Massachusetts: un report sugli abusi del clero scuote tre diocesi

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Andrea Joy Campbell, procuratore generale del Massachusetts (Foto: Leah Millis/Reuters)

«L’indagine ha raccolto prove secondo cui più di 270 membri del clero cattolico hanno abusato di quasi 1.000 minori nell’arco di un secolo nelle diocesi di Fall River, Springfield e Worcester. Sebbene precedenti indagini e inchieste giornalistiche abbiano già portato alla luce la diffusione degli abusi e le carenze istituzionali nella diocesi di Boston, questo è il primo rapporto pubblico di portata analoga su quanto accaduto in queste tre diocesi».

Con queste parole, lo scorso 30 settembre, il procuratore generale del Massachusetts Andrea Joy Campbell ha annunciato la pubblicazione di un Rapporto frutto di sette anni di lavoro investigativo (dal 2019 ad oggi) che il suo Ufficio ha condotto su «oltre tremila pagine di documenti» e con più di 100 persone intervistate, tra vittime, rappresentanti delle associazioni di tutela, avvocati che le rappresentano, membri del clero, personale delle diocesi ed esperti di diritto canonico e di abusi sessuali sui minori.

Il nuovo Rapporto

Il Rapporto – che copre il periodo dagli anni Cinquanta ai giorni nostri – documenta gravi carenze da parte dei responsabili diocesani nel rispondere adeguatamente alle accuse di abusi sessuali sui minori e nel proteggere i soggetti vulnerabili. L’indagine ha rilevato casi in cui non si è dato seguito alle accuse e ai segnali di allarme; sono stati trasferiti sacerdoti accusati o riconosciuti responsabili di abusi in altre parrocchie senza rendere note le ragioni dei trasferimenti; si è concesso il ritorno al ministero dopo periodi di trattamento senza un’adeguata supervisione; non sono state rispettate le restrizioni imposte; sono state nascoste le ragioni della rimozione di alcuni preti dal ministero e non sono state denunciate con regolarità le accuse alle forze dell’ordine.

Dopo l’indagine del Boston Globe che nel 2002 aveva fatto esplodere pubblicamente la vicenda degli abusi commessi da membri del clero, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti ha adottato diverse riforme a livello nazionale e il Massachusetts ha rafforzato le proprie leggi in materia di tutela dei minori e di obbligo di denuncia. Anche le tre diocesi di Fall River, Springfield e Worcester hanno istituito uffici dedicati alla tutela dei minori e all’assistenza alle vittime, rafforzato le procedure di verifica sui candidati, introdotto programmi di formazione sulla tutela dei minori e controlli sui precedenti personali, nonché adottato nuove procedure per la denuncia e l’indagine sulle accuse.

Pur riconoscendo i progressi, il Rapporto rileva che le norme non sono state applicate con coerenza e che le eccezioni hanno spesso finito per indebolire le misure di protezione pensate per garantire la sicurezza dei minori. Il Rapporto individua inoltre lacune ancora presenti nei sistemi di supervisione, responsabilizzazione e trasparenza.

In seguito al Rapporto, l’Ufficio del procuratore generale ha fatto richiesta alle tre diocesi di adottare ulteriori misure per proteggere i minori e migliorare la propria risposta alle vittime. Ha inoltre formulato raccomandazioni per il Parlamento del Massachusetts volte a rafforzare la legislazione e a offrire alle vittime maggiori possibilità di ottenere giustizia in sede civile. Ha valutato anche la possibilità di procedere penalmente per alcune condotte emerse durante l’indagine, ma nessun nuovo rinvio a giudizio è stato al momento emesso (tre casi di rilevanza penale erano già stati trasmessi al procuratore distrettuale della contea di Worcester durante l’indagine).

«Come donna di profonda fede, prego e spero sinceramente che questo Rapporto renda onore al coraggio e alle storie delle vittime e costituisca un nuovo impulso affinché il Massachusetts faccia finalmente tutto ciò che è necessario per garantire la sicurezza dei nostri bambini. Nessuna istituzione dovrebbe mai anteporre la propria reputazione e i propri interessi alla sicurezza e al benessere delle persone che le sono affidate, tanto più quando si tratta di bambini», ha dichiarato nel suo messaggio il procuratore generale Campbell.

La reazione: Worcester

«Oggi (30 settembre − ndr) il procuratore generale ha reso pubblico un Rapporto al termine di un’indagine condotta da un grand jury sulla nostra diocesi e su quelle di Fall River e Springfield», si legge in una breve Nota pubblicata sul sito della diocesi di Worcester.

La Nota sottolinea tre ragioni di apprezzamento per l’esito del lungo lavoro del procuratore generale Campbell e del suo Ufficio. Anzitutto, perché «al termine di un’indagine approfondita, alla quale abbiamo collaborato pienamente, non sono state formulate accuse. È importante sottolineare inoltre che tutte le segnalazioni di abusi ricevute dal 2002 sono state immediatamente trasmesse all’Ufficio del procuratore distrettuale competente».

In secondo luogo, il Rapporto «conferma quanto già emerso dal nostro rapporto (diocesano), pubblicato nel 2004 e aggiornato a seguito dell’indagine del grand jury. (…) Entrambi i rapporti evidenziano che la stragrande maggioranza dei casi risale a un periodo compreso tra 40 e 60 anni fa». In questo caso, prosegue la Nota, le procedure adottate dalla diocesi negli ultimi tre decenni, comprese quelle relative alla selezione e verifica dei candidati all’ordinazione, così come la formazione sulla prevenzione degli abusi e sulla tutela dei minori introdotta in tutte le parrocchie e le realtà pastorali di Worcester, «hanno fatto una differenza enorme».

Infine, il Rapporto – secondo la Nota della diocesi – «conferma l’efficacia dell’applicazione a livello locale della Charter for the Protection of Children and Minors, adottata nel 2002 da tutte le diocesi cattoliche degli Stati Uniti. (…) Ogni anno, da quando la Carta è stata adottata, la diocesi ha superato l’audit indipendente di conformità. Oggi questi sforzi possono essere un modello per altre istituzioni, pubbliche o private, che si occupano della tutela di bambini e minori». La Nota si conclude così: «Studieremo attentamente il Rapporto del procuratore generale per individuare eventuali ulteriori miglioramenti da apportare nel sostegno alle vittime di abusi avvenuti in passato e per continuare a rafforzare le misure volte a garantire la sicurezza dei bambini».

La reazione: Springfield

Il vescovo Willyam D. Byrne di Springfield ha affidato la sua reazione a una Nota pubblicata sul sito della diocesi.

«Il Rapporto diffuso oggi (30 settembre − ndr) dall’Ufficio del procuratore generale è un umile richiamo alla necessità di mantenere alta la vigilanza e di gestire correttamente ogni caso di abuso sessuale su minori che ci venga segnalato. È evidente che per questa indagine, durata sette anni, e per la redazione di un rapporto di 200 pagine è stato svolto un lavoro enorme. Si tratta di un importante documento storico, che ha dato voce alla comunità dei sopravvissuti. Sono grato per il coraggio e per i consigli delle numerose vittime e dei sopravvissuti che nel corso degli anni hanno trovato la forza di farsi avanti», ha affermato il vescovo Byrne.

«Già prima della pubblicazione del Rapporto − ha aggiunto −, la nostra diocesi si era impegnata a correggere gli errori del passato, introducendo numerose nuove politiche e procedure (…). Accogliamo le raccomandazioni del procuratore generale. (…) Esamineremo ulteriormente queste raccomandazioni e rimarremo sempre disponibili ad adottare le migliori pratiche e a individuare nuove strade per migliorare ulteriormente la nostra azione. Ci auguriamo che tali raccomandazioni non si limitino alle diocesi cattoliche, ma possano essere utilizzate come criterio di riferimento da tutti i gruppi, le scuole e le organizzazioni che operano con bambini e giovani».

«Rinnovo ancora una volta le mie sincere e sentite scuse e le mie preghiere a tutte le vittime e a tutti i sopravvissuti agli abusi, alle loro famiglie e ai loro amici. Vi assicuro che continuerò a mantenere alta la vigilanza, imparando dal passato e dal Rapporto pubblicato oggi, e senza mai abbassare la guardia su questo fronte».

La Nota riconosce che dal 2019 la diocesi ha introdotto diversi cambiamenti per migliorare le modalità con cui vengono gestite le accuse di abuso sessuale. La diocesi di Springfield ha anche sottoscritto un memorandum d’intesa congiunto con gli uffici dei tre procuratori distrettuali la cui giurisdizione comprende il Massachusetts occidentale. Il memorandum stabilisce che le accuse di abuso sessuale vengano innanzitutto sottoposte alle indagini delle forze dell’ordine, prima che la diocesi avvii una propria indagine. Inoltre, l’elenco dei chierici accusati in modo credibile è stato aggiornato includendo i nomi di preti già deceduti al momento delle denunce di abuso, nonché membri di istituti religiosi, esponenti del clero appartenenti ad altre diocesi e dipendenti laici.

La reazione: Fall River

La reazione più ampia è quella firmata dal vescovo di Fall River, mons. Edgar da Cunha.

«Sono profondamente addolorato per la ricostruzione storica degli episodi e delle prassi che testimoniano il tragico fallimento nella protezione delle persone più vulnerabili, e soprattutto per le vittime innocenti che hanno sofferto e continuano a soffrire in tanti modi. A tutti i sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori desidero esprimere il mio profondo rammarico. Come Chiesa, vi abbiamo deluso nel momento in cui eravate più vulnerabili», scrive mons. da Cunha, che esprime alle vittime la ferma determinazione «a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per aiutarvi nel vostro cammino di guarigione, per assicurarci di rendere conto delle nostre responsabilità e per proteggere i nostri bambini, affinché nessun altro debba soffrire ciò che avete sofferto voi».

Da Cunha ribadisce poi «che la guarigione dei sopravvissuti e l’applicazione degli standard professionali e delle politiche volte a prevenire ogni futuro abuso sono state e continuano a essere le nostre massime priorità. La diocesi è impegnata a garantire costantemente la sicurezza della nostra comunità e a promuovere una cultura della protezione».

La dichiarazione del vescovo di Fall River si chiude ricordando la «piena collaborazione» della diocesi fin dall’inizio delle indagini nel 2019. Si legge che sono state raccolte e fornite al procuratore generale «più di 80.000 pagine di documenti», tanto che lo stesso procuratore generale «ha riconosciuto ripetutamente tale collaborazione».

Quando il procuratore generale ha chiesto al tribunale l’autorizzazione a rendere pubblico il Rapporto, sottolinea mons. da Cunha, «la diocesi di Fall River aveva la possibilità di presentare un’opposizione alla pubblicazione» e invece «non si è opposta né è intervenuta in alcun modo nel procedimento per impedirne la diffusione».

Il vescovo da Cunha conclude poi assicurando che il Rapporto dell’Ufficio del procuratore generale sarà attentamente esaminato e che la sua diocesi continuerà «ad adottare tutte le misure necessarie per promuovere e consolidare quella cultura della protezione che abbiamo lavorato a costruire nel corso dell’ultimo decennio».

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