Belgio-abusi: tagliare i fondi alla Chiesa

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Una serie televisiva in quattro puntate sulla condizione delle vittime degli abusi sessuali nella Chiesa belga ha riaperto le ferite e riacceso il dibattito, anche politico. Godvergeten (“dimenticati da Dio”) è il titolo delle trasmissioni che hanno permesso agli abusati e ai loro familiari di prendere parola in pubblico.

La reazione nell’opinione pubblica è stata molto larga e profondamente turbata. Sui social c’è un passa-parola che conferma la permanenza del problema e spinge a interrogarsi sulle azioni per costringere la Chiesa a reagire.

Sulla questione sono entrate quasi tutte le forze politiche chiedendo l’avvio di una commissione parlamentare con tutti i poteri di un tribunale per indagare e decidere circa i fatti emersi.

Anche da parte del governo si conferma la volontà di togliere ogni sovvenzione statale ai preti condannati per abusi. Voci autorevoli hanno rimesso in discussione il sistema statale di sovvenzioni che lo stato assicura ai culti (salario dei preti, sostegno alle scuole, aiuti alle istituzioni), aprendo alla possibilità di un sovvenzionamento legato solo al consenso dei contribuenti.

Il 28 settembre, il primo ministro, Alexander De Croo, e il ministro della giustizia Vincent Van Quickenborne hanno incontrato il vescovo di Anversa, Johan Bonny (delegato della Conferenza episcopale per la questione), e il prete Rik Deville, da decenni critico attivo in materia.

Il vescovo non ha escluso il consenso all’ipotesi della commissione: «Siamo in uno stato di diritto e il problema si è manifestato nella Chiesa. Abbiamo tutti da guadagnare dalla trasparenza e dalla partecipazione democratica».

Il coraggio delle vittime

Sono emerse anche le perplessità. Una commissione parlamentare è uno strumento pesante che coinvolge il parlamento e ha bisogno di tempo, mentre a giugno ci saranno le elezioni. C’è anche chi ricorda gli efficaci risultati – ora ignorati – di una commissione parlamentare di un decennio fa, che, d’intesa con i vescovi, ha permesso l’avvio di un centro di arbitrato, alcune linee telefoniche per raccogliere le denunce e i riconoscimenti finanziari a quanti li hanno chiesti. Evidentemente, gli strumenti non hanno funzionato appieno e le richieste si sono in parte evolute.

Si può anche immaginare che il ridisegno delle sovvenzioni statali riguardi tutti i culti e l’istituzione “umanista”, erede della tradizione massonica, che partecipa allo stesso titolo ai sovvenzionamenti dello stato.

I vescovi fiamminghi (la trasmissione è stata in lingua fiammingo-olandese) hanno apprezzato il coraggio delle vittime.

«Comprendiamo la loro collera a riguardo dei colpevoli e anche a nostro riguardo, in quanto responsabili ecclesiali. Sì, abbiamo fallito. Davanti a questa dura realtà presentiamo di nuovo le nostre scuse. È stato e resta un capitolo molto oscuro della storia della Chiesa. Non dovremo mai dimenticarlo». «Nei prossimi mesi dobbiamo chiarire la questione. La conferenza episcopale riconosce la priorità di nuove conversazioni con le vittime di abusi e i loro cari. È a partire da lì che si potranno aprire nuove tappe, in collaborazione con le vittime, i loro prossimi e le esperienze professionali già presenti nella società». «Anche le strutture della Chiesa sono rimesse in questione. Ci associamo all’auspicio espresso da papa Francesco di disfarsi del clericalismo, di cui gli abusi dono una orribile emanazione».

Nel 2019 è uscito un Rapporto sui casi di abuso nei preti. Voluto dalla Chiesa, parla di 1.054 casi nel paese. Per il 73% riguarda minori dai 10 ai 18 anni.

Rigurgiti del passato

Il dibattito, dentro e fuori la Chiesa, ha riaperto antiche ferite. Il vescovo Bonny, che appartiene a una generazione successiva ai protagonisti dei decenni scorsi, ha accusato l’inazione dello stesso card. Danneels nel caso più clamoroso, quello che ha coinvolto l’ex vescovo di Bruges, Roger Vagheluwe. Reo confesso di aver violato due dei suoi nipoti, è stato per un qualche tempo coperto, in attesa del suo pensionamento da parte del cardinale. Quando il caso è esploso, il vescovo è stato dimesso e confinato in un monastero francese, ma non gli è stato tolto il ministero.

I vescovi belgi hanno più volte provato presso la Santa Sede per ottenerne la laicizzazione, senza esito. Lo stesso mons. Bonny si è recato da lui per convincerlo a dimettersi dal ministero. Pare che Vagheluwe abbia scritto in Vaticano, ma niente è ancora deciso.

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