
So bene che questi sono i giorni in cui ci sono persone che «fanno gli auguri di buone feste». Forse non tutti sanno che ce ne sono altre in difficoltà a «fare gli auguri di buon Natale», ovvero a celebrare la nascita di Gesù di Nazaret, quella persona che miliardi di esseri umani riconoscono, per il suo messaggio e il suo comportamento, come colui che, se non era il principio e il fondamento, almeno è stato un progetto di vita dignitosa e umana che ha meritato, e continua a meritare, di essere accolto come tale.
Mi riferisco a discepoli del Nazareno che faticano a fare gli auguri di Natale non per mancanza di desiderio, ma per coerenza personale e collettiva. In effetti, avrebbero voluto augurare buon Natale, e persino buone feste, quelle che precedono e seguono il 25 dicembre. Ma sembra che quello di quest’anno – come tanti altri – sarà ancora un Natale offuscato e amaro. Vi sono, in particolare, due fatti che non possono essere cancellati dalla memoria.
***
Il primo è una immagine gif che, per quanto provocatoria e politicamente scorretta possa sembrare, richiama il dramma che continua a essere vissuto in Palestina. In questa «felicitazione» – o per meglio dire, provocazione – si vede una coppia che corre, accompagnata da un mulo e da un bue, fuggendo da una zona sotto bombardamento. La provocazione natalizia è accompagnata dal seguente testo: «Così sarebbe il Natale per Gesù e Maria oggi. Con Netanyahu che bombarda la mangiatoia». Una provocazione, anche perché si emargina – ancora una volta – la figura di Giuseppe che, per quanto buono, sembra quasi ingenuo e terrorizzato, tiene Gesù tra le braccia mentre corre come un folle … Ma lasciamo il tema per un’altra occasione. Non è questo il momento di parlarne.
Il secondo fatto è più vicino, tanto per i discepoli di Gesù di Nazaret quanto per quelli di altre divinità, che possono essere qualificati come si preferisce o che si possono anche lasciare senza aggettivi, ma che sono comunque riconoscibili: la nazione, il calcio, il denaro, il consumo ecc. Non è questo il punto. Il fatto è quanto accaduto domenica scorsa (21 dicembre 2025) davanti alla parrocchia Mare de Déu de Montserrat, nel barrio di Sant Crist a Badalona: un gruppo di abitanti del barrio – probabilmente persone umili, lavoratrici, molte delle quali migranti o figli di migranti – ha bloccato il passaggio di un furgone della Croce Rossa, negando accoglienza in chiesa a quindici persone senza dimora, tra le quattrocento sgomberate il 17 dicembre 2025 dall’edificio B9 di Badalona. Queste persone erano state sfrattate senza offrire loro alcuna alternativa abitativa.
Che si celebrino le «feste» o il «Natale», si tratta di un fatto che scuote le fondamenta di qualsiasi coscienza dotata di viscere di umanità; e ancora di più dovrebbe scuotere la coscienza di chi pretenda di essere cristiano.
***
Credo non sia dunque fuori luogo raccogliere tre reazioni, poco consuete, da alcuni mezzi di comunicazione.
La prima è quella di una persona di nome Raquel che, sul sito web di Redes Cristianas, si esprime in questi termini: «La storia si ripete con una fedeltà spaventosa. Il parallelismo biblico è inevitabile: di fronte alla scelta di salvare colui che predicava la fraternità e la giustizia radicale (Gesù), il popolo, istigato dai sommi sacerdoti e dalle strutture di potere dell’epoca, gridò il nome di Barabba. Oggi, i “sommi sacerdoti” del populismo punitivo e del neoliberismo hanno convinto il popolo che il suo salvatore è la frusta e non la mano tesa. Preferiscono Barabba – colui che incarna la violenza e il sistema che li opprime – perché il messaggio di Gesù – la responsabilità condivisa e la compassione – risulta loro troppo esigente o minaccioso per il loro precario status quo».
La seconda reazione è quella dei vescovi catalani: lo sgombero è avvenuto – ricordano i presuli – senza prevedere misure come una «tregua invernale», abituale in altri Paesi europei. La conseguenza è che centinaia di persone sono rimaste all’aperto senza una assistenza umanitaria immediata. I vescovi respingono inoltre i discorsi che disumanizzano le persone colpite dallo sfratto «per il fatto di essere immigrati africani, neri e poveri», qualificando tali narrazioni come aporofobiche e xenofobe. Concludono invitando a riattivare il tavolo di dialogo tra le amministrazioni pubbliche, gli enti del terzo settore e i rappresentanti delle persone interessate, con l’obiettivo di trovare soluzioni coordinate nel breve periodo e di definire una strategia a medio termine.
La terza reazione è quella di oltre cinquanta sacerdoti di tutta la Spagna, per i quali «non si può invocare l’ordine mentre si distrugge la vita. Non si può parlare di sicurezza quando si produce esclusione. Non si può governare alimentando la paura e indicando lo straniero come problema».
Credo dunque che siano molti i discepoli del Nazareno che oggi faticano a «fare gli auguri di Natale» davanti a questi due fatti, certo di diversa gravità. Immagino che non siano di meno coloro che hanno difficoltà a «fare gli auguri di buone feste». Non credo che siano dei guastafeste, ma soltanto delle persone con viscere di umanità.
- Pubblicato su El Diario Vasco






Conosciamo tutti le tragedie di questo mondo devastato, ma questo non ci deve impedire di vedere anche le tante cose belle e positive che ugualmente esistono. E io voglio continuare a vedere il bene, nonostante tutto, e a ringraziare la vita che ancora una volta mi regala la gioia di ritrovarmi a festeggiare con le persone a cui voglio bene. È una fortuna che molti di noi hanno, ma a cui non fanno caso, e proprio le tante guerre del mondo attuale ci ricordano che molte altre persone non sono altrettanto fortunate. Perciò io ho fatto e continuerò a fare gli auguri di Natale e di buone feste alle persone che mi stanno a cuore o che semplicemente conosco e incontro in questi giorni. Se per qualcuno ciò significa essere una persona senza “viscere di umanità”, questo è un problema suo.
Ringrazio l’autore di questa riflessione perché in linea col pensiero di un parroco illuminato di più di venticinque anni fa, il quale sosteneva che è inutile fare gli auguri e bisognerebbe invece pregare per gli altri.
Io appartengo alla vecchia guardia e mi ricordo di spedire biglietti e auguri a Natale e a Pasqua: me lo ha insegnato il comportamento dei miei genitori, del mio vecchio parroco e di un vescovo diocesano, che li mandava ad una caterva di persone.
Nel contempo sono contento sia quando li ricevo che quando non li ricevo più, perché in fin dei conti non sono l’essenziale.
I cristiani di oggi che si lamentano in continuazione dimenticano che tutta la Storia umana d’ fatta di luci ed ombre : che dopo il Natale c’ e’ la festa degli innocenti bambini fatti sterminare da Erode . Davanti alla strage degli innocenti molto si chiedono dove e’ Dio ? Perche’ Dio non interviene? In tutta la storia del mondo ci sono state stragi di innocenti .questo dimostra secondo alcuni la spietatezza di Dio o la sua non esistenza. E questo impedisce a molti ciechi spiritualmente di vedere che la sua grazia invece e’ incessantemente all’ opera per trarre bene dal male .
Temo che siamo in un momento nel quale festeggiare la nascita del Salvatore, sia già mettere in conto i chiodi che lo trafiggeranno per annichilirlo alla sua Croce. E la croce che portano tanti oggi per sentirsi dire che sono tutte bugie, invenzioni e che c’è sempre qualcuno che ha la ragione dalla sua parte e tutti gli altri hanno torto. Annichiliti davanti alla Croce siamo tutti davanti a quello che succede in un mondo che non potrebbe essere più spaventoso anche se al peggio non c’è davvero mai fine. A chi predica pace e poi va a stringere le mani degli assassini, a chi da dell’assassino a chi si difende da brutali aggressioni e poi aiuta a aggredire ancora di più con le parole e fatti chi provoca le reazioni degli aggrediti…un mondo che più confuso non potrebbe essere, dove regna l’incomprensione totale e la miseria di Istituzioni che non sono più in grado di tenere unito un popolo vagabondo e senza bussola rincretinito dalle menzogne e delle propagande incrociate e che va alla deriva sempre più preda di speculatori senza scrupoli, senza vergogna e senza … Dio.