
Insisto: “lo star male dentro” è una cosa seria. L’espressione “star male dentro” è volutamente generica. Diverse le storie come diverse le agitazioni o le chiusure e diversi i tempi di massima reazione.
Fakir, al Pilastro di Bologna, era in un momento di massima agitazione. Che stesse male lo si vedeva!
Essere umani
Non conosco la sua storia. Conosco quella di Marco e di Antonella.
In un momento acuto del suo dolore dentro, Antonella aveva bevuto l’acido muriatico. Le hanno rifatto lo stomaco. Di lei posseggo una ventina di poesie che ogni tanto rileggo per star bene con me stesso.
Marco cantava e urlava per le vie del Pratello. Sua madre si stava spogliando per ringraziarmi del fatto che andavo a prendere suo figlio nel carcere minorile e lo accompagnavo al lavoro.
Le cause del soffrire dentro sono diverse. Attenzione però! Anche gli sragionamenti potrebbero nascondere uno “star male dentro” dal quale si fugge per non prendere atto della maniacalità che ogni tanto ci prende.
Nello yoga, la tecnica della respirazione è fondamentale per eseguire gli asana. La respirazione mantiene vivace il cervello e consapevole il cuore. Se non respiriamo nei momenti opportuni, stiamo male noi, produciamo fratture relazionali e, se abbiamo un ruolo, agiamo in modo abitudinario, o pedissequamente secondo i protocolli, senza prima aver capito le tante diversificazioni del dolore interiore.
Lo Spirito alitato nelle narici della creta che stava all’origine ha introdotto il senso dell’essere umani. Affermazione che non è inutile lirismo.
«Ritengo particolarmente insidiosa quella ideologia che lascia intendere che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro che sono più efficienti e performanti… il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone» (Magnifica humanitas n.51).
«Mio zio era una persona che meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità. Non siamo qui per chiedere odio e vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità». Scusate l’accostamento dell’enciclica con le parole della nipote di Fakir, ucciso al Pilastro di Bologna. L’invito al rispetto e all’umanità verso chiunque è un sano incitamento da qualsiasi parte venga.
La terapia del benessere
Subito dopo la guerra ho sofferto per Il vuoto di cibo. Il vuoto di senso è molto più dannoso. Obnubila la mente e il cuore, rendendo assurde le azioni.
Non è bene che l’uomo sia solo! Se non respiriamo per capirne l’importanza, scompare il mio vicino – parente compreso – e si diffonde quella solitudine che annulla o abbruttisce.
Lo psichiatra Giovanni Fava ha promosso “la terapia del benessere” che sintetizzo all’osso. Saper cogliere il positivo che è presente in tutti, per poi valorizzarlo e renderlo attivo.
Quando uno è agitato perché sta male dentro, occorrono persone che lo sappiano sedare per aiutarlo poi a trovare il suo di senso. La violenza non guarisce la malattia!






Insisto.
Si continuano a confondere i piani, i registri, i settori di competenza.
In questo modo non si fa chiarezza, ma facile demagogia.
Le verifiche e gli accertamenti sulla vicenda sono ancora in corso, e dureranno un bel po’.
Sarebbe saggio mantenere un vigile silenzio e pregare; ma non.
Non è dato.
Articoli sentimental-buonisti come questo portano a dover chiarire:
– che la dignità umana deve essere riconosciuta a tutti, e a prescindere, è giusto.
Però sistematicamente si strumentalizza questo concetto per giustificare l’impunita’ di alcuni, ignorando il dolore e la morte di altri: penso alla donna di Modena travolta dall’auto dell’ennesimo “sofferente psichico”.
Quale colpa dobbiamo espiare?
– Per quale motivo i crimini e le tentate stragi commesse da individui maschi, appartenenti alla religione islamica e di provenienza nordafricana, vengono derubricati per vizio di mente?
E quando poi emergere che il vizio di mente è legato alla tossicodipendenza?
Forse non fa parte della dignità umana rispondere dei propri atti?
Ricordo infine che i poliziotti non sono, e non devono essere, psichiatri né assistenti sociali.
I soccorritori erano presenti, e non hanno ritenuto di dover intervenire.
Accusare la società per il comportamento dei singoli non porta da nessuna parte: l’essere umano è persona, quindi centro di relazioni e di responsabilità.
E la religione, soprattuttoquella islamica (ahimè non più il Cristianesimo) indica con molta precisione bene e male, diritti e doveri.
Il resto è buonismo in malafede.