Martirio e «misura» della fede

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«I testimoni della fede non propongono un’ideologia, ma mostrano una fede vissuta nella quotidianità. La loro credibilità nasce dalla coerenza tra le parole e le azioni, coerenza spesso portata fino al sacrificio supremo. In contesti culturali indifferenti, la “santità della porta accanto” e l’eroismo silenzioso diventano argomenti significativi, capaci di interpellare tutti, anche i più diffidenti». Lo ha ribadito Papa Leone XIV ricevendo in udienza, nella Sala Clementina, i circa 300 partecipanti al convegno intitolato Il XXI secolo: un nuovo tempo di martiri?, svoltosi il 15 settembre a Roma, presso l’Istituto Patristico Augustinianum.

Il convegno è nato dall’iniziativa del Dicastero delle Cause dei Santi e della Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della fede, creata da Papa Francesco con la Lettera del 3 luglio 2023, con lo scopo di raccogliere le testimonianze su quanti hanno perso la vita per Cristo, indipendentemente dall’iter canonico, affinché il loro esempio non vada perduto. La Commissione, nota Leone XIV, deve rivolgersi «attenzione piuttosto alle disposizioni d’animo della vittima che alle motivazioni del persecutore». La Commissione ha il compito di elaborare un Catalogo, una scelta che ha lo scopo di allargare l’orizzonte del Dicastero stesso.

Come ha detto in chiusura dei lavori del convegno il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, i martiri ricordano che esistono beni per i quali vale la pena vivere e, se necessario, anche morire nonostante la cultura odierna che «spesso identifica la felicità con il benessere e la libertà con l’assenza di sacrificio». In questo senso, Il Catalogo dei Nuovi Martiri «non è semplicemente un archivio della memoria, ma, più profondamente, una grammatica della speranza. Non guarda al passato con nostalgia, ma al futuro con responsabilità. Custodire la memoria dei testimoni significa educare le nuove generazioni a riconoscere che il Vangelo continua a generare vite belle, coraggiose e luminose».

Se a settembre 2025, la Commissione vaticana ha parlato di quasi 1.700 nuovi martiri e testimoni della fede, la stessa Commissione stima che nel 2026 il numero di testimonianze documentate superi i 1.700. Come ha notato lo storico Andrea Riccardi, uno tra i molti relatori al convegno, «siamo in un nuovo secolo del martirio. Il tempo del martirio continua: lo conferma non solo la cronaca, ma anche la coscienza che si è sviluppata all’interno della Chiesa. Diocesi, ordini religiosi, comunità hanno risposto con convinzione alla lettera della Commissione per ricordare fratelli e sorelle che si sono sacrificati per Cristo».

Tra gli altri relatori, c’era anche il Patriarca Latino di Gerusalemme. «Testimonianza oggi significa essere pronti a pagare il prezzo per la propria fede», ha notato, tra l’altro, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, chiedendosi «cosa significa la forza cristiana dove le armi decidono il destino delle persone?».

È proprio nella fedeltà quotidiana di chi continua a credere e a sperare, anche quando la speranza sembra impossibile, che il Patriarca individua una delle origini del martirio. La domanda per i cristiani di oggi diventa allora come «abitare da cristiani il conflitto» senza permettere che esso diventi la misura della propria fede.

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