
Fotogramma del film “Non dire nulla a nessuno” sugli abusi nella Chiesa cattolica polacca.
La faticosa e contrastata formazione di una Commissione di esperti indipendenti per indagare sul fenomeno degli abusi sui minori nella Chiesa cattolica subisce il blocco imprevisto da parte del ministero della giustizia, a cui erano stati sottoposti gli statuti per le collaborazioni con i ministeri, la commissione statale sugli abusi sui minori, il difensore civico dell’infanzia, gli archivi di stato e l’istituto della memoria nazionale.
I testi fondativi della commissione sono stati approvati nell’ultima assemblea generale dell’episcopato (marzo 2026).
Il 31 marzo il segretario generale della conferenza episcopale, mons. Maek Marczak, aveva presentato gli statuti al ministero degli interni per la verifica.
Il 31 luglio è arrivata la risposta negativa firmata dal segretario di stato Arkadiusz Myrcha, che sottolinea come alcune disposizioni degli statuti siano in contrasto con le leggi in vigore, gli accordi internazionali e, in particolare, col diritto europeo.
Esprime la preoccupazione per l’ampiezza dei poteri conferiti alla prevista commissione, in particolare per quelli di natura penale. Alcuni di questi si sovrappongono a quanto previsto dalle istituzioni statali come polizia, procura e tribunali, ma anche ai compiti delegati alla commissione statale sugli abusi sui minori.
Gli organi amministrativi interessati hanno rilevato come impropria la possibilità di intervistare vittime e testimoni sia prima che durante l’avvio di procedimenti penali, come “vittimizzazione secondaria” le udienze extra-giudiziarie per le vittime, come possibile violazione della privacy nella prevista pubblicazione del rapporto, come possibile l’impropria impugnazione di condanne già definite.
Tensioni ecclesiali
In un’intervista concessa dal primate, mons. Wojciech Polak, all’agenzia Kai (10 giugno 2026), si prevedeva di rendere pubblico il nome del presidente della commissione e l’avvio dei suoi lavori entro l’anno in corso.
Dopo il blocco posto dalla conferenza episcopale nel 2025 sembrava che l’atteso organismo indipendente potesse avviare la ricerca sugli abusi nell’ambito della Chiesa dal 1945 ad oggi. «Contiamo su una relazione (finale) che non solo riveli la portata e la natura del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa in Polonia, ma che formuli anche raccomandazioni specifiche per ulteriori azioni».
Sono previsti tre anni di lavoro con possibile proroga con un’ampia autonomia rispetto ai vescovi. «Se riceveremo la risposta attesa dal ministero degli interni e dall’amministrazione in merito allo statuto della commissione, tutte le decisioni necessarie potranno essere prese durante la seduta plenaria dei vescovi in ottobre».
La risposta negativa del ministero della giustizia renderà molto difficile il rispetto dei tempi previsti, anche se il lavoro per una “aggiustamento” degli statuti è già in corso.
È riesplosa la polemica interna alla Chiesa perché il blocco voluto l’anno scorso era giustificato da mons. Slawomir Oder, presidente dell’ufficio giuridico della conferenza, in ragione della scarsa compattezza giuridica del progetto sottoposto.
Il prof. Michal Krolikowski commenta amaro la risposta governativa, come anche il passaggio voluto dei vescovi da una commissione interna seppur autonoma alla Chiesa, come la Commissione CIASE in Francia, a un ente giuridico di tipo concordatario con un profilo rivelatosi “estraneo” rispetto a quello statuale. Con la conseguenza di risultare incompatibile.
L’accuratezza legale invocata da mons. Oder si è risolta in un nulla di fatto. Al di là delle dispute e dei rigidismi formali, il vescovo Artur Wazny (Sosnowiec) ricorda la sofferenza delle vittime che ancora una volta si trovano ricacciate indietro rispetto agli invocati riconoscimenti e alla verità.
«Alla luce delle obiezioni sollevate dal ministero della giustizia agli statuti della commissione, mi rattrista constatare che il linguaggio formale e le incertezze legali stiano ancora una volta oscurando le persone reali. Pur comprendendo la necessità di sostenere gli standard legali, è difficile non lamentare la mancanza di sensibilità verso il bisogno anche minimo di ascolto, riparazione e guarigione delle relazioni. Desidero esortare sia le autorità statali sia noi Chiesa a superare le divisioni e a trovare uno spazio di verità di fronte alla sofferenza di coloro che hanno subito una ferita».
Prepariamoci alla guerra con la Russia
Lo scontro col governo relativo ai poteri della commissione sugli abusi nella Chiesa ha un profilo minore rispetto a quello in atto sull’insegnamento della religione nelle scuole.
La disposizione governativa in vigore che dimezza le ore di religione aprendo ad insegnamenti divisivi sull’etica sociale e personale ha un peso maggiore sia per il “licenziamento” di circa 5.000 professori sia per l’invocata resistenza “dal basso” rispetto agli indirizzi istituzionali.
Nel comunicato finale dell’assemblea generale di marzo i vescovi scrivono: «La conferenza episcopale polacca continua ad impegnarsi per ribaltare le decisioni dannose del ministero dell’istruzione in materia di insegnamento religioso. Critiche confermate dalle sentenze della Corte costituzionale».
E tuttavia vi sono elementi socio-culturali in cui l’apporto ecclesiale potrebbe rivelarsi decisivo come la resistenza al risorgente antisemitismo, il ritorno delle tensioni coi paesi vicini (a partire dall’Ucraina), il consenso condiviso verso l’Unione Europea.
A questi si aggiunge l’esplicita minaccia di aggressione militare da parte della Russia. Il governo ha sottoposto ai vescovi la necessità di preparare risposte operative a possibili crisi gravi in ordine alle calamità naturali, ma in particolare alle minacce militari.
Il vicesegretario della conferenza episcopale, Jaroslaw Mrowczynski, ha rivelato l’avvio di discussioni coi ministeri degli interni e della difesa per rispondere alla necessità di rafforzare la sicurezza nazionale. Non si tratta della protezione della popolazione che è compito del governo, ma di mettere in sicurezza i monumenti e di garantire l’assistenza quando fosse necessaria.
Nel comunicato finale dell’assemblea generale dei vescovi del marzo scorso si accenna alle consultazioni in corso. «È in fase di preparazione anche una guida per gli amministratori degli enti ecclesiastici in caso di tali eventi. Per quest’autunno è previsto un corso di formazione professionale per i delegati diocesani responsabili della sicurezza, della protezione e della tutela dei cittadini e dei monumenti».





