
Perseguitati e dimenticati? Un rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede 2024-2026: è il titolo del rapporto che la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (ACN) ha pubblicato lo scorso 27 ottobre.
Molte le drammatiche conferme: la crescita del fenomeno, la sua diffusione mondiale, l’emergenza in Africa e la convergenza fra islam fondamentalista, estremismo religioso, governi autoritari e spinte etniche identitarie.
Il rapporto riguarda 18 paesi (Africa, Asia, America Latina) e denuncia la persecuzione su 220 milioni di cristiani. La differenza con altre stime (come Portes Ouvertes, l’ONG di ispirazione protestante), che parlano di 388 milioni è dovuta ai diversi criteri di valutazione.
Il fenomeno è visto per l’insieme del mondo cristiano. I gruppi e i poteri interessati non distinguono le confessioni. Inoltre, le violenze si esercitano prevalentemente in contesti autoritari, poco rispettosi dei diritti umani e accaniti contro tutte le minoranze. Resta il fatto che la fede cristiana è la vittima maggiore delle persecuzioni oggi e che l’opinione pubblica occidentale resta sostanzialmente disattenta.
I cristiani sono percepiti come corpi estranei in paesi di appartenenze religiose plurali ma attraversati dal nazionalismo religioso del gruppo prevalente e dalla connessione con il potere politico e le sue disposizioni legislative e amministrative.
Da una costa all’altra dell’Africa sub-sahariana vi è un rischio crescente di inferenza del fondamentalismo islamico di Daesh (ISIS). Particolarmente aggressivo in Burkina Faso, Niger, Nigeria, Mali, Somalia, Congo e Mozambico. Guerre, cambiamenti climatici, esodi di massa colpiscono popolazioni marginali e in esse in particolare i cristiani.
«La portata e la gravità della persecuzione anticristiana contemporanea rappresentano una vera e propria catastrofe sul piano dei diritti umani, che in molti luoghi continua ad aggravarsi. Il fatto che ciò sorprenda ancora così tante persone riflette una percezione diffusa in Occidente, secondo cui la maggior parte dei cristiani vivrebbe nell’emisfero settentrionale, dove la loro fede è accettata – o persino parte della cultura – e può essere praticata senza ostacoli significativi. La realtà, tuttavia, è che la maggioranza dei cristiani vive nei Paesi meno ricchi ed è presente in numerosi contesti culturali sempre più ostili. In un clima caratterizzato dall’aumento del nazionalismo, dell’estremismo e dei sentimenti anti-occidentali, i cristiani vengono spesso considerati “stranieri indesiderati” nei propri Paesi».
Alcuni casi
Ricordo molto rapidamente alcuni casi. Il Burkina Faso era fino agli anni Venti un esempio di armonia interreligiosa. Il deterioramento si è avviato nel 2015 per l’arrivo di infiltrati islamici dal vicino Mali, legati ai gruppi più estremisti della galassia fondamentalista. Oggi controllano almeno il 40% del territorio nazionale, soprattutto nelle aree rurali. Costringono gli abitanti dei villaggi a conformarsi alle leggi islamiche (per le donne il velo o il burqa, per gli uomini la barba). Il rifiuto significa un pericolo di morte o di espulsione. Colpiscono sistematicamente i cristiani con attacchi alle chiese ed esecuzioni sommarie. Fra maggio e agosto del 2024 i morti sarebbero stati oltre 100 solo nella regione Zekuy-Doumbala.
La Corea del Nord è da decenni al vertice dei luoghi più pericolosi. Il paese vive un isolamento pressoché totale e la religione si costruisce nell’idolatria di Kim Jong-un. I cristiani costituiscono il gruppo maggiore dei prigionieri politici che vengono calcolati oggi in circa 190.000. Il possesso di una Bibbia, il semplice rapporto con un missionario, la partecipazione a una liturgia bastano per giustificare l’arresto e la detenzione.

Foto: Ismael Martinez Sanchez / ACN
Sempre più grave la situazione in India con la convergente pressione fra disposizioni legali e spinta etnico-popolare. Nel 2025 sono stati segnalati 700 episodi di violenza anticristiana. Si allarga negli stati l’adozione della sharia, la legge islamica. che giustifica aggressioni, incendi, eliminazioni e vessazioni. In alcune regioni è negata ai cristiani la possibilità di seppellire i propri morti. Sono costretti persino a riesumare quelli già sepolti.
Il Nicaragua è entrato da alcuni anni nell’elenco delle aree difficili per la fede. Nel 2025 è stato pubblicato un rapporto dal titolo: Nicaragua, una Chiesa perseguitata. La confisca dei beni ecclesiastici, la chiusura arbitraria di strutture religiose e minacce pubbliche sono all’ordine del giorno. 140 sacerdoti, 90 religiose, decine di seminaristi e alcuni vescovi sono stati espulsi. È capitato anche al presidente della conferenza episcopale, Carlos Enrique Herrera, accusato di aver criticato un’attività di disturbo attorno alle chiese.
Clima pesantissimo in Siria, ulteriormente peggiorato dopo la caduta di Assad e l’arrrivo di Hayast Tahrir al-Sham. Una serie nutrita di attacchi e di violenze è culminata nell’attentato suicida nella chiesa di Damasco del giugno 2025. I gruppi armati sunniti si muovono senza controlli. Dal 2011 la popolazione cristiana è diminuita dell’80% a causa di un’emigrazione alimentata dalla povertà, dall’insicurezza e dalla violenza.
Il rapporto ACN, secondo il fratello del martire Shahbaz Bhatti, Peter Bhatti «ci ricorda che la persecuzione religiosa è ancora oggi una dolorosa realtà per milioni di cristiani».





