
Oradea, Francesco Strazzari e il vescovo Virgil Bercea nel seminario greco-cattolico
Dall’8 giugno 1997, Virgil Bercea è vescovo di Oradea Mare, una diocesi greco-cattolica della Chiesa romena unita con Roma, che conta all’incirca 70 mila fedeli. È nato nel 1957, quando la Chiesa greco-cattolica era già stata messa fuori legge in Romania (dicembre 1948). Diventa sacerdote clandestino nel 1982 senza dire niente ai genitori per proteggerli dalla paura e dalle sofferenze. Ha lavorato per nove anni come ingegnere in un Istituto di ricerca, poi si è formato con il card. Alexandru Todea, con il quale ha lavorato per diversi anni. Dopo la destituzione del dittatore Ceaucescu e la ripresa dell’attività pastorale della Chiesa greco-cattolica, ha potuto frequentare le Università romane per poi dedicarsi all’insegnamento della teologia dogmatica. È stato decano della Facoltà di teologia greco-cattolica presso l’Università Babes-Bolyal per dieci anni. È molto stimato e apprezzato non solo in diocesi, ma in tutta la Romania. (Il testo è stato raccolto a Oradea da Francesco Strazzari per SettimanaNews).
Le Chiese greco-cattoliche sono nate dal desiderio di ristabilire l’unità della Chiesa, distrutta dallo scisma del 1054, secondo il modello ecclesiologico del Concilio di Ferrara-Firenze (1437-1439).
La Chiesa Romena Unita con Roma
Una parte dei fedeli delle Chiese ortodosse, a partire da quel tempo, è rientrata nella comunione cattolica mediante il riconoscimento dell’unità con la Chiesa di Roma, dando così origine alle Chiese Unite, cioè alle Chiese greco-cattoliche.
In Europa Centrale e Orientale, questo ideale si è concretizzato attraverso le Unioni di Brest-Litovsk (1596), Ujhorod (1646) e Alba Iulia (1700), che hanno raccolto attorno a sé le Chiese greco-cattoliche dell’odierna Ucraina, Slovacchia, Ungheria e Romania.
Le Chiese Unite hanno garantito la conservazione integra della dottrina della fede e hanno compiuto il primo passo verso il ristabilimento dell’unità nella diversità dei riti e delle tradizioni disciplinari, ancorate all’apostolicità della Chiesa di Cristo.
L’apertura verso l’universalità della Chiesa cristiana si è concretizzata, anzitutto, nell’emancipazione del clero e del popolo, attraverso l’apertura di scuole e seminari in lingua romena. Le prime scuole sistematiche in lingua romena furono fondate dal vescovo Petru Pavel Aron nel 1754, a Blaj, «senza richiedere alcun pagamento dagli allievi». Qui si formarono i primi sacerdoti e maestri delle scuole romene. Le élites si formarono a Budapest, Vienna o Roma.
La diocesi di Oradea fu fondata nel 1777 e, nel 1784, il vescovo Moise Dragoș aprì a Oradea la prima istituzione in lingua romena per la formazione degli insegnanti, la prima scuola. Nel 1792 lo stesso vescovo aprì anche il Seminario teologico, per garantire la formazione spirituale e intellettuale dei futuri sacerdoti, i quali potevano scegliere tra il celibato e il matrimonio.
Queste istituzioni si sono sviluppate secondo le esigenze del tempo, divenendo centri nei quali si è delineata una scuola di pensiero teologico specificamente greco-cattolica, fedele alla spiritualità dell’Oriente cristiano, promossa nella comunione dottrinale e nel linguaggio della teologia accademica dell’ambiente cattolico.
Nel 1948 la Chiesa Romena Unita con Roma, greco-cattolica, fu dichiarata fuori legge in Romania, in seguito a un decreto imposto da Stalin: le scuole confessionali furono soppresse; i beni furono confiscati dallo Stato o concessi in uso alla Chiesa Ortodossa; i vescovi e i sacerdoti furono arrestati, mentre i fedeli subirono persecuzioni dirette contro la Chiesa greco-cattolica.
Nelle carceri morirono di morte martiri 7 dei 12 vescovi; oltre 200 sacerdoti e numerosi fedeli testimoniarono la loro fedeltà all’unità della Chiesa nelle prigioni comuniste, nei campi di lavoro forzato o in altri luoghi di detenzione.
Dopo la caduta del regime comunista totalitario nel 1989, la Chiesa greco-cattolica è riemersa alla luce, rinascendo tra molte difficoltà: lo Stato non ha restituito nulla di quanto confiscato; anche i fratelli ortodossi non hanno restituito le chiese e le case parrocchiali.
La formazione dei futuri sacerdoti
Seguendo la propria tradizione di impegno nella vita culturale e spirituale del popolo, la Chiesa greco-cattolica ha riaperto le scuole poste sotto il patrocinio delle Episcopie e le istituzioni di formazione del clero, adeguandosi alla nuova legislazione vigente. Sotto la guida del vescovo Vasile Hossu (1919-1997) sono stati riaperti l’Istituto Teologico di grado universitario, il Seminario diocesano di Oradea e il Liceo.
Dal 1999 la formazione filosofico-teologica dei futuri sacerdoti si svolge presso il Dipartimento di Oradea della Facoltà di Teologia greco-cattolica dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca.
In questa istituzione operano quattro Facoltà di Teologia: la Facoltà di Teologia ortodossa, la Facoltà di Teologia greco-cattolica, la Facoltà di Teologia romano-cattolica e la Facoltà di Teologia riformata. Le prime due hanno linee di studio in lingua romena, le altre due in lingua ungherese. Vi sono dunque due linee di studio e quattro decani che fanno parte del Senato accademico.
I professori possiedono titoli accademici riconosciuti e sono retribuiti dall’Università; gli studenti, seminaristi o laici, godono degli stessi diritti e doveri di tutti gli studenti delle altre Facoltà. L’Università conta oltre 50.000 studenti. Tutti gli studi e i diplomi sono riconosciuti a livello nazionale, europeo e internazionale. La Facoltà di Teologia greco-cattolica può rilasciare diplomi di laurea e di master e, da quest’anno, coordina anche una scuola dottorale. Presso la Facoltà studiano seminaristi e studenti romeni, ungheresi, ucraini e spagnoli.
L’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca è un’istituzione d’élite della tradizione dell’insegnamento romeno; le sue basi furono poste da papa Gregorio XIII, che, nel 1581, fondò in Transilvania l’Academia Claudiopolitana Societatis Jesu. La Facoltà di Teologia greco-cattolica ha tre dipartimenti: Blaj, Cluj e Oradea. L’Episcopia di Oradea ha messo a disposizione dell’Università gli spazi nei quali si formano i futuri sacerdoti e laici: l’edificio del Seminario, le aule e la biblioteca specializzata.
Alla base del rinnovamento della formazione clericale vi sono il Concilio Vaticano II, in particolare la Dichiarazione sull’educazione cristiana Gravissimum educationis, i decreti Optatam totius e Orientalium Ecclesiarum, la Costituzione apostolica Sapientia christiana, la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, il Codex Canonum Orientalium Ecclesiarum e le disposizioni stabilite dal Sinodo dei vescovi della Chiesa Romena Unita con Roma, greco-cattolica.
La Facoltà di Teologia greco-cattolica coltiva la scienza teologica e le discipline ausiliarie allo studio della teologia nello spirito della libertà e della ricerca accademica, nel pieno rispetto del Magistero della Chiesa cattolica (CCEO, can. 606), nel dialogo con le altre scienze socio-umanistiche e con la cultura contemporanea, nonché nell’apertura accademica, ecumenica e nel dialogo interreligioso promossi dall’Università “Babeș-Bolyai” – “Alma Mater Napocensis”.
Il clero sposato e il clero celibe
Una specificità delle Chiese cattoliche orientali è che, fin dall’antichità, il clero è stato scelto sia tra i celibi sia tra gli uomini sposati. La formazione spirituale è unitaria, e ogni giovane è libero di scegliere la via del celibato o del matrimonio prima dell’ordinazione.
I sacerdoti, celibi o sposati, sono molto amati e rispettati dai fedeli in ogni parrocchia. A Oradea, diocesi con circa 72.000 fedeli, vi sono 216 sacerdoti: 51 celibi e 165 sposati. Il rapporto tra sacerdoti sposati e celibi è molto buono; si sostengono reciprocamente e non vi sono problemi tra loro.
Inoltre, nell’Eparchia di Oradea operano due scuole: il Liceo greco-cattolico “Iuliu Maniu” con 1.000 alunni e il Liceo “Don Orione” con 780 alunni. Sotto il patrocinio delle nostre istituzioni educative e con la guida spirituale assicurata dalla Chiesa, si presta particolare attenzione alle vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, ma anche alla formazione di buoni cittadini della società in cui viviamo.
In quanto Chiesa, rispettiamo la Costituzione e le leggi del nostro Paese, così come le norme del CCEO e le tradizioni locali proprie dell’Oriente cristiano.
Nella formazione del clero dedichiamo particolare attenzione alla pastorale familiare e alla formazione di personalità mature, capaci di assumere, nel contesto attuale, sia la vocazione al matrimonio sia quella al sacerdozio, con dedizione e responsabilità verso tutti i figli spirituali ricevuti da Dio.
Le mogli dei sacerdoti assumono una vocazione particolare, altrettanto importante e complementare alle attività svolte in tutte le parrocchie accanto ai loro mariti sacerdoti. Secondo le tradizioni del cristianesimo orientale, il ruolo della donna nella Chiesa è legato a un coinvolgimento attivo sia come modello di vita cristiana nella società, sia, soprattutto, come testimonianza viva dei valori evangelici vissuti nella famiglia cristiana, modello di comunione, amore, responsabilità e impegno sociale, con gli stessi diritti e doveri.
La Chiesa greco-cattolica nutre un profondo rispetto per la donna, sia essa moglie di sacerdote o no, sul modello della Madre di Dio, uguale in dignità al sacerdote e complementare nella vocazione. Molte mogli di sacerdoti hanno sopportato con forza e dignità la persecuzione, altrettanto dura quanto quella dei loro mariti incarcerati, e hanno trasmesso ai loro figli la fede, l’amore, la speranza e il perdono. Donne veramente sante!






L’encomiabile ricostruzione storica, tralascia di ricordare l’importante ospitalità fraterna del vescovo di Padova, Mons. Antonio Mattiazzo, che dagli inizi degli anni ’90 ha aperto le porte del seminario maggiore per la formazione dei preti della diocesi di Oradea.
Tra tutte le cose valide ed importanti di quest’articolo vorrei evidenziare il fatto che la Chiesa greco-cattolica insegna e pratica l’ecumenismo. È molto bello saperlo e ha una grande forza testimoniante di vera purezza evangelica questo rispondere alle mancate restituzioni con l’amore e il perdono. I perseguitati che amano i persecutori: complimenti! Siete davvero un Vangelo vivente, come scrive il cardinale Pietro Parolin.
“ha una grande forza testimoniante di vera purezza evangelica questo rispondere alle mancate restituzioni con l’amore e il perdono. I perseguitati che amano i persecutori”.
Quindi la chiesa ortodossa rumena ha perseguitato la chiesa cattolica?
Ho capito bene?
E’ un’affermazione molto grave.
Sarebbe come dire che occorre perseguire l’ecumenismo con Diocleziano o con Stalin.
Io, più semplicemente, sostengo che la chiesa ortodossa rumena abbia approfittato delle persecuzioni del regime comunista per appropriarsi, in modo molto poco fraterno, delle parrocchie cattoliche.
In realtà questa non è un’opinione ma la semplice realtà storica.
Invitare i fratelli ortodossi al pentimento ed alla conversione per questo peccato contro l’ecumenismo sarebbe veramente caritatevole.
I preti sposati delle chiese orientali cattoliche sono un esempio concreto per la chiesa latina. La chiesa tutta ha bisogno di preti sposati e senza di essi la chiesa non va avanti. La questione posta è fondamentale per la chiesa tutta: l’Eucaristia e il Sacramento della misericordia di Dio sono meno importanti del celibato dei preti? Se sì allora la prassi della chiesa primitiva e delle chiese orientali non seguivano forse il Vangelo?
Che brutto commento! Il signore si dimentica dei martiri ortodossi. E sono tanti ( fs)
La chiesa ortodossa rumena ha approfittato della persecuzione dei greco-cattolici per arricchirsi e impossessarsi di beni e comunità religiose (questo non è proselitismo violento?).
Mai ricevuta una parola di scuse o la restituzione, anche simbolica, di una cappella.
Se si legge l’intervista questa questione emerge molto chiaramente: “lo Stato non ha restituito nulla di quanto confiscato; anche i fratelli ortodossi non hanno restituito le chiese e le case parrocchiali”.
Certo il fatto storico è molto brutto, ricordarlo forse è poco delicato ma la questione rimane e non è facendo finta di niente che si risolve.
In Italia le parrocchie ospitano abitualmente preti ortodossi rumeni che dicono messa e incontrano i fedeli senza alcun limite.
Non sarebbe il caso di chiedere la restituzione delle chiese confiscate dai comunisti nel 1948 e consegnate agli ortodossi?
In assenza di restituzione, e di richiesta formale di scuse, io smetterei di ospitare i preti di una chiesa che si è appoggiata sulle persecuzioni dello stato per distruggerne un’altra.