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Con lo scisma del primo luglio scorso è emersa in modo evidente e quasi inappellabile la fragilità di una lettura irenica del rito tridentino. Nonostante il fatto che, da circa 40 anni, una serie di autorità della Curia romana abbiano ripetuto fino alla noia la compatibilità tra celebrare con il VO e vivere la pienezza della comunione cattolica, il secondo scisma lefebvriano dimostra proprio il contrario: che la scelta di non accettare la riforma liturgica nasconde l’opposizione a tutto il Concilio Vaticano II.
Anche monaci, teologi, vescovi, cardinali sono caduti in questa trappola: e hanno scritto, negli ultimi tempi, parole spesso molto gravi. Come se la liturgia potesse essere una sorta di accidente, mutevole secondo i gusti, rispetto a una sostanza cattolica che sarebbe garantita in altra sede. Con questo modo di pensare abbiamo letto di recente testi impressionanti, insieme a parole poco meditate di cardinali come Bagnasco, Koch, o di vescovi come Cordileone.
Tutti gli altri cardinali, tutti gli altri vescovi, tutti gli altri teologi, sul tema per lo più, tacciono. E questo non è un bene. È utile invece parlare apertamente e con parresia.
L’argomento scismatico
Se leggiamo la storia degli ultimi 75 anni, scopriamo una verità scomoda, ma illuminante. La pretesa di “mantenere l’uso del rito vecchio” al posto del nuovo è emersa prima in reazione a Pio XII, da parte di Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, poi in reazione a Paolo VI, da parte di Marcel Lefebvre, dopo il Concilio Vaticano II.
Il primo usò l’argomento contro la riforma della Veglia Pasquale, nel 1951, ma, da uomo responsabile, si rese conto del potenziale sovversivo e anarchico del sofisma e lo accantonò dopo il Vaticano II.
Viceversa Lefebvre, che lo usò proprio dopo la riforma conciliare, non solo non lo accantonò, ma lo fece diventare uno dei suoi cavalli di battaglia: per non cedere al Vaticano II occorreva resistere anzitutto sul piano liturgico. Continuare con il Vetus Ordo significava continuare con la Chiesa ottocentesca, con l’antimodernismo, con la nostalgia del potere temporale…
Il parallelismo rituale come effetto dell’argomento scismatico
Quando si realizzò nel 1988 il primo scisma lefebvriano, la reazione di Roma fu sorprendente. Una parte della Curia, guidata dall’allora prefetto J. Ratzinger, iniziò a parlare di Lefebvre come di un eroe, con ammirazione e quasi elogiandolo: pur condannandone la disobbedienza al papa, se ne giustificava il gesto liturgico contro gli “eccessi conciliari”.
Parlare di Lefebvre diventò, ben presto, il sinonimo di una riduzione del Vaticano II ai suoi eccessi nella recezione. Per questo, dal 1988 iniziò il “dispositivo di blocco” del Concilio, che trovò, bello e pronto, l’argomento scismatico: ossia sostenere che celebrare con il rito tridentino sia compatibile con la comunione cattolica.
Dal 1988 al 2007, con un crescendo sorprendente, la Curia romana alimentò una narrazione che ha lo stesso argomento scismatico di Lefebvre: si può essere cattolici romani senza celebrare secondo la Riforma liturgica. Summorum Pontificum nel 2007 rese solenne proprio questo argomento scismatico e lo fece passare dal campo nemico al campo amico.
L’ assenza di una teologia che giustifichi il parallelismo tra riti contraddittori
Un secondo aspetto di rilievo fu il fatto che questa trasposizione ufficiale dell’argomento scismatico si fondava soltanto su affetti e su emozioni, non su ragionamenti teologici.
La cosa era già chiara prima del 1988: nella sua autobiografia del 1977 J. Ratzinger aveva definito “tragica” la decisione di Paolo VI, di superare il messale tridentino: “Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell’antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche”. L’affettività della catastrofe non è una buona consigliera.
Se già l’autobografia ratzingeriana ci lascia pensare che la Riforma dovesse assumere carattere accessorio, considerando intoccabile il rito tridentino nella versione del 1962 – e possiamo constatare quanto di autobiografico abbia in sé anche Summorum Pontificum – viceversa la lettura di von Balthasar, negli stessi anni, sentiva il bisogno di sottolineare con chiarezza la necessità insuperabile della Riforma, anche se poteva ammettere un regime limitato e provvisorio di tutela della forma precedente del rito romano, che però riconosce “destinata a estinguersi”.
Altrettanto interessante è il fatto che l’unico argomento che Benedetto XVI utilizza, nella lettera che accompagna SP, è così formulato: “Nella storia della liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che le generazioni precedenti ritenevano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente completamente proibito o addirittura considerato dannoso. È dovere di tutti noi preservare le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dare loro il giusto posto”.
Questo non è un principio teologico, ma una elaborazione di sapore sapienziale, che si fonda soltanto sulla nostalgia e sulla paura. Da questo principio si ricava soltanto l’immutabilità della storia e l’impossibilità della riforma. In un certo senso, è il trionfo di un Lefebvre obbediente o, piuttosto, la trasformazione del magistero nell’elogio di Lefebvre.
Purtroppo, questa apparenza di teologia ha fatto scuola e Bagnasco, Koch, Cordileone ed altri ripetono formule vuote, che perpetuano uno scisma sommerso. Un poco di teologia dovrebbe risvegliare le coscienze.
Promuovere l’argomento scismatico
Ma non basta: non solo Roma in 20 anni è arrivata a fare proprio l’argomento principale di Lefebvre, ma ha iniziato, dal 1988, a riconoscere ufficialmente “associazioni, fratellanze, congregazioni” che fanno del Vetus Ordo il loro carisma. L’argomento lefebvriano diventa, così, un carisma religioso cattolico. Nascono una serie di Istituti di cui qui faccio un piccolo elenco, tanto provvisorio quanto scandaloso:
Fraternità sacerdotale San Pietro
Fraternità San Vincenzo Ferrer
Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote
Istituto del Buon Pastore
Istituto San Filippo Neri
Missionari della Santa Croce
Canonici regolari della Madre di Dio
Canonichesse della Madre di Dio di Azille
Adoratrici del Cuore regale di Gesù Sommo Sacerdote
Abbazia sainte-Marie de la Garde
Abbazia nostra Signora dell’’Annunciazione (Le Barroux)
Si tratta di Istituti o istituzioni che fanno della celebrazione secondo il VO il loro carisma. Come è possibile che Roma abbia consentito, approvato, alimentato, dal centro, una resistenza al Concilio Vaticano II così articolata e così frontale? A che gioco abbiamo giocato? Con quale fuoco ci siamo scottati?
Traditionis Custodes e le sue eccezioni scismatiche
Certamente, dal 2021, con il MP Traditionis Custodes, voluto da papa Francesco, la pretesa di SP di rendere universale il parallelismo tra VO e NO è finita.
Ma le mille eccezioni che sono state introdotte al regime dell’unica lex orandi sono ancora la presenza di un potente “argomento scismatico” all’interno della comunione cattolica.
La trama di “resistenza al Vaticano II”, che ha la forma liturgica come evidenza maggiore, ma che si nutre di spirito reazionario in ogni sua espressione, gode ancora di una protezione curiale che credo si debba considerare scandalosa e che deve essere superata con urgenza.
Una pace liturgica non si genera seminando di sabotatori il territorio della comunione cattolica. Magari con la benedizione di teologi disposti a chiamare questo scempio una “lezione di stile cattolico”.
La fine del Vetus Ordo e il lavoro comune sul Novus Ordo
Una riflessione ecclesiale sulla liturgia non può più essere rimandata: le più alte istituzioni debbono cessare di scrivere cose inesatte, generiche e talvolta scandalose. La fine del Vetus Ordo non significa che non abbiamo nulla da imparare da tutta la tradizione, compresa la tradizione tridentina. Possiamo valorizzare aspetti del rito moderno voluto dal Concilio di Trento assumendone aspetti o tratti all’interno del percorso di precisazione della riforma, che non è affatto compiuto.
Ma dobbiamo farlo nella forma dell’unica lex orandi, comune a tutti i cattolici romani. Mantenere, o addirittura promuovere, nella comunione con Roma, comunità che non accettano la riforma liturgica, significa alimentare, nel cuore della Chiesa cattolica, uno scisma sommerso, una resistenza viscerale, un anticoncilio diffuso e pericoloso. Guai a pensare che questo possa essere soltanto una questione di gusto o di attaccamenti.
Il secondo scisma lefebvriano dimostra che il tentativo di usare Lefebvre per bloccare il Vaticano II nella comunione cattolica era fin dall’inizio un pessimo servizio alla tradizione. Si trattava di una forma di tradizionalismo curiale, benedetto dall’alto. Questo approccio distorto continua in alcuni cardinali, in alcuni vescovi e in alcuni teologi (oltre che in giornalisti senza scrupoli), che si dimostrano privi di spessore teologico, di tatto pastorale e sembrano non saper imparare nulla dall’esperienza ecclesiale, restando legati ad argomenti vuoti, a sofismi pericolosi e a impostazioni pastorali e amministrative che la storia ha dimostrato legate ad un tempo che non torna più, nemmeno se ci infiocchettiamo come bomboniere.
Questa è solo la brutta copia dello stile cattolico: è stile scismatico, anche se l’obbedienza al papa non si nega, mai e poi mai.
- Pubblicato sul blog dell’autore (qui).






Grazie prof Andrea per la tua riflessione profonda, chiara, pensata e fondata teologicamente. Soprattutto la chiarezza e l’amore per la Chiesa, popolo in cammino dentro la storia, con radici nella vera Tradizione e nella lettura dei segni dei tempi. Le nostalgie e le resistenze alla riforma Conciliare, pur ben presenti nel corso dei decenni post conciliari, rappresentano tuttavia una minoranza rumorosa e destinata all oblio….
E poi è tanto vero il detto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…
Speriamo di no.La Chiesa di Econe è l’unica che può salvare il Cristianesimo dalla chiesa conciliare imbelle e genuflettente davanti ad atei,comunisti e musulmani.
Usiamo un’ottica più terra terra? Nato e presente nelle celebrazioni con il VO ; dal banco non capivo le parole, non vedevo i gesti: come si può essere nel sacrificio di Nostro Signore non sapendo il significato di ciò che stava succedendo? Non è l’assemblea e la sua partecipazione che dà senso alla celebrazione?
No. Il senso della celebrazione viene dal sacrificio di Cristo non dall’assemblea. Una messa celebrata solo dal sacerdote è sensata e assolutamente valida.
Quando Gesù dice: fate ciò in memoria di me si rivolge ad una comunità. In quel fare ciò intende quando sarete uniti nel mio nome farete questo on mia memoria. Quindi la comunità é indispensabile se vogliamo parlare di eucarestia. Un prete che dice messa da solo é un non sense evangelicamente parlando.
Le scomuniche sono a doppio senso, da Roma contro la messa in latino e dai tradizionalisti verso la messa attuale. Questi ultimi in fondo sostengono che solo la messa in latino è la vera messa, le altre non sono valide.
Pur apprezzando la coerenza intellettuale dell’autore credo che questo atteggiamento di eccessiva severità (“scandalosa” la FSSP? Seriamente?) possa solo portare ad un clamoroso autogol, spingendo comunità che hanno anche elementi positivi e migliaia di fedeli direttamente tra le braccia dei lefebvriani. Forse ci vorrebbe maggiore prudenza…
Ma quante inesattezze. La Fsspx non ha mai scomunicato nessuno. Semplicemente non riconosce la novus come non lecita (anche se valida).
Semplicemente…. Guardi che qui di semplice non c’è proprio nulla sa?
Dal focoso e davvero poco equilibrato articolo di Grillo vorrei enucleare almeno il passo in cui si riferiscono le parole di Benedetto XVI che affermava (sintetizzo) non poter esserci rottura nel progresso della liturgia e che ciò che le generazioni precedenti ritenevano sacro non può essere improvvisamente completamente proibito o addirittura considerato dannoso e che quindi è doveroso preservare le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa. Secondo Grillo queste affermazioni esprimerebbero solo nostalgia e paura e rappresenterebbero il trionfo di Lefebrvre. Non sono un nostalgico del VO, ma chiedo: davvero nella liturgia tridentina non c’era assolutamente niente di positivo e che potesse essere preservato? Era tutto un errore? Per quattro secoli la Chiesa ha pregato malissimo? E se la “lex orandi est lex credendi”, di conseguenza la Chiesa per quattro secoli ha anche professato una fede erronea? ( Lutero direbbe di sì)
Ecco un argomento che attira commenti più delle questioni LGBTQ+! :))))
Argomenti che polarizzano, come ben sanno gli algoritmi.. Alla fine polemiche uber alles..
Non posso accettare quanto scritto dal prof Grillo perché è dettato da una forte avversione contro chi non la pensa come lui. Io sono un cattolico moderatamente conservatore: non mi piace l’ attuale CEI guidata dal cardinale Zuppi; troppa politica e scarsa attenzione verso i fedeli cattolici. Il fatto che poi la CEi abbia regalato con il mio otto per mille una barca al comunista Casarini mi ha fatto parecchio arrabbiare tanto da pensare di non dare più il mio otto per mille alla Chiesa Cattolica (ma non l’ ho fatto). Per ritornare al prof Grillo posso dire che a me piace la Santa Messa con la liturgia parte in italiano e parte in latino; non mi piace che l’ Officiante dia le spalle al Tabernacolo. Io come riferimento ho il Vangelo e cerco di passare dalla vita al Vangelo e dal Vangelo alla vita
Grazie prof. Andrea x il tuo articolo: sempre coraggioso, vero teologo, liturgista e amante della parresia. Ciò che preoccupa non sono i lefreviani (lasciateli nel loro brodo insapore e ignorateli), ma cardinali, vescovi, presbiteri e laici che non accettano il Concilio Vaticano II e in particolare la riforma Liturgica. La chiesa deve essere “semper reformanda” e aperta alla luce dello Spirito Santo. Questo ciò che manca ai nostalgici e tradizionalisti. Operiamo sempre per la riforma Liturgica, per una apertura di una chiesa che parla all’uomo di oggi e che aiuta a celebrare e a cogliere il “mistero” nella quotidianità e nell’agire x il bene dell’umanità.
22 Luglio 2026
Dissero a Sua Santità Pio XII : ” Vuole indire un Concilio?” Lui rispose nettamente di no ed aggiunse se si faccia tra quarant’anni. Lo scisma è opera del Vaticano 2 non dei cosiddetti tradizionalisti. La Francia ebbe un grande vescovo S. E. Mons Enrico Maria Delassus che scrisse due magnifici volumi Il problema dell’ora presente, San Pio X gli rispose di diffondere subito quei testi a difesa della Fede Cattolica Apostolica Tridentina. Le encicliche Pascendi, Quas Primas e Mortalium Animos sono ancora valide. San Giovanni XXIII da nunzio apostolico in Bulgaria, Turchia e Grecia, Parigi, poi patriarca di Venezia aveva lavorato molto bene per l’unità dei cristiani. Lo scopo nobile del Concilio era quello di riunire tutti i cristiani sotto la Fede Cattolica Apostolica ma così non andò, un finissimo vento maligno iniziò a spirare manipolando tutto dall’interno, erodendo le fondamenta della Santa Messa di San Pio V che ne aveva proclamato la non riformabilita’. La responsabilità non è dei Pontefici ma della maligna dea ragione e dei loro fautori e teologi che laicamente intervennero rendendo la Chiesa Cattolica Apostolica meno cattolica cristocentrica e più protestantoide antropocentrica. San Paolo VI ebbe a dire : ” Con il Concilio mi aspettavo la primavera della Chiesa ed invece mi sono ritrovato nella tempesta”. I seminari post conciliari sono vuoti, quelli tradizionalisti sono pieni di vocazioni, chiediamoci il perché. La vettura ha la retromarcia, ebbene la Chiesa Cattolica la metta. Al Concilio fu tolta la potente preghiera di papa Leone XIII, l’invocazione a San Michele Arcangelo. Andate sul sito di don Curzio Nitoglia e digitate il capitolo Le menzogne del Concilio Vaticano II, un capitolo molto importante.
distinti saluti
Domenico Silla
Pessima ricostruzione di eventi storici e fondamentalismo, come afferma Ratzinger il più antidogmatico dei concili è stato assunto a dogma assoluto. La riforma liturgica fantasiosa elaborata da Bugnini può indubbiamente ritenersi compatibile con il rito cattolico orientale e con il Betis perdo. Tutto il resto è pura ideologia. La cosa fondamentale è credere e pregare.
Crisi della fede crisi della Chiesa ecc.C’ e’ ancora chi pensa che il cd scisma lefebvriani sia liturgico!Certo non si può ridurre la Chiesa a un dopolavoro ferroviario. Ma i liturgisti -non tutti per fortuna- questi sedicenti istruttori ,nonche solerti burocrati, della comunicazione con Dio, con la complicità di una tradizione- spesso pro domo sua- continuano a guardare e farci guardare il loro dito, fatto di beghe di bottega per formule e forme,perdendo puntualmente di vista la luna/”Sostanza” -non quella spinoziana – che incombe!
Avanti a giocare a chi è più cattolico
Luca Aldoisi, punto primo: Andrea Grillo non è un rivoluzionario estremista che vuole distruggere la chiesa. Il suo pensiero si colloca dentro la naturale evoluzione della dottrina. Anzi, a mio parere, è abbastanza cauto nel proporre le sue idee. Punto secondo, la chiesa ha una necessità urgente di essere riformata per aderire in maniera autentica al Vangelo. La chiesa vive in una condizione di clericalismo da parecchi secoli e questo male è la causa di tutti gli abusi (sessuali , spirituali, dottrinali, di coscienza, economico-finanziari, …) che minano la sua credibilità. Se non si condivide questa evidenza, è inutile ogni accomodamento ed ogni aggiornamento. Non occorre rifiutare (esplicitamente o velatamente) il concilio, non serve una applicazione formale dei documenti conciliari, occorre invece intendere il concilio come la prima tappa di un processo di declericalizzazione. Punto terzo. Le timide riforme liturgiche che sono scaturite dal concilio sono anch’esse “l’inizio di un inizio” (Karl Rahner) e necessitano di un ben più corposo rinnovamento in direzione della genuina laicità evangelica. Altro che i passi indietro di Ratzinger (leggi Summorum pontificum), altro che il doppio binario (vetus ordo e novus ordo coesistenti), altro che latino si latino no, altro che omelia ai laici, la riforma deve prevedere un progetto molto più radicale, che passa dalla revisione dottrinale dell’identità del presbiterato e dell”episcopato. La declericalizzazione investe innanzitutto il ruolo sacrale che il clero si è autoassegnato di contro ad ogni evidenza evangelica. Se non si supera il regime di separatezza sacrale si rimane dentro la prospettiva clericalista. Le resistenze alle riforme (quelle vere) compaiono non solo nei gruppi settari e scismatici, ma in settori ampi della curia vaticana e dell”episcopato mondiale. Questo è il punto più critico della vicenda.
Va bene.
Tutto questo si puó fare.
Ma almeno si dia la possibilitá a chi non condivide queste di riforme radicali (singoli, comunitá, parrocchie, diocesi, movimenti, ordini reliigiosi…) di andarsene portando con loro i propri beni.
Un divorzio consensuale. Amici ma separati
Anima errante, il Vangelo è esigente. chi non sopporta l’esigenza evangelica è libero di andare ad intrupparsi in qualsiasi setta.
Si, però decidetevi; un giorno volete un vangelo esistente, il giorno dopo “un peso leggero”, un giorno giustizia, l’altro misericordia. Secondo me il Vangelo dovrebbe essere esigente verso noi stessi e misericordioso verso gli altri, a spanne si fa il contrario…
una Chiesa aperta a tutti e moderna… che però espelle i dissidenti che sono contrari alle ‘riforme’!
è tanto diversa da quella intollerante di certi tempi passati?
Io sono nata nel postconcilio e mi ritrovo fortemente nel dialogo. Detto ciò io non conto niente mentre Andrea Grillo pubblica un libro a settimana. Non dipende da me..
Anima Errante (qual’è il tuo vero nome?) ti faccio notare che i tradizionalisti non sono stati espulsi. Si sono espulsi da soli, consacrando 4 nuovi vescovi e rifiutando il concilio vaticano II. La chiesa continua ad essere aperta a tutti. ma a tutti coloro i quali accettano il concilio, sono disposti al dialogo e si comportano in maniera leale. Le critiche sono bene accolte, purché siano rispettose e costruttive. Ed i tradizionalisti non mostrano alcuna lealtà, non sono dialoganti, non intendono camminare insieme (sinodo questo vuol dire). E ti faccio altresì notare che la misericordia non confligge con le esigenze del Vangelo. Sono due aspetti della medesima esistenza cristiana. Si comportò forse da intollerante Gesù quando raccomandò ai discepoli di scuotere la povere dai calzari e di dirigersi altrove qualora non fossero accolti ? Se ci rifletti è la stessa situazione. La chiesa ha fatto di tutto (forse troppo) per evitare la fuoriuscita dei tradizionalisti. Basti pensare a Ratzinger ed al suo Summorum pontificum. Ma nulla ha potuto contro il fanatismo degli epigoni di Lefebvre. Quindi ? Quindi hanno deciso di rompere la comunione.
Ottimo ! Condivido ogni sua parola.
L’apprezzamento è per Salvo Coco
Perché, la Verità può “evolvere”? Può diventare altro da sé? Ma allora cessa di essere Verità…
Giambattista Savoldi, ti rispondo con Fil 2,5-9
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato … “
Gentile Sig. Salvo Coco,
non trova la mia risposta non per mia maleducazione, ma perché, come circa metà dei miei commenti, non ha superato la censura dei moderatori.
In essa, alla fine le auguravo una serena serata che, vista l’ora, adesso converto nell’augurio di una serena giornata.
Sinceramente, che senso ha la messa in latino nel 2026? Nessuno. Alla messa in latino sono affezionato quelli che reputano tradizionale il latino nella liturgia, ma le prime comunità cristiane celebravano nella lingua corrente della comunità, latino, greco, ebraico, …. Questa non tradizione del latino è dovuta all’ accentramento della Chiesa su Roma e sul non vedere oltre il proprio naso. Chi si è affezionato alla messa tridentina dovrebbe chiedersi, seriamente, se ama Gesù o la messa come gli piace. Perché se amasse veramente Gesù accetterebbe senza se e senza ma, ciò che arriva dalla Chiesa di Roma. Purtroppo questi si definiscono, giustamente, Cattolici Tradizionalisti e non cristiani, perché non lo sono.
Amo sia Gesù dia la messa come mi.piace
Assisto alla domenica a Santa Maria della Consolazione in Largo Cairoli ad una delle due messe in latino autorizzate dall’Arcivescovo di Milano,il primo a dare l’autorizzazione fu Martini.Bellissima!Chiesa pienissima!Si capisce perché con il rito in lingua nazionale dal 1969 le chiese si sono svuotate.
Lo svuotamento era iniziato giá con il Vetus Ordo
Comunque Martini era un signore e un vero liturgo e padre
Grillo sprizza rancore se non disprezzo da ogni poro… Nell’elenco “scandaloso” degli istituti del Vetus Ordo in comunione attuale con la Chiesa (cosa che confuta cio’ che il signor Grillo sostiene) manca un piccolo elemento di dettaglio: il numero delle vocazioni. Farebbe riflettere, e molto.
Ogni volta che leggo Andrea Grillo mi viene in mente il verso di Dante “l’aiuola che ci fa tanto feroci “. Nel suo caso ” La Messa Vetus Ordo che ci fa tanto feroci ” . Non dubito che il prof Grillo sia persona integerrima, ottimo cristiano , quando pero’ si parla di Vetus Ordo diventa feroce.
A che tanta ferocia? Si rilegga il saggio consiglio di Gamaliele.
Si una cosa il dott. Prof. Grillo ha ragione: sono due riti tra loro incompatibili. Due riti per due diverse religioni…
Piuttosto rigido questo modo di ragionare, proprio degno della conservazione del VO più che dell’apertura conciliare e del NO. Benedetto XVI era uomo di spiritualità, teologia e cultura profondissime, mi spiace che non lo si comprenda, anzi che lo si denigri in questo modo. Davvero non c’è più religione!
C’è tanto dal ponte all’acqua, quanto dall’acqua al ponte, diceva mio nonno…
Lo so che il Prof. Grillo non è d’accordo con me ma la Chiesa può tenere dentro chi vive la liturgia con il VO (una ristretta minoranza) dovendo accettare il Vaticano II, la riforma liturgica e tutta la ricezione del Concilio da San Paolo VI a tutti i papi siuccessivi. Anche così non si risolverà lo scisma dei lefebvriani perchè il rifiuto del Vaticano II e la sua ricezione, di cui la riforma liturgica è parte, è la questione principale nello scisma della Fraternità di San Pio X.
PS Da notare che nel comunicato della Fraternità di San PioX si cita apertamente il Codice di Diritto Canonico del 1983 e ciò implica un riconoscimento indiretto del Vaticano II perchè la “Sacrae disciplinae leges”, la costituzione apostolica di approvazione del CIC, è esplicitamente una chiara ed evidente ricezione del Vaticano II pur in maniera imperfetta.
Quindi le comunitá Ecclesia Dei devono cambiare del tutto la loro vita liturgica… in cambio di cosa?
Di avere il bollino di ‘veri cattolici’?
Grillo manco per un secondo tenta di mettersi nelle scarpe di queste comunitá e di tutte le persone che le frequentano.
Da una parte Grillo è coerente.
Vuole la persecuzione aperta degli istituti tradizionali.
Per cui, ha ragione pienamente la Fraternità Sacerdotale San Pio X nella difesa del patrimonio liturgico e dottrinario della Chiesa di Cristo.
Chi segue Grillo si ritroverà con un cumulo di macerie.
Povera Chiesa Cattolica!
In sintesi: quando inizia la caccia allo scismatico, si sa come si inizia, ma non come si finisce, perché c’è sempre un nuovo scismatico dietro l’angolo. E allora nemmeno un Ratzinger si salva.
Domanda posta seriamente e con tanto dolore. Sig. Grillo, ma perché questo programma di ribaltare la Chiesa come una scatoletta di tonno?