescovo Andrzej Jedz. Gli avvocati della difesa richiederanno la motivazione scritta della sentenza e, dopo averla esaminata e analizzata a fondo, presenteranno ricorso in appello […] ribadisce il suo più profondo rammarico per il danno e la sofferenza causati a tutte le vittime di reati sessuali e assicura loro il dovuto rispetto e la sua compassione».

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