
I mutamenti più importanti
Negli ultimi decenni, un numero ormai visibile di cristiani ortodossi ha preso coscienza del fatto che il permanere della divisione tra le Chiese costituisce un crimine! La conservazione volontaria dello scisma è in chiarissima contraddizione con il desiderio teandrico di Cristo che quanti credono in Lui siano una cosa sola.
I cristiani ortodossi sono stati influenzati, in larga misura, anche dalle ultime parole del santo contemporaneo della Chiesa ortodossa, Porfirio di Kavsokalyvia (1992), cioè le parole scritturistiche: «Che siano una cosa sola!» (Gv 17,21). Inoltre, hanno smascherato come infondate le presunte dottrine “eretiche” della Chiesa cattolica.
Hanno compreso che il primato del papa si fonda sul fatto che Cristo stesso affidò a Pietro un ruolo particolare all’interno dei Dodici. Hanno inoltre compreso che, poiché la Chiesa continua a esistere storicamente, deve continuare anche il ministero petrino. Questa successione è legata alla Chiesa di Roma, alla quale, fin dai primissimi tempi, fu riconosciuto un particolare ruolo ecclesiale.
Allo stesso tempo, hanno compreso che la posizione cattolica non sostiene che il papa sostituisce il corpo dei vescovi. Il papa è concepito come un vescovo all’interno del collegio episcopale, ma con una responsabilità particolare per l’unità universale. Primato e sinodalità sono considerati complementari: non esiste sinodalità senza primato e non esiste primato senza sinodalità. Questo è un punto sul quale concordano entrambe le Chiese.
Parallelamente, hanno compreso che l’infallibilità papale non significa che il papa sia “senza peccato”, come veniva insegnato e creduto da molti ortodossi! Il papa è infallibile soltanto quando formula i dogmi della Chiesa sui quali il Sinodo dei vescovi ha già espresso il proprio consenso. La medesima infallibilità appartiene anche al corpo dei vescovi quando, in comunione con il papa, insegna in modo definitivo. In breve, il papa è infallibile quando esprime la coscienza dell’intero Corpo della Chiesa!
La questione del “Filioque”
Per quanto riguarda il Filioque, hanno compreso che l’autentica posizione cattolica non insegna l’esistenza di due cause ontologiche dello Spirito Santo. Al contrario, confessa che il Padre è il «principio senza principio» e la prima fonte della divinità; lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio come da un unico principio e mediante un’unica spirazione, non da due fonti indipendenti, poiché il Figlio riceve tutto dal Padre: «Egli, (il Paraclito), mi glorificherà, perché prenderà da ciò che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da ciò che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,14-15). A ciò si aggiungono espressioni quali «lo Spirito del Figlio» (Gal 4,6) e «lo Spirito di Cristo» (Rm 8,9).
Del resto, gli stessi Padri Cappadoci – Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Gregorio di Nissa – furono i primi a formulare una teologia dell’esistenza eterna dello Spirito Santo dal Padre attraverso il Figlio, con espressioni come la seguente: «Tra coloro che provengono dalla Causa, cioè dal Padre, distinguiamo ancora un’altra differenza: l’uno proviene immediatamente dal Primo, mentre l’altro proviene per mezzo di colui che procede immediatamente dal Primo. In questo modo rimane indiscutibile il carattere unigenito del Figlio e non viene contestato che lo Spirito provenga dal Padre, poiché la mediazione del Figlio, da una parte, conserva il carattere unigenito del Figlio e, dall’altra, non esclude lo Spirito dalla sua relazione naturale con il Padre».[1]
E ancora: «Uno solo è anche lo Spirito Santo, confessato in modo unico, il quale è congiunto all’unico Padre per mezzo dell’unico Figlio e completa con sé stesso la tanto celebrata e beata Trinità».[2]
E, infine: «La bontà naturale, la santificazione secondo natura e la dignità regale si estendono dal Padre, attraverso l’Unigenito, fino allo Spirito».[3] La stesso Catechismo della Chiesa cattolica ritiene che la formulazione orientale «dal Padre attraverso il Figlio» e quella occidentale «dal Padre e dal Figlio» possano esprimere prospettive complementari, purché sia preservata la monarchia del Padre e non si intendano due cause.[4]
Maria santissima
Per quanto riguarda l’Immacolata Concezione, anche la stessa tradizione orientale chiama la Madre di Dio Tuttasanta e Immacolata e la proclama «libera da ogni macchia di peccato».[5] Inoltre, in entrambe le Tradizioni, la santità assoluta della Madre di Dio è opera dello Spirito Santo!
Quanto all’Assunzione della Vergine, il dogma cattolico non definisce che Maria non sia morta. La formulazione di Pio XII afferma che la Madre di Dio, «terminato il corso della sua vita terrena», fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.[6]
Molti teologi cattolici e la stessa tradizione liturgica cattolica ammettono la morte della Madre di Dio. Il Catechismo stesso cita il tropario ortodosso della Dormizione: «Nella tua Dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio».[7]
La differenza, pertanto, tra la Dormizione ortodossa e l’Assunzione cattolica è minore di quanto spesso venga presentata. Entrambe le tradizioni confessano che la Madre di Dio si trova interamente, anima e corpo, nella gloria del Figlio suo, come anticipazione della risurrezione comune.
Il purgatorio
Per quanto riguarda il fuoco del purgatorio, secondo la dottrina cattolica ufficiale esso non costituisce una seconda possibilità di salvezza. Riguarda persone che sono già morte in comunione con Dio e la cui salvezza è certa, ma che non hanno ancora raggiunto la piena purificazione e santità richiesta per la visione immediata di Dio.[8]
L’argomentazione cattolica utilizza i seguenti passi biblici: 2Mac 12,43-46, riguardante la preghiera e il sacrificio per i defunti; 1Cor 3,13-15, dove l’uomo viene salvato, ma «come attraverso il fuoco»; Mt 12,32, riguardante i peccati che non saranno perdonati «né in questo mondo né in quello futuro»; e, infine, l’antica preghiera ecclesiale per i defunti.
Inoltre, il principale argomento cattolico rivolto agli ortodossi è forte: dal momento che la Chiesa ortodossa prega per il perdono e il riposo dei defunti, essa riconosce che la preghiera della Chiesa può essere loro di giovamento. Esiste, dunque, una qualche forma di purificazione o di progresso dopo la morte!
La transustanziazione
Anche la “transustanziazione”, secondo la posizione cattolica, non pretende di spiegare scientificamente il mistero. Essa intende salvaguardare due verità:
(1) dopo la trasformazione eucaristica, non abbiamo più semplice pane e vino dotati di un significato simbolico;
(2) le proprietà sensibili continuano ad apparire come quelle del pane e del vino, ma in realtà si tratta del Corpo e del Sangue di Cristo!
Il termine “sostanza” significa qui soprattutto “ciò che una realtà è veramente”. La realtà interiore dei Doni viene trasformata, mentre le loro caratteristiche sensibili rimangono. Il termine non elimina il mistero, ma esclude un’interpretazione meramente simbolica.
Inoltre, la teologia cattolica non nega che l’epiclesi dello Spirito Santo sia efficace nella trasformazione dei Santi Doni. Il Catechismo insegna esplicitamente che, nell’epiclesi, la Chiesa supplica il Padre di inviare lo Spirito Santo sui Doni, affinché diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e collega la trasformazione tanto alle parole istitutive di Cristo quanto all’azione dello Spirito Santo.[9] Di conseguenza, la contrapposizione «Ortodossi: epiclesi – Cattolici: parole dell’istituzione» è eccessivamente semplicistica.
Infine, il concetto occidentale di “grazia creata” non significa che l’uomo non partecipi realmente a Dio. Esso indica principalmente l’effetto reale e creato che la presenza increata di Dio produce nell’uomo!
Perché l’unione non si realizza?
Il problema, tuttavia, è che, mentre le differenze ritenute tali sono state chiarite ed è stato constatato che si trattava piuttosto di incomprensioni che di differenze reali, l’unione non si realizza! Perché?
Riteniamo che, da parte ortodossa, le ragioni siano tre:[10]
(1) La prima ragione consiste nelle reazioni paranoiche di alcuni fondamentalisti ortodossi, i quali hanno demonizzato i “Latini” e il papa e non si pentiranno né cambieranno opinione nei secoli dei secoli! Questo avviene ovunque con i fondamentalisti di tutte le confessioni e di tutte le religioni! Il fondamentalismo è una malattia psichica incurabile che può colpire persone di qualsiasi religione e confessione! I fondamentalisti manifestano un particolare modo di comportarsi non soltanto verso i fedeli di altre confessioni o religioni, ma anche verso le proprie mogli, i propri figli, i propri amici e l’intero ambiente sociale che li circonda.
(2) La seconda ragione è che il ristabilimento dell’unità delle Chiese è stato affidato ai teologi – o, piuttosto, ai filosofi! Qui incontriamo un altro problema. Il problema è che ogni teologo-filosofo vuole dimostrare di essere più sapiente dell’altro, di sapere più dell’altro e, se è un teologo ortodosso, vuole sempre essere lui, e lui soltanto, ad avere ragione!
(3) La terza ragione è che il ristabilimento dell’unità è stato affidato ai vescovi. Non so che cosa accada tra i vescovi cattolici. So, però, molto bene che cosa accade tra molti vescovi ortodossi. Sono dominati dalla passione per il potere! Vogliono essere sempre al di sopra degli altri e sempre i primi. Molti vescovi ortodossi non sono diventati vescovi per servire il popolo di Dio, ma per soddisfare il proprio narcisismo. Di conseguenza, sono incapaci di accettare il primato del papa. Vogliono essere sempre loro i primi! Ciascuno di loro pretende, nella propria diocesi, gli onori di un papa, così come essi li intendono: vogliono possedere l’infallibilità, essere onniscienti e, quando parlano, pretendono che nessun altro parli, ma che tutti li ascoltino! Ma, per amor di Dio! Siamo cristiani? Anche se il papa volesse essere il primo soltanto per egoismo, quale sarebbe il problema per un cristiano che crede nel valore supremo dell’umiltà? Quale sarebbe il problema per un vescovo ortodosso, il quale, per diventare vescovo, deve prima essere diventato monaco, dal momento che le virtù supreme del monachesimo sono l’umiltà e l’obbedienza? «Vuoi tu, papa, essere il primo? Sì, benissimo: sii tu il primo e superiore a tutti!» Questo è un atteggiamento di vita coerente con l’Ortodossia! E questo lo dico io, che sono ortodosso…
L’unità, dunque, non verrà né dai teologi-filosofi né dai presuli assetati di primato e di potere!
Qual è, allora, la soluzione? Rimarremo per sempre divisi senza ragione e senza motivo? No!
L’unione verrà dal basso
La soluzione è che l’unità venga dal basso, dal semplice e puro popolo di Dio!
È una grande benedizione il fatto che i cattolici permettono a noi ortodossi di ricevere liberamente la comunione nelle chiese cattoliche. Dobbiamo avvalerci di questa benedizione e noi ortodossi dobbiamo cominciare a ricevere la comunione nelle chiese cattoliche.
Dall’altra parte, purtroppo, la Chiesa ortodossa non concede ai cattolici questa autorizzazione. Possiamo, però, organizzare celebrazioni sacre comuni con la partecipazione dei cattolici: vespri, paraclisi, compieta e tutte le altre celebrazioni che si svolgono nelle chiese ortodosse, a eccezione del mistero della Divina Eucaristia! Possiamo, tuttavia, invitarli a pregare insieme con noi durante il Mistero della Divina Eucaristia e a scambiare il Bacio della Pace e dell’Amore! In questo modo potremo rompere il ghiaccio, conoscerci, familiarizzare gli uni con gli altri, smascherare come infondate le nostre presunte differenze e amarci reciprocamente!
Vi è, inoltre, un’altra cosa che possiamo fare: alcuni sacerdoti ortodossi possono assumersi la responsabilità e cominciare a dare la comunione ai cattolici. Sarebbe un atto di disobbedienza verso la Chiesa ortodossa, ma un atto di obbedienza verso Cristo, che è il capo della sua Chiesa, la quale deve essere Una, unita e unica!
Padre Pavlos Koumarianos ha compiuto gli studi di Teologia presso l’Università di Atene. Ha conseguito il Diploma di specializzazione e il Dottorato di ricerca in Storia e Teologia della liturgia delle Chiese orientali presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ha iniziato la sua attività didattica in Grecia, presso l’Athens College di Psychiko. Ha insegnato presso università cattoliche a Montréal, Ottawa e Toronto, nonché presso l’Accademia Teologica Ortodossa di Toronto. Successivamente è stato nominato Assistant Professor presso la Holy Cross Greek Orthodox School of Theology di Boston, dove ha insegnato per un solo anno, prima del suo definitivo ritorno in Grecia per motivi di salute. È membro fondatore della International Society for the Study of Eastern Liturgy, alla cui fondazione contribuì in modo determinante il compianto liturgista p. Robert F. Taft. È autore di numerosi studi e articoli scientifici, pubblicati in riviste greche e internazionali, dedicati alla storia e alla teologia della liturgia ortodossa. Attualmente insegna presso l’Accademia Εcclesiastica Universitaria di Atene. Sacerdote della Chiesa Ortodossa, è sposato e padre di sei figli. Ha prestato servizio presso comunità ortodosse in Grecia, Italia, Canada e Stati Uniti d’America (a cura di Francesco Strazzari)
[1] Gregorii Nysseni, Ad Ablabium, PG 45, 133B–C
[2] Basilii Magni, De Spiritu Sancto, PG 32, 149B–152A.
[3] Basilii Magni, De Spiritu Sancto, PG 32, 153B–C.
[4] Chiesa Cattolica, Catechismo della Chiesa Cattolica (Atene: Kaktos, 1996), §§ 246, 248.
[5] Germanus of Constantinople, Homilia in Annuntiationem Deiparae, PG 98:328A, and Homilia II in Dormitionem, PG 98:357; Anastasius of Antioch, Sermo II de Annuntiatione 2, PG 89:1377AB, and Sermo III de Annuntiatione 2, PG 89:1388C; Andrew of Crete, Canon in Nativitatem B. Mariae Virginis 4, PG 97:1321B, Homilia I in Nativitatem B. Mariae Virginis, PG 97:812A, and Homilia I in Dormitionem, PG 97:1068C; Sophronius of Jerusalem, Oratio II in Annuntiationem 18, PG 87.3:3237BD.
[6] Pius XII, Apostolic Constitution Munificentissimus Deus (November 1, 1950), no. 44, Acta Apostolicae Sedis 42 (1950): 770; Denzinger–Hünermann, no. 3903.
[7] Chiesa Cattolica, Catechismo della Chiesa Cattolica, § 966, nota 507.
[8] Catholic Church, Catechism of the Catholic Church, 2nd ed. (Washington, DC: Libreria Editrice Vaticana–United States Conference of Catholic Bishops, 2000), nos. 1030–32.
[9] Catholic Church, Catechism of the Catholic Church, 2nd ed. (Vatican City: Libreria Editrice Vaticana, 1997), §§1105–6, 1353, 1357, 1375.
[10] Per quanto riguarda la parte cattolica, non lo sappiamo! Ce lo dicano loro stessi, se vi sono ragioni, da parte cattolica, che impediscono o ritardano l’unione!

Padre Pavlos Koumarianos ha compiuto gli studi di Teologia presso l’Università di Atene. Ha conseguito il Diploma di specializzazione e il Dottorato di ricerca in Storia e Teologia della liturgia delle Chiese orientali presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ha iniziato la sua attività didattica in Grecia, presso l’Athens College di Psychiko. Ha insegnato presso università cattoliche a Montréal, Ottawa e Toronto, nonché presso l’Accademia Teologica Ortodossa di Toronto. Successivamente è stato nominato Assistant Professor presso la Holy Cross Greek Orthodox School of Theology di Boston, dove ha insegnato per un solo anno, prima del suo definitivo ritorno in Grecia per motivi di salute. È membro fondatore della International Society for the Study of Eastern Liturgy, alla cui fondazione contribuì in modo determinante il compianto liturgista p. Robert F. Taft. È autore di numerosi studi e articoli scientifici, pubblicati in riviste greche e internazionali, dedicati alla storia e alla teologia della liturgia ortodossa. Attualmente insegna presso l’Accademia Εcclesiastica Universitaria di Atene. Sacerdote della Chiesa Ortodossa, è sposato e padre di sei figli. Ha prestato servizio presso comunità ortodosse in Grecia, Italia, Canada e Stati Uniti d’America (a cura di Francesco Strazzari)



” le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio “. Lc 18,27
Se si valorizzassero di più i profeti, la chiesa è fondata sugli apostoli e i profeti, si ritroverebbe l’unità che il dialogo ecumenico non ha ancora trovato. C’è più rispetto e più diplomazia ma non c’è unità ne troppa voglia di scomodarsi per raggiungerla.
Tante ragioni per rimanere divisi, storiche, politiche, umane, ma poca voglia di ascoltare ciò che lo Spirito dice oggi alla sua sposa, la Chiesa. Nei sinodi, negli incontri ecumenico, si invitino, dopo attento vaglio, coloro che hanno carismi di profezia autentici e si consultino come facevano Paolo e Barnaba prima di intraprendere il loro cammino, solo così si potrà ritrovare l’unità attraverso lo Spirito Santo che ha parlato e parla per mezzo dei profeti, il cui ascolto purtroppo abbiamo un po’ trascurato. Ma non aspettiamo che muoiano per ricordare la loro santità di ieri, perché è interessante quello che disse lo Spirito ieri ma è più importante ciò che dice oggi ai vescovi e al popolo di Dio. Apostoli e profeti, con solo gli apostoli il respiro della Chiesa rimane ad un polmone solo.
Sottoscrivo pienamente. Aggiungerei la necessità di sensibilizzare e istruire il popolo di Dio che, a quanto mi è dato vedere, di ecumenismo ne sa poco o niente.
Credo che bisogna essere umili ed accogliere. L’esempio, nella mia città, di una chiesa cattolica non più usata venduta alla comunità ortodossa. Era abbandonata ed ora ristrutturata e funzionante. Il sacerdote ortodosso ha talmente apprezzato il gesto di poter avere una chiesa che oltre a ringraziare ha detto che dopo questa esperienza in cui siamo stati accolti ed aiutati ad avere uno spazio nostro, la nostra Chiesa sarà sempre aperta a tutte le confessioni. Per pregare insieme, etc .. L’unità verrà dal basso, condivido padre Pavlos. La semplicità e l’umiltà dei credenti vincerà sulla voglia di potere e saccenteria degli estremisti!
Saluti
Se si chiedono Croati e Serbi vicini al potere la pace si trova in un’altra galassia!
Che bel testo! Padre Pavlos è uno dei pochi sacerdoti greco-ortodossi che osano dire cose di questo genere!
Un forte abbraccio.
Panaghiotis
Una analisi puntuale. Concordo in particolare su due punti: quello del pericolo fondamentalista che è molto diffuso e che confonde le differenze le usanze locali dando loro una valenza dogmatica, ma anche un fondamentalismo che vede l’Ortodossia come identità di una istituzione statuale che, incarnandosi con essa, ha l’obbligo di privilegiarla. Non a caso le Chiese orientali hanno sempre avvallato qualsiasi regime anche spietato da quelli comunisti a quello della Grecia dei colonnelli e oltre. Il secondo punto, che è il terzo dell’articolo, riguarda i vescovi che vogliono mantenere i loro illimitati privilegi e se non scoraggiano, ignorano le esigenze dei fedeli. Ricordiamoci anche la totale mancanza di ogni attività pastorale e l’ignoranza diffusa nel clero. Infatti le chiese sono vuote. E sarebbe ora di lasciar perdere i rancori della storia e lavorare per costruire la Chiesa Una Santa come consigliava il grande p. Y. Congar
Dobbiamo fare tutto uno passo verso l’umiltà. Gesù Cristo non ha imposto nulla ma a detto semplicemente: se vuoi… vieni, seguimi. In un recente viaggio in Romania, non riuscendo a trovare una chiesa cattolica, ho pregato nella chiesa ortodossa vicino alla casa dove ho abitato. Non ho trovato nulla di strano. Anzi mi sono sentito in comunione ed ho pregato per l’unità, voluta da Gesù stesso. La divisione è frutto anche di situazione politiche che si trascinano da molti anni. Dobbiamo dire con forza: Basta! Ricordiamo le parole di papa san Giovanni XXIII: “guardiamo prima di tutto le cose che uniscono… Continuiamo a pregare per il dono dell’unità.
Il problema ormai è politico più che teologico, perché la Chiesa cattolica è diventata la longa manus dell’impero globale… Fa finta di criticarlo ma in realtà lo sostiene, e ormai solo la Russia Ortodossa si tiene al di fuori da tutto ciò. Questa è la dura realtà, perché stiamo andando verso una separazione totale e definitiva non solo fra queste due chiese ma proprio fra queste diverse visioni del mondo… ognuno dovrà fare una scelta, o addirittura sfilarsi del tutto da entrambe. Speriamo cmq che la Santa Russia resista, meglio una residua testimonianza di nicchia della barbarie globalità e imperiale.
no, non sarò rispettoso, ma questo post grida la “censura al cielo” e non dico altro…
Non riesco a trovare differenze sostanziali tra il patriarca Kiril e il mullah Omar, perlomeno nella prassi, (che è poi quella sulla quale un cristiano sarà giudicato).
Non solo i vescovi, ma anche i presbiteri cattolici danno testimonianza di narcisismo; nonostante ciò nella Chiesa cattolica l’ecumenismo di base ha già raggiunto buoni livelli di fraterna comunione sia con le Chiese e i fedeli orientali che con quelle protestanti e i loro membri. Bisogna forse eliminare ancora un po’ di reciproco sospetto e di fondamentalismo in quelle frange di devoti meno formati e aperti al dialogo.
L’unica vera questione è il primato pettino. In una parola, dietro tutti i bizantinismi teologici, il potere