Libertà religiosa sotto pressione

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religione

Il governo federale tedesco prevede l’istituzione di un Commissario per la libertà di fede e religione, il cui ufficio pubblica ogni due anni un Rapporto sulla libertà di fede a livello mondiale. Da un anno riveste questo ruolo Thomas Rachel, parlamentare CDU (partito popolare) e di confessione protestante. Intervistato per Katholisch.de da Steffen Zimmermann (28 maggio). 

– Onorevole Rachel come valuta personalmente il primo anno di pontificato di papa Leone XIV? 

Ho incontrato papa Leone a Roma e abbiamo parlato brevemente. Abbiamo subito sentito una forte sintonia sul tema della libertà religiosa. È una personalità straordinaria: lucido, cordiale e disponibile.

Soprattutto negli ultimi mesi, ha dimostrato, anche in tempi così turbolenti sulla scena mondiale, di sapere trasmettere il messaggio del Vangelo con voce forte e serena. È davvero personalità di rilievo.  

– Come valuta il ruolo del papa e della Santa Sede nel contesto della politica internazionale? 

In questi tempi, le figure che si battono per la giustizia e la pace sono particolarmente importanti, e il papa ha un ruolo cruciale. Stiamo assistendo a forze autoritarie che ignorano sempre più il diritto internazionale e privilegiano la forza militare. Voci come quelle del papa, ma anche del Dalai lama e del patriarca ecumenico Bartolomeo I, sono quindi ancora più necessarie.

Ero presente quando Leone XIV e Bartolomeo I si sono incontrati per commemorare il 1700° anniversario del concilio di Nicea. Il loro messaggio congiunto in quell’occasione è stato di grande attualità: hanno messo chiaramente in guardia contro l’abuso della religione per giustificare la violenza. Gli eventi politici mondiali successivi dimostrano quanto sia corretto e importante questo messaggio.  

Santa Sede e papa Leone sulla libertà religiosa 

– Quale ruolo rivestono nella questione della libertà religiosa? 

La Chiesa cattolica ha posto particolare enfasi sulla libertà religiosa sin dal concilio Vaticano II. Nei miei colloqui in Vaticano, sia con il segretario generale per i rapporti con gli stati, l’arcivescovo P.R. Gallagher, sia durante il mio breve incontro con il papa, è emerso chiaramente quanto questo tema sia considerato importante. La libertà religiosa è un diritto umano fondamentale: significa poter praticare e cambiare liberamente la propria fede, o anche non averne alcuna.

Questo è di primaria importanza per la convivenza in tutto il mondo. Anche il lavoro dell’organizzazione umanitaria Aiuto alla Chiesa che soffre, che documenta regolarmente lo stato della libertà religiosa, è molto importante in questo contesto.  

– Da un anno è commissario del governo federale per la libertà di religione e di credo. Qual è lo stato attuale del diritto alla libertà religiosa nel mondo? 

La libertà religiosa è sottoposta a una pressione enorme. Stiamo assistendo a un aumento globale di stati autoritari e dittature. Nei paesi in cui le persone vengono discriminate o perseguitate a causa della loro fede, anche altre libertà vengono rapidamente messe a rischio, come la libertà di espressione, la libertà di stampa o la libertà di coscienza. Questo fenomeno si osserva in molte aree ed è motivo di preoccupazione. 

– Quali sono i paesi più esposti?  

Osserviamo enormi problemi in molte parti del mondo. In Cina, ad esempio, assistiamo alla repressione contro gli uiguri musulmani e i buddisti tibetani. Ci sono casi in cui anche i cristiani subiscono pressioni. La legge “sull’unità e il progresso etnico”, che dovrebbe entrare in vigore a luglio, limiterà ulteriormente la libertà religiosa nel paese. In Corea del Nord si verificano gravi violazioni dei diritti umani. Non c’è libertà religiosa. Si potrebbero citare molti altri esempi.  

Cina, Corea del Nord, Nigeria 

– È stato recentemente in Nigeria. Come valuta la situazione? 

La Nigeria è un paese molto religioso. Chiese e moschee sono piene; spesso le persone pregano persino per strada perché non c’è abbastanza spazio nei luoghi di culto. Allo stesso tempo, la libertà religiosa è sottoposta a un’enorme pressione a causa di organizzazioni terroristiche e criminali. Ho visitato un luogo dove circa 200 cristiani sono stati brutalmente assassinati l’anno scorso.

Ho parlato con i sopravvissuti, ho visto le loro ferite e ho percepito quanto grande sia ancora la loro paura. Inoltre, nel nord della Nigeria si verificano regolarmente attacchi e rapimenti da parte di gruppi terroristici islamisti come boko haram o lo “stato islamico”, sia contro cristiani che contro musulmani. Qui, la religione viene strumentalizzata per legittimare la violenza. Questa è una contraddizione fondamentale rispetto a ciò che la religione dovrebbe effettivamente rappresentare.  

– Quali conclusioni trarre per il governo tedesco nei confronti della Nigeria? 

La Germania sostiene già in Nigeria forme di dialogo, come il “centro per il dialogo umanitario”, che riunisce gruppi contrapposti. Tali approcci sono molto importanti. Io stesso ho convocato rappresentanti di diverse religioni in Nigeria. Questo ha portato a processi di dialogo concreti. È fondamentale sottolineare ciò che abbiamo in comune: la dignità di ogni essere umano.

Inoltre, cristiani e musulmani, non solo in Nigeria, condividono in definitiva un nemico comune: il terrorismo. Pertanto, dobbiamo rafforzare la resilienza della società, anche in collaborazione con gli attori religiosi.  

– Passando a Israele cosa pensa della situazione dei cristiani nel paese? 

È molto preoccupante. L’anno scorso sono stata personalmente in Israele e in Cisgiordania e ho parlato con rappresentanti di diverse comunità religiose. Gli attacchi contro i cristiani sono in netto aumento, ad esempio le aggressioni a Gerusalemme, come la recente e intollerabile aggressione a una suora cattolica,  o le violenze perpetrate dai coloni estremisti in Cisgiordania. È inaccettabile. Lo stato di Israele ha il dovere di garantire la sicurezza di tutte le persone.  

– La Germania dovrebbe esercitare una maggiore pressione sul governo israeliano? 

Fra paesi amici, si affrontano apertamente anche argomenti difficili, e questo è normale. Ho sollevato queste questioni anche durante la mia visita dello scorso anno, in colloqui con membri del parlamento israeliano, compresi rappresentanti di partiti religiosi. Si tratta di una responsabilità condivisa: nessuno dovrebbe essere discriminato o attaccato a causa della propria fede.  

Israele e Medio Oriente 

– Vede il rischio di una totale scomparsa della presenza cristiana in Terra Santa? 

In altri paesi della regione, ad esempio in Iraq o in Siria, la popolazione cristiana è già stata fortemente ridotta. Per la Terra Santa sarebbe una catastrofe da evitare assolutamente. Il dialogo interreligioso è fondamentale in questo contesto. Per dirla con le parole di Hans Küng: non può esserci pace nel mondo senza pace religiosa.  

– Riscontra anche sviluppi positivi dopo un anno di mandato? 

A livello internazionale, purtroppo al momento gli sviluppi negativi superano quelli positivi. Ma osservando l’operato del nostro governo, vedo un passo avanti cruciale:  la questione religiosa ha riacquistato un ruolo più importante nella nostra politica estera con il cambio del governo. Questo è importante perché la religione è una componente centrale dell’identità per circa l’80% della popolazione mondiale.

A questa dimensione deve essere data ancora maggiore considerazione nella politica estera. Gli attori religiosi sono spesso partner importanti, soprattutto nelle regioni in cui le strutture statali hanno una forza limitata.  

– Come gestire la tensione fra interessi economici della Germania e quelli dei paesi in cui la libertà religiosa è limitata? 

Conciliare gli interessi economici con l’impegno per la libertà di religione e di credo rimane sempre una sfida. Ma io li vedo come due facce della stessa medaglia: la cooperazione economica offre anche l’opportunità di affrontare le questioni relative ai diritti umani e alla libertà religiosa. Viceversa, lo sviluppo economico contribuisce a creare opportunità per le persone. Questi aspetti devono essere considerati congiuntamente.  

Il Rapporto entro l’anno 

– Il suo ufficio è chiamato a presentare al Bundestag (parlamento) ogni due anni un Rapporto sullo stato globale della libertà religiosa e di pensiero. L’ultimo è del 2023. A quando il prossimo? 

La preparazione del rapporto è già in corso, con l’obiettivo di poterlo presentare entro la fine dell’anno.  

– Sarà diverso da quelli precedenti? 

La struttura di base rimarrà sostanzialmente la stessa, ma ovviamente il mondo sta cambiando. Nuovi paesi e nuove problematiche acquisiranno maggiore rilevanza. La cosa più importante, tuttavia, è che il rapporto innesti un ampio dibattito nel Bundestag e nella sfera pubblica, e rafforzi la consapevolezza della libertà di religione e di credo.

Perché non si tratta solo di regioni e religioni lontane, ma di persone e, in definitiva, di noi stessi.

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