
(Foto di Hannah Barata/Pexels/Creative Commons)
Un tribunale federale ha stabilito che, almeno per il momento, le suore di New York non dovranno collaborare all’uccisione dei pazienti affidati alle loro cure.
Avete letto bene.
Da mercoledì 5 agosto è entrata in vigore nello Stato di New York la Medical Aid in Dying Act, che consente ai residenti ai quali restano sei mesi o meno di vita di ottenere una prescrizione medica per porre fine alla propria esistenza. Grazie, però, a un ricorso presentato a nome delle religiose dal Becket Fund for Religious Liberty, gli ospedali e le case di cura cattolici sono, almeno per ora, esentati dall’applicazione della legge.
La decisione emessa la scorsa settimana dal Tribunale distrettuale federale per il Distretto settentrionale dello Stato di New York concede alle Carmelite Sisters for the Aged and Infirm un provvedimento cautelare temporaneo che impedisce allo Stato di obbligarle a offrire l’eutanasia alle persone assistite nelle loro strutture. Al ricorso hanno aderito anche le Benedictine Sisters che gestiscono la St. Joseph’s Home for the Aged, le Dominican Sisters of Hawthorne, le Little Sisters of the Poor, Catholic Health e la Diocesi cattolica di Rockville Centre.
***
Come siamo arrivati a questo punto?
La legge di New York non si limita ad autorizzare i medici a somministrare dosi più elevate di morfina. Essa impone a tutti gli operatori sanitari di fornire ai pazienti, qualora lo richiedano, i farmaci per il suicidio assistito oppure di trasferirli presso un’altra struttura sanitaria disposta a farlo. Medici e infermieri sono inoltre tenuti a presentare ai pazienti tutte le opzioni disponibili – comprese le cure hospice, le cure palliative e il suicidio assistito – e, se il paziente sceglie quest’ultima possibilità, a prescrivere i farmaci necessari per togliersi la vita oppure a indirizzarlo verso un altro professionista o una struttura disponibile a praticare tale procedura.
Ed ecco il punto cruciale: per ora le suore sono tutelate, ma chiunque altro si rifiuti di conformarsi alla legge rischia di perdere la licenza professionale e/o l’autorizzazione della propria struttura, oltre a incorrere nel carcere.
Se vi sembra incredibile che lo Stato di New York sostenga che professionisti sanitari cattolici – per i quali il suicidio assistito è moralmente inaccettabile – debbano contribuire ad aiutare le persone a darsi la morte, rifletteteci ancora. Molti, se non la maggior parte, degli ospiti assistiti dalle religiose sono poveri, talvolta indigenti. Possono non avere una famiglia. Possono vivere grazie agli aiuti pubblici. Molti li considerano persone ormai inutili alla società. Lo Stato di New York sta forse avanzando una proposta dettata da ragioni economiche?
***
Le Carmelite Sisters for the Aged and Infirm, pur avendo sede nello Stato di New York, gestiscono diciannove strutture distribuite in otto Stati americani e una in Irlanda. Alcune di esse, comprese le sei presenti nello Stato di New York, ospitano sacerdoti cattolici insieme a religiose e religiosi. E ora lo Stato pretende di costringere delle suore a illustrare loro le possibilità offerte dall’«assistenza medica al morire»?
È già abbastanza grave che New York si sia aggiunta al numero crescente degli Stati americani che consentono l’eutanasia. Attualmente sono tredici gli Stati, oltre al Distretto di Columbia, ad averla legalizzata, ma il fenomeno continua ad espandersi. Non passerà molto tempo prima che anche il Congresso possa decidere di seguire l’esempio della dozzina circa di Paesi del mondo che ritengono positiva la cosiddetta «morte medicalmente assistita». L’aspetto più inquietante è che molti di questi Paesi hanno una popolazione in larga maggioranza cristiana, spesso anche cattolica. Circa il 62% degli statunitensi si dichiara cristiano: sarà sufficiente a fermare questa deriva?
C’è qualcosa di profondamente sbagliato in una società – in qualunque società – che impone, o anche soltanto permette, l’eutanasia. Alcuni esaltano quelli che definiscono i benefici della «libera scelta». Periodicamente organizzazioni come Compassion & Choices, Death with Dignity o la World Federation of Right to Die Societies raccolgono l’eredità del principale promotore del suicidio assistito, Jack Kevorkian, morto nel 2011, sostenendo nei tribunali e nei mezzi di comunicazione che l’eutanasia rappresenti un bene.
Siamo arrivati al punto che la gente si chiede perfino che cosa ci sia di sbagliato nel suicidio.
Lo Stato di New York dovrà rispondere al ricorso entro l’8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria. La replica delle religiose è attesa per il 15 settembre, memoria della Beata Vergine Maria Addolorata.
C’è solo da sperare che prevalga il buon senso. La vita in gioco potrebbe essere la vostra.
- Religious News Service, 6 agosto 2026 (originale inglese)





