
Il 30 maggio è apparso su un sito rumeno un video imbarazzante in cui si riconosceva il metropolita Petru Pãduraru in gesti sessualmente espliciti con un partner. È stata una esplosione di rimbalzi su molti media sia rumeni che moldavi.
Lo stesso giorno, un comunicato-stampa della diocesi ortodossa-rumena di Bessarabia (un’area geografica che comprende territori appartenenti alla Moldavia, alla Romania e all’Ucraina) annunciava le dimissioni immediate del vescovo Petru, arcivescovo di Chişinãu (capitale della Moldavia), metropolita di Bessarabia ed esarca delle Pianure, per ragioni di età, di salute e per il bene della Chiesa.
Il 3 giugno, il sinodo della Chiesa ortodossa rumena comunica di avere «approvato la dimissione del metropolita Petru Pãduraru dal servizio di arcivescovo di Chişinãu, metropolita di Bessarabia ed esarca delle Pianure, con conseguente cessazione dell’attività amministrativa, liturgica e pastorale» e l’immediato avvio delle procedure statutarie per l’elezione del nuovo arcivescovo.
Non si danno ragioni della decisione. Nel frattempo, la vicegerenza è affidata a mons. Teofano, metropolita di Moldova e Bucovina.
Lo scandalo è enorme per la personalità dell’interessato, per la tensione in atto fra ortodossia rumena e russa in Moldavia e per l’assenza nella Chiesa rumena, come in altre Chiese ortodosse, di consapevolezza, trasparenza e norme circa gli abusi e gli scandali del personale clericale.
Protagonista della rinascita
Il metropolita Petru è da 31 anni l’attore maggiore del riscatto della Chiesa ortodossa rumena in Moldavia, dove l’egemonia politica della Russia aveva imposto come unica Chiesa quella filo-moscovita.
Oggi sono 340 le parrocchie di obbedienza rumena con decine di preti transitati alla stessa obbedienza canonica, anche se sarebbero ancora 1.200 quelle che fanno riferimento ai filo-russi.
La metropolia di Bessarabia rinasce formalmente nel 1992. Petru è vicegerente, subito cooptato dentro il sinodo di Bucarest e riconosciuto metropolita dal 1995. A lui si deve, almeno in parte, il riconoscimento giuridico dello stato moldavo alla metropolia, il restauro dei monasteri e l’avvio di strutture educative e filantropiche.
L’aggressione russa l’Ucraina ha alimentato le simpatie verso la sua Chiesa.
È stato l’interlocutore del patriarca Daniele di Bucarest e del governo rumeno per tutte le questioni attinenti all’area. Al centro quindi della pretesa politica rumena per una sorta di patronato sulla Moldavia e del conflitto non ancora esploso ma già attivo fra l’ortodossia di Mosca e di Bucarest sulla questione del “territorio canonico”.
Va, inoltre, ricordato che, nello scontro politico interno tra filo-europei e filo-russi, la Chiesa di Petru era considerata un utile sostegno al governo e alla maggioranza favorevole all’Unione Europea.
Lo scorso 22 dicembre il metropolita aveva pubblicato un messaggio a tutta la sua Chiesa per ricordare il 33° anniversario del riavvio della diocesi. «Un anniversario che non è tanto la commemorazione di un atto amministrativo, ma l’appello al compimento di un’opera santa, forgiata nel sacrifico, nella pazienza e nella fede. Grazie ad essa una profonda ferita della vita ecclesiale rumena in questo spazio geografico ha cominciato a guarire nella verità e nella comunione. La riattivazione della metropolia di Bessarabia è stata il frutto di una coscienza ecclesiale viva e della volontà costante del clero e del popolo di riprendere la vita ecclesiale dei rumeni sulla sponda sinistra del fiume Prut in piena comunione con la Chiesa-madre, genitrice spirituale della nazione rumena […] Gli sforzi convergenti del sinodo metropolitano della metropoli di Bessarabia, del clero e dei fedeli mostrano oggi frutti abbondanti orientati da una pastorale autentica verso la rinascita spirituale e la riaffermazione dell’identità ecclesiale».
Lo scandalo ha mandato in frantumi quello che il segretario di stato per i rumeni all’estero, G.F. Cȃrciu, indicava nel 2023 come «solido pilastro della nostra fede ancestrale nella persona di sua eminenza Petru Pãduraru».
Molto imbarazzata la reazione della metropolia. Il suo portavoce, Andrei Buclis, si è trincerato dietro la non ancora avvenuta perizia circa la veridicità del materiale visivo trasmesso. E tuttavia «prendiamo distanza da tale comportamento (omosessuale) non solo per un ecclesiastico, ma in generale. Non lo condividiamo perché è contrario ai principi morali della fede ortodossa, a maggior ragione se riguarda un servitore del santo altare».
Il successore
Allo scandalo si aggiunge il sospetto di chi ha riconosciuto nel partner il vescovo Veniamin, che però ha reagito parlando di denigrazione indegna. I media hanno ricordato che accuse similari erano già state fatte nel 2014 senza alcun esito. Un sacerdote denunciò allora le avances sessuali del metropolita, descrivendole come comportamenti consueti con diaconi e preti.
Molto amaro il commento del teologo e giornalista rumeno Paul Palenesar: «Molti membri del clero e gli stretti collaboratori di colui che oggi a Chişinãu si congeda dal trono metropolitano sapevano chi fosse la vera persona che distribuiva benedizioni a centinaia di migliaia di fedeli. Era risaputo! Ma hanno taciuto! Perché? Per adulazione, opportunismo, ricatto, vantaggi. Tutti hanno tratto benefici. Ma non la Chiesa! Non sono state le fragilità dell’età a far dimettere improvvisamente il metropolita Petru, ma il fatto che la verità sia venuta alla luce».
Va ricordato che anche il metropolita Vladimir della Chiesa moldava filo-russa è da tempo oggetto di voci critiche sui suoi comportamenti personali e sulle sue ricchezze esibite.
Si può ricordare anche la vicenda similare che ha interessato il metropolita russo Hilarion.
Entro sessanta giorni la diocesi di Bessarabia avrà un successore. Verrà eletto dal sinodo di Bucarest, ma lo statuto della metropolia di Bessarabia, registrato dall’amministrazione moldava, prevede che il metropolita sia scelto fra i candidati proposti dall’assemblea diocesana e dal sinodo locale, abbiano la cittadinanza moldava, siano già vescovi e membri del sinodo locale. Il che restringe la scelta fra i vescovi Veniamin (50 anni), Antonie (63 anni) e Nectarie de Bogdania (57 anni).





